Imparare sempre
4 Settembre 2020
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Imparare sempre

Lifelong learning [pronuncia: laiflong lerning] è l’espressione anglofona da cui vorrei partire per la mia riflessione. Tradotta in italiano con “educazione permanente”, rappresenta uno dei princìpi didattici fondamentali della scuola italiana, quelli introdotti gradualmente a partire dalla riforma della Scuola Media unica. Forse l’aggettivo ‘permanente’ non rende con immediatezza l’idea che il corrispettivo inglese invece suggerisce: con lifelong, in cui è compreso il vocabolo ‘vita’ (life), si coglie molto chiaramente che l’apprendimento (learning) dura tutta la vita!

“Imparare per tutta la vita” è stato, è e resterà l’obiettivo primario di ogni azione educativa poiché la competenza di apprendere continuamente dovrebbe appartenere ad ogni essere umano. Anche l’Unione Europea lo ha ribadito nella Raccomandazione 2006/962/CE: “l’imparare ad imparare è l’abilità di perseverare nell’apprendimento e di organizzarlo anche mediante una gestione efficace del tempo e delle informazioni”. Sempre a livello europeo si sottolinea la necessità di far arrivare le persone alla consapevolezza dei propri bisogni formativi, all’identificazione delle opportunità disponibili e alla capacità di superare gli ostacoli. Le persone, quindi, protagoniste e responsabili di ciò che imparano!

Potrebbe apparire contraddittorio riflettere sull’educazione ora che la mia esperienza nel mondo della scuola si è conclusa, ma la lettura – per me, recente – del diario di viaggio lungo le sponde del grande fiume europeo che il germanista Claudio Magris riporta nel saggio Danubio, mi ha spinto ad un azzardato accostamento da cui le considerazioni che sto esponendo.

“Fin da Eraclito, il fiume è per eccellenza la figura interrogativa dell’ identità, con la vecchia domanda se ci si possa o no bagnare due volte nelle sue acque … il fiume, il torrente giovane e impetuoso che scorre a valle, donando una feconda vitalità”: queste sono semplicemente alcune delle immagini che l’autore utilizza per rappresentare, più che descrivere, il fiume che attraversa diverse regioni dell’Europa centrale.

Ho immaginato la scuola come un fiume, un corso d’acqua sempre fluente e vivo. In realtà la mia attenzione è ovviamente agli studenti, i giovani, coloro che sono o dovrebbero esserne – come accennato – i protagonisti. Nel corso degli anni è passato davanti ai miei occhi un universo in marcia: entusiasmo, spontaneità, incoscienza si sono susseguiti in un processo inarrestabile, coinvolgendomi, interrogandomi, ponendomi in crisi. La scuola è uno spazio abitato dalla vitalità – anche dall’inesperienza, è ovvio! – ma non è mai immobile, statico: scorre di continuo, come un fiume, un corso d’acqua che si arricchisce durante il tragitto, che accoglie il contributo dei suoi affluenti, che a volte può esondare e creare disastri!

Vorrei rivolgermi, idealmente, a voi, ragazzi e ragazze – alcuni di voi oggi adulti – che nel corso degli anni vi siete seduti sui banchi di scuola ed avete condiviso con me l’avventura della scuola: qualcuno non è più con noi, risiedete anche in luoghi lontani; le vostre culture di provenienza e le condizioni sociali sono diverse. Non soltanto ho dedicato a voi il mio impegno di docente, ma da voi ho ricevuto tanto, e con voi ho costruito, gradualmente, la mia esperienza didattica. Senza il vostro – a volte involontario – aiuto non sarei mai diventato la persona che sono adesso. E neanche il più valido corso di aggiornamento o lezione universitaria avrebbe potuto offrirmi il bagaglio di competenze che in questi anni ho consolidato nelle mie giornate in classe.

“Possiamo capire la vita solo guardando indietro, ma per viverla bisogna guardare avanti” ci ricorda il filosofo Kierkegaard, sottolineando che ‘avanti’ vuol dire verso qualcosa che non esiste, che ancora non si conosce, al futuro insomma. E questo è – è stato – il vostro compito! Lo sguardo all’ indietro lo riservo a me: esso mi richiama alla mente che abbiamo navigato su questo fiume fianco a fianco, che abbiamo cercato, insieme, di riconoscere ad ognuno l’opportunità di sentirsi responsabile di ciò che apprendeva. In questo percorso ciascuno di voi credo abbia tentato di acquisire la capacità di conoscere se stesso, analizzare i suoi interessi e le motivazioni per progettare le proprie scelte di vita. Apprendere non è semplicemente ricordare qualche nozione, saper svolgere qualche operazione più o meno complessa: apprendere vuol dire orientarsi, sviluppare potenzialità, rappresentare se stessi in relazione al contesto nel quale si vive. E ciò non può che essere un processo continuo, legato alla propria esperienza e condizione, da effettuare senza sosta nel corso degli anni.

Io spero di aver contribuito alla ‘nostra’ crescita umana. Sono grato di avere appreso insieme a voi. Abbiamo percorso insieme un tratto di questo fiume, ma né voi né io dobbiamo fermarci: “bisogna guardare avanti”!☺

 

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