In marcia, ancora una volta
22 Maggio 2018
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In marcia, ancora una volta

primario dal quale discende tanta parte della nostra identità e della memoria collettiva, è sotto attacco in tutta Italia, con il progetto del mega gasdotto che, da Brindisi a Minerbio, dovrebbe tagliare l’Italia per oltre 700 km, violentando gli Appennini, calpestando Parchi nazionali e zone di pregio naturale e seguendo la linea rossa del rischio sismico estremo che attraversa la dorsale montuosa del nostro paese.

Un’altra opera costosissima e inutile, in una Italia dove il consumo di metano è in costante calo, che pur non portando alcun beneficio ai cittadini servirebbe però egregiamente a far lievitare i profitti della Snam e di Gasdotti d’Italia: attraverso la cospicua percentuale fissa per le spese di costruzione inserita spudoratamente nelle nostre bollette gli enti costruttori si rifanno delle spese, e portando il gas nel nord Europa aumentano i loro ricavi.

Ancora una volta, dunque, siamo chiamati a rimetterci in marcia; ancora una volta dobbiamo tessere una rete di condivisione e di azione che provi a fermare i saccheggiatori del territorio. E possiamo dire che i primi segnali di questa paziente opera di interconnessione tra movimenti, regioni e amministrazioni cominciano ad arrivare, e a produrre effetti positivi.

La tenace lotta del popolo salentino contro la TAP si è legata alle altre resistenze, da quella dei No Tav a quella degli Abruzzesi del Forum dell’Acqua e di NO Ombrina, fino ai molisani e ai marchigiani di Trivelle Zero. Con una serie di marce, conferenze stampa e flash mob, a partire dall’Emilia fino alla Puglia, attraverso il Molise dove il gasdotto tocca 7 paesi (Palata, Montecilfone, Guglionesi, Larino, Tavenna, Mafalda, Montenero) e si appoggia ad una grossa centrale di stoccaggio sul Sinarca, è stata preparata la manifestazione nazionale del 21 aprile 2018 a Sulmona. Una nutrita delegazione molisana, da Termoli e da Guglionesi, ha vissuto in prima persona questa esperienza straordinaria, la cui portata ha superato anche le più ottimistiche previsioni degli organizzatori.

In una giornata assolata e piena dei profumi della montagna in fiore, più di diecimila persone – 12mila secondo gli organizzatori – hanno sfilato per le vie della bellissima città abruzzese con la determinazione assoluta di chi inizia una strada impervia e difficile, deciso a ottenere rispetto e ascolto. Un corteo infinito, colorato e multiforme, dai mille volti e dalle mille voci: 400 adesioni tra comuni, regioni, associazioni, sindacati; 60 sindaci con la fascia tricolore in marcia dietro i loro gonfaloni; tutte le scuole cittadine, tutte le grandi associazioni ambientaliste; il vescovo, parroci e suore, gli scout dell’AGESCI; centinaia di nutrite rappresentanze dei movimenti civici di tutto il paese (tra cui un folto gruppo di molisani, da Termoli e Guglionesi; e soprattutto centinaia di cittadini, dai bimbi in carrozzina agli anziani. E negozi e balconi tappezzati di bandiere e manifesti No HUB del GAS.

Questi i numeri e la realtà del 21 aprile: uno straordinario spettacolo di allegria e pacifica fermezza, che i tamburi e i gruppi musicali scandivano a ritmo di tarantella; un paese intero in cammino per i suoi beni comuni, come a Lanciano pochi anni fa contro Ombrina. E gli slogan ripetevano all’infinito: “Non Abbiamo Paura”, “Da Val di Susa al Meridione un solo grido, ribellione!”, “Se la centrale fa bene al territorio dovete costruirla a Montecitorio”.

Quando il corteo ha fatto il suo ingresso nell’immensa piazza centrale di Sulmona, le campane hanno cominciato a suonare, su disposizione del vescovo della città, che non ha avuto timore di schierarsi, seguendo l’enciclica di Papa Francesco, con chi difende il creato, patrimonio di tutti, dalla distruzione in nome del denaro: è stato un momento di commozione, ed emozione, assoluta.

I mille mondi diversi riuniti in quella piazza parlavano un’unica lingua: quella del NO alle fonti fossili, che sono il passato, un passato che non possiamo più permetterci, e del SI’ alle rinnovabili, che già ora producono più del 30% dell’energia che consumiamo in Italia. E hanno scandito il rifiuto di un sistema che considera i territori merce da vendere, e i cittadini formiche da schiacciare, rivendicando a chiare lettere il SI’ al diritto di scegliere.

Nel nome del diritto all’ autodeterminazione, dal Salento alla Lombardia è stato formulato un avviso di sfratto a chi decide senza consultare la popolazione, e vuole far atterrare un’opera mostruosa, inutile e pericolosa in zone dal delicatissimo equilibrio idrogeologico, martoriate da frane e terremoti, già messe in ginocchio dalla crisi economica e private di infrastrutture e servizi da una politica di distruzione di scuola, sanità e giustizia.

Come il nostro piccolo Molise, sul quale per pochi giorni si sono concentrati i riflettori di tutta Europa, durante i giorni delle elezioni; per poi dimenticare subito dopo i suoi problemi e le sue bellezze. Il Molise i cui amministratori hanno firmato le autorizzazioni al passaggio del gasdotto senza informare i cittadini e senza un pensiero per la pericolosità (ormai dimostrata scientificamente) dell’opera; pericolosità legata a esplosioni, inquinamento e soprattutto aumento della sismicità. Qualcuno si sarà accorto che la scossa di pochi giorni fa, causata da una nuova faglia che sta iniziando a muoversi, ha il suo epicentro a Montecilfone, proprio uno dei paesi dove passerà il gasdotto?

È proprio contro questo atteggiamento di superficiale leggerezza che dispone, ora come in passato, del futuro della nostra terra e decide per noi senza di noi, che siamo chiamati ancora una volta a metterci in marcia. Portando ancora una volta nel cuore il motto di Don Lorenzo: I care. Mi riguarda, me ne importa.☺

 

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