Il vero amore
6 Settembre 2017
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Il vero amore

Nella situazione di crisi del matrimonio e della famiglia, in un contesto sociale dove il matrimonio non ha il sostegno della società – cultura dell’individualismo e della provvisorietà, ordinamento giuridico insensibile e penalizzante, gravosi condizionamenti economici, disoccupazione giovanile, precarietà occupazionale, difficile accesso all’abitazione, organizzazione del lavoro refrattaria alle esigenze della famiglia – in questa situazione, Amoris Laetitia vede l’autentico amore umano e cristiano come la forza capace di salvare il matrimonio e la famiglia. Esso va posto al centro della famiglia (cf. AL 67), come ha già suggerito il Concilio Vaticano II (cf. GS 48-49) e come ribadisce efficacemente papa Francesco che gli dà il massimo risalto in tutta l’esortazione apostolica, specialmente nei capitoli IV e V. Seguendo l’inno alla carità di S. Paolo (cf. 1Cor 13, 4-7), il Papa passa in rassegna alcune caratteristiche del vero amore, le spiega e le applica al vissuto familiare (cf. Al 90-119). Afferma che l’amore coniugale è autentico se apprezza l’altro per se stesso e vuole il suo bene (cf. AL 127). È dunque oblativo e spirituale; ma include anche l’affetto, la tenerezza, l’intimità, la passione, il desiderio erotico, il piacere dato e ricevuto (cf. AL 120; 123), l’apertura alla procreazione ed educazione dei figli (cf. AL 80-85). È un’amicizia totalizzante (cf. AL 125): come tale prefigura e anticipa l’unione mistica con Dio e costituisce una particolare via di santificazione, una specifica vocazione (cf. AL 72; 74; 142; 316).

Il rapporto di coppia è un cammino permanente (cf. AL 325), che conosce la bellezza e la gioia di essere amati e di amare, ma anche difetti e peccati, difficoltà e sofferenze. Va considerato, con realismo e fiducia, come un crescere e realizzarsi insieme progressivamente (cf. AL 37), a piccoli passi, con esercizio pratico, paziente e perseverante (cf. AL 266-267). “L’amore è artigianale” (AL 221), come l’educazione dei figli (cf. AL 16; 271; 273). Tutti sono chiamati ad essere umili e a impegnarsi per crescere verso una maggiore perfezione (cf. AL 325). L’appello è rivolto non solo alle cosiddette coppie irregolari (il papa preferisce chiamarle “situazioni di fragilità e imperfezione” AL 296), ma anche alle coppie regolari. Nessuna coppia, nessuna famiglia è perfetta. Tutte sono bisognose della grazia di Dio; tutte sono amate da lui e hanno valore per lui; a tutte la Chiesa offre l’accompagnamento pastorale per il loro cammino.

L’accompagnamento pastorale

Accompagnare non significa imporre obblighi in modo autoritario, ma educare alla libertà responsabile. “Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle” (AL 37). Le persone vanno aiutate a maturare le proprie convinzioni e i propri atteggiamenti, a scoprire da se stessi la verità, i valori e le norme morali, in cui si concretizza l’amore filiale verso Dio e fraterno verso gli altri (cf. AL 264). A questo scopo concorrono molteplici elementi: esperienze, consigli pratici, riflessioni razionali, motivazioni di fede (cf. ad es. AL 128; 133; 137; 139).

L’accompagnamento pastorale deve farsi carico di tutti, ma con attenzioni diverse. In particolare paziente e misericordioso deve essere con coloro che si trovano in “situazioni di fragilità e imperfezione”. Essi sono da trattare come poveri, deboli, sofferenti, feriti della vita.

La priorità pastorale, indicata da Amoris Laetitia per il tempo presente, è prevenire il più possibile le ferite, le divisioni, i fallimenti dei matrimoni. “Oggi, più importante di una pastorale dei fallimenti è lo sforzo pastorale per consolidare i matrimoni e così prevenire le rotture” (AL 307; cf. Ivi, 211). Occorre sviluppare con fiducia e perseveranza una pastorale organica della famiglia, che comprenda la preparazione remota e la preparazione prossima al matrimonio e, dopo il matrimonio, la formazione dei coniugi, specialmente delle giovani coppie (cf. AL 200; 202; 207; 208; 227; 229; 230). Più fruttuosi delle convocazioni assembleari e delle riunioni affollate sono la vicinanza personalizzata e gli incontri di famiglia, di piccolo gruppo, di piccola comunità. A tale scopo bisogna promuovere il protagonismo delle famiglie stesse e la loro responsabilità missionaria (“famiglie in uscita”), valorizzando tra l’altro la cooperazione di movimenti e associazioni ecclesiali.

Una delle novità di Amoris Laetitia consiste nella grande attenzione rivolta alla comune esperienza umana, al vissuto esistenziale, religioso, spirituale, con analisi e osservazioni dettagliate, consigli pratici, indicazioni concrete per le persone e per la pastorale. L’intento prevalentemente pedagogico suggerisce un linguaggio discorsivo, vivace, coinvolgente, rivolto a tutti e per tutti facile da leggere e da intendere, senza eccessive preoccupazioni per la precisione teologica e scientifica. Il documento che può essere utilizzato fruttuosamente dai laici per la loro formazione personale e dagli operatori pastorali per la catechesi, costituisce, esso stesso, un valido esempio di accompagnamento ecclesiale.

Incontrare l’umanità

Papa Francesco guida la chiesa verso una svolta meta-dottrinale. Soprattutto in questo tempo non si può identificare il cristianesimo con la sua sola forma dottrinale. Esso deve riguardare l’insieme della vita, d’ogni vita, nelle sue espressioni e nelle sue relazioni nei diversi contesti culturali e ambientali. Da un lungo approccio prevalentemente cumulativo preoccupato di dare ragione sempre, – in ogni punto della enunciazione e della comunicazione – del contenuto dogmatico della fede cristiana si recupera dalla tradizione una concezione processuale e relazionale. Cioè a dire l’affermazione stessa del mistero cristiano, incentrata sull’offerta del Vangelo di Dio che implica il riconoscimento della libertà. La Parola di Dio procede nelle coscienze. Una teologia della grazia implica un’antropologia della libertà. Se la grazia è l’offerta che Dio fa liberamente di sé nel Figlio, solo la libertà di ognuno può essere la forma e, in ultima istanza, la traccia di questo dono divino.

Si tratta di un processo di conversione e di apprendimento interiore ed esteriore, che parte dalle questioni concrete, che ha per il cristiano e per la chiesa un carattere comunionale e testimoniale, che è tutt’uno con l’annuncio e il suo contenuto dottrinale, così come gli atti di Gesù sono intrinsecamente legati alle sue parole, secondo la formula usata dalla costituzione conciliare Dei Verbum (n.2). Il Papa chiede alla chiesa di uscire a cercare e incontrare quell’ umanità che è l’impronta sconvolgente di Dio nei meandri della nostra storia.

Nel suo linguaggio risuona l’ appello ad uno stile ecclesiale umile e povero, secondo il mandato delle Beatitudini, l’umiltà è la rinuncia ad esistere al di fuori di Dio. Questo stile è coestensivo a tutto quello che si é. Da questo sentire nasce la duplice misura di tutto chiedere, come chiede chi conosce la propria indigenza e di tutto dare, come chi sa di aver ricevuto tutto. Sentire che tutto viene da Dio, dalla sua grazia, è la via che consente alla Chiesa di essere ancora udibile, credibile e attraente per gli uomini di questo tempo.

Chiede alla chiesa di uscire per ritrovare se stessa. Poiché è da quella umanità oscura e sofferente, che assume via via i volti della povertà, dell’infelicità, della disperazione, della malattia, della libertà negata, della persecuzione, della migrazione che la Chiesa deve ripartire. Umanità che Francesco identifica con la carne di Cristo.

È una missione nella quale il legame tra chi annuncia, ciò che si annuncia e a chi si annuncia si è fatto stretto. Se l’intento, nella vita della chiesa, è ancora quello di promuovere una misura alta della vita cristiana ordinaria, allora l’orientamento di Francesco, il suo principio pastorale, richiedono che si assuma fino in fondo la categoria di popolo di Dio e la si faccia agire in forma sinodale.

È, ad un tempo, la misura della sfida e la misura della possibilità in capo a tutto il popolo di Dio. ☺

 

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