Inno alla vita Lettera aperta ai cristiani e ai diversamente credenti sul natale
6 dicembre 2017
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Inno alla vita Lettera aperta ai cristiani e ai diversamente credenti sul natale

Dicembre, per i popoli di tradizione cristiana, significa anzitutto natale. Luminarie, mercatini, alberi addobbati, presepi, tutto contribuisce a creare un clima unico e suggestivo. Ma il grande assente, troppo spesso, forse è proprio il festeggiato! Tra il romantico e il melenso si entra in un’atmosfera surreale. A natale dobbiamo per forza volerci tutti più bene. Vanno in pausa pure le guerre, là dove ci si uccide tutto l’anno. Addirittura ci costringiamo a sdolcinature che poco si confanno al nostro stile. Eppure quel primo natale ha ancora molto da insegnarci, se solo squarciassimo il velo degli orpelli.

C’è una coppia, per giunta irregolare, che cerca faticosamente un angolo, al riparo da sguardi indiscreti, per consentire a madre natura di completare il suo corso cosicché una nuova creatura possa vedere la luce. I nostri centri abitati vanno svuotandosi, siamo afflitti dallo spopolamento, scomodiamo esperti di ogni ramo per porvi qualche rimedio, ma una politica seria di accoglienza è troppo impegnativa per metterla in piedi? Quando l’Italia, un secolo fa, contava venti milioni di abitanti, il Molise ne conteneva trecentomila. Oggi che la nostra penisola ha superato i sessanta milioni, la nostra regione è rimasta con gli stessi numeri di allora. È solo frutto del caso?

Nasce un bambino. È un inno alla vita, è un messaggio di speranza, è un invito alla pace. Sono compatibili con tutto ciò la produzione e il commercio delle armi, il portare la guerra, il seminare distruzione, l’affamare interi popoli? L’unico bilancio che in tutto l’occidente cristiano non teme tagli è quello delle forze armate. Dovremmo essere portatori di speranza perché è essenziale nell’esistenza dell’uomo, è la sua vita più profonda, è il bisogno di non essere passivo e manipolato, direbbe Erich Fromm, eppure siamo prede della burocrazia, controllati da milioni di occhi artificiali, vittime del mercato e della finanza. La pubblicità, sofisticata e violenta, è diventata un continuo attentato al diritto di sapere che cosa veramente si desidera. La necrofilia la fa da padrona.

I primi ad accorrere sono i pastori, la categoria più disprezzata per l’impossibilità di attenersi a precetti e norme rituali. Da sempre c’è chi fa il lavoro sporco a vantaggio del benessere collettivo. Il lavoro nero e naturalmente sottopagato, gestito da caporali in giacca e cravatta, è una piaga che ci guardiamo bene dal far rimarginare perché crollerebbe il profitto. Eppure solo una società in cui il sudore, se non il sangue dei lavoratori, ha perlomeno lo stesso valore del capitale può avere futuro. Lo sfruttamento alla lunga finirà per ritorcersi contro coloro che pensano di trarne profitto, il capitalismo imploderà.

Arrivano da lontano dei maghi, cioè degli imbroglioni, dei ciarlatani, ribattezzati magi perché suona più chic e misterioso. La tradizione li eleva al rango di re e provvede a ridurli a tre: uno bianco, uno nero e uno meticcio. Così danno un tocco di colore anche al presepe. Sono la fine dell’illusione di un popolo che si sentiva eletto e migliore degli altri. Ancora oggi la presenza di maghi è la denuncia chiara di una società che ha bisogno di sicurezze fondate sul vuoto, di venditori di fumo. Sono pubblicamente disprezzati. E meno male! Salvo poi farvi ricorso di nascosto e all’insaputa degli altri. Intorno all’illusione che donano, ruota troppo denaro e la gente vuole sentirsi disperatamente propinare sogni impossibili. Ma che differenza c’è tra un mago di Arcella e un Matteo Renzi o un Silvio Berlusconi, per citare solo degli epigoni?

A chi può far paura un bambino deposto in una mangiatoia, cioè pronto a darsi in pasto all’umanità? Erode governa col terrore, ma vive lui stesso nel terrore che qualcuno possa detronizzarlo. Ha eliminato la sua famiglia, compresi i figli, per poter stare un tantino più tranquillo. Esorcizzerà la sua paura rispetto alle voci che gli giungono sul bambino facendo uccidere tutti i bambini di Betlemme e dintorni, ma nulla potrà contro la vita che è sempre destinata a vincere. Pier Paolo Pasolini, nel suo Vangelo secondo Matteo, vestirà la soldataglia da fascisti a ricordarci che quel virus avrebbe attraversato la storia con continui rigurgiti. E oggi lo spazio per l’estremismo nero sembra destinato ad allargarsi. “Quanto fascismo diffuso c’è, per esempio, negli enunciati della crociata sovranista contro l’invasione degli altri, i diversi, gli immigrati?” (Domenico Rosati).

Il natale non è rievocazione di un evento del passato. È il coraggio di leggere la storia, non solo per non commettere gli stessi errori, quanto per dare una svolta a una società sempre più autodistruttiva. Sarà la fede a far vedere a una parte dell’ umanità in quel lievito impastato di carne un Dio, ma tutti possono scorgervi una parabola di vita che non può essere soffocata e che invita a non rimanere spettatori.

Cristiani e diversamente credenti, accomunati dalla stessa passione, lottiamo con i pochi mezzi a nostra disposizione perché crediamo che le cose possano cambiare, che la vita vada difesa, che pace e giustizia un giorno si baceranno, che la nostra regione non meriti di essere amministrata come un feudo da sfruttare fino al prosciugamento. Nelle pagine centrali, ad uso di chi vorrà impegnarsi in politica, offriamo spunti, riflessioni e proposte perché il Molise merita una storia diversa, un futuro di autentico benessere. E che sia natale, cioè vita vera, anche per il nostro lembo di terra e per quelli che vi abitano.☺

 

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