Inno al molise
11 Febbraio 2021
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Inno al molise

L’anno appena iniziato, ancora fortemente condizionato dalla recrudescenza dell’inafferrabile virus, ha segnato, seppur in maniera embrionale, una simbolica rinascita, che auspicabilmente prenderà corpo nei mesi a venire.

La nostra regione, già fortemente vessata da una crisi economica che continua a mietere vittime soprattutto tra i medi ed i piccoli imprenditori, si trova idealmente in prossimità di un crocevia che deciderà definitivamente se potrà esistere anche dopo questa temperie, nel senso di immaginare un futuro dignitoso seppur non da protagonista, oppure restare definitivamente quella realtà periferica in immutabile degrado e disarmo, contesto nel quale oggettivamente si sta vivendo senza una fine. Sussistere esclusivamente come distretto amministrativo, comporterebbe un definitivo disimpegno da parte delle rare realtà imprenditoriali ed industriali ancora presenti sul territorio e la progressiva distrazione di fondi e progettualità, soprattutto infrastrutturali, che tengono ancora in vita il precario tessuto economico.

La pandemia ci consegna una regione a pezzi sotto molti aspetti. Segnali negativi sono evidenti in ambito economico e sociale in una realtà come la nostra, che seppur ristretta rispetto ad altre regioni, invece di far fronte comune alla ricerca di una ripresa, continua a dividersi tra insulsi particolarismi, campanilismi e battaglie di principio, le quali non fanno altro che interrompere qualsiasi tipo di dialogo. Mali atavici, certamente, ma è necessario rimarcarli, soprattutto in un momento come questo. Mancando dialogo e spirito di corpo comune, la situazione resta destinata a precipitare per sempre. I tempi che viviamo non fanno che indirizzarci verso una strada senza uscita e la riprova ne sono le problematiche che affrontiamo giornalmente da cittadini comuni.

Proprio la nostra testata è significativamente impegnata con iniziative ed incontri per un vero rilancio del settore sanitario, comparto che al pari di quello economico e sociale ha rivelato tutti i problemi di una mancata programmazione che andava fatta a suo tempo. Pur non volendo fare valutazioni sulla necessità o meno dei fondi del Mes in ambito sanitario, un tema su cui la politica ha fatto harakiri in un momento di gravità assoluta per il paese, di certo però il disavanzo del settore sanitario in progressivo aumento, la chiusura delle strutture ospedaliere sul territorio regionale, la riduzione dei posti letto e la lunghezza biblica delle liste d’attesa, fanno ritenere necessaria una profonda riflessione sul perché ci sia stato un tentennamento così lungo nell’incamerare contributi essenziali, che pur dovendo essere poi restituiti con degli interessi, in questo momento appaiono imprescindibili.

Ed ancora, le infrastrutture. Il settore viario grida vendetta: accantonata definitivamente l’idea di una ristrutturazione del percorso su rotaia delle Littorine che viaggiano verso il mare e diventata sempre più peregrina l’idea dell’ elettrificazione completa delle linee per Roma e Napoli, resta quanto meno da rendere dignitoso uno spostamento su gomma per un pendolare o un viaggiatore qualsiasi. Abbiamo già trattato l’argomento, ma non smetteremo di essere un pungolo all’idea della necessità di fare della viabilità un momento centrale, non certo per la tramontata idea di un’autostrada, ma per la semplice evidenza di avere un collegamento capace di mettere in relazione Tirreno ed Adriatico, includendo anche la nostra regione quale rete viaria per il transito di traffici commerciali. Attualmente, invece, il Molise viene sistematicamente evitato dalle rotte commerciali in favore di strade alternative più comode, evitando 300km di corsia unica, traffico, semafori ed impossibilità di sorpassi. Con buona pace dei pendolari molisani.

Nonostante queste numerose criticità, abbiamo tutte le potenzialità per ripartire. La nostra regione è una terra dalle mille risorse. Piccola, ma ricca come poche di talenti, con possibilità invidiabili e tradizionalmente poco valorizzate. Questo sicuramente a causa di incapacità politiche varie, avvicendatesi negli anni, ma anche attribuibili al fatto di essere un microcosmo tanto minuscolo, quanto conflittuale. Se il campanilismo cedesse il posto alla concretezza, potremmo liberare risorse insospettate. Si pensi al solo settore turistico in questo senso, per ciò che come regione siamo capaci di offrire a livello paesaggistico, tra percorsi montani e passeggiate nel verde, ma anche per i beni archeologici che possediamo, senza dimenticare gli esempi unici di Romanico molisano sparsi per tutta la provincia. Senza dimenticare gli immancabili percorsi enogastronomici e non ultimi, i percorsi culturali per la riscoperta delle nostre menti illuminate del passato, dal campo letterario a quello scientifico, partendo da Jovine, passando per D’Ovidio, Gasdia, Masciotta, Pietravalle, Longano, Rimanelli, solo per rimanere su alcuni.

Questo lungo excursus, cominciato dalle criticità della pandemia e concluso in ciò che auspicabilmente vorremmo la nostra regione diventasse, vuole essere in un certo senso anche un ideale percorso per l’anno da poco iniziato. Che questo spirito possa essere fatto proprio da ogni molisano che vuole bene alla propria terra.☺

 

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