Inseguire i sogni
22 Febbraio 2020
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Inseguire i sogni

Rovinare la sorpresa. Quante volte vi sarà capitato di sentire questa espressione o di averla utilizzata in qualche occasione, sia in senso reale che a titolo di metafora. E l’immagine appare più che eloquente per descrivere una situazione negativa, una delusione, un evento non completamente tollerabile.

Al contrario, nelle relazioni umane quotidiane, “sorpresa” conserva soprattutto la sua accezione positiva: un regalo, un premio, una bella opportunità! Tutti i nostri tentativi sono indirizzati a far sì che si possano verificare il più delle volte le condizioni di piacevole sorpresa per le persone a noi vicine. Rifuggiamo invece dalla connotazione negativa – che mai ci augureremmo – nel caso di uno sgradevole imprevisto o evento di natura accidentale.

È ampiamente diffuso, e lo testimonia il linguaggio dei nostri giovani – come ho potuto anche appurare assistendo o partecipando alle conversazioni dei miei studenti – l’ingresso nella nostra lingua del verbo inglese spoil, italianizzato in “spoilerare”, che appunto traduce la locuzione di cui parlavo all’inizio. Il verbo è un vocabolo traslato in italiano, non tradotto e, francamente, poco gradevole – ma tant’è! Esso si riferisce quasi esclusivamente all’abitudine, non sempre appropriata, di conoscere in anticipo il prosieguo o il finale di una storia, in particolare lo svolgimento e la conclusione delle serie che i ragazzi amano guardare con passione sui canali televisivi satellitari o digitali, a loro gusto e secondo orari e tempi non vincolati ma scelti autonomamente ed adattati al proprio stile di vita.

Le serie – quelle che non solo tempo fa ma ancora oggi sono trasmesse a puntate – spopolano in rete: la novità però consiste nel fatto che non è più necessario attendere la messa in onda, su un canale televisivo, in un determinato giorno e orario stabilito; i nostri ragazzi, e non soltanto loro, le possono guardare quando vogliono, sui loro computer o smartphone, e quindi decidere autonomamente il momento in cui “svelare” a se stessi la sorpresa. Non così, però, nei riguardi di chi ancora non ha seguito tutta la vicenda: rivelare il finale in anticipo non è affatto piacevole!

Spoilerare, come si è visto, non contiene in sé alcun aspetto positivo; il termine conduce invece all’amara considerazione circa un atteggiamento predominante del nostro tempo: non saper attribuire il giusto valore, alle persone come alle cose! Oggi tutto appare scontato, prevedibile, e di conseguenza dominabile. La disillusione, che regna sovrana nella nostra società occidentale, ha azzerato qualsiasi tentativo di inseguire un sogno, un ideale, un obiettivo; anche il futuro sembra rientrare nella prospettiva del consueto, dell’ordinario, perché tanto “così va il mondo”, è tutto già deciso, non ci resta che stare a guardare. Come afferma Nicola Gardini, “da anni i media ci ricordano quotidianamente che viviamo in un tempo di crisi: una crisi finanziaria e politica, che in vario modo a tutti è dato constatare in prima persona, a casa, al lavoro, per la strada, e che si riassume nel banale fatto che si perde ricchezza e crescono le divisioni. Così in Italia, così fuori dell’Italia” (Rinascere).

Arrendendoci a questa visione della nostra condizione non possiamo che prendere atto che “sta svanendo il galateo del confronto e del dibattito; sta svanendo l’amore del ragionamento; sta svanendo il rispetto delle posizioni alternative … Sta svanendo la cultura”. L’allarme del prof. Gardini non è fuori luogo: se ci accontentiamo di vedere il nostro mondo con occhi spenti, stanchi, delusi non saremo capaci di progettare, di proseguire, di offrire percorsi e strade a quanti verranno dopo di noi. Dobbiamo perciò impedire che la cultura svanisca, dobbiamo riappropriarcene perché “cultura è scelta, volontà di costruzione, ricerca di senso, indipendenza di giudizio, critica. Cultura è ideale di felicità; è lingua della felicità”, che si arricchisce facendo leva sull’entusiasmo e sulle aspettative.

In questo mese abbiamo fatto memoria del tragico evento della shoà, la tristissima pagina del Novecento che ha visto lo sterminio di milioni di ebrei: fermiamo allora la nostra attenzione e “viviamo” gli attimi del nostro presente nella tensione costruttiva tra ciò che è stato e ciò che sarà. “Non c’è alcun presente quando non si hanno il passato e il futuro, perché il presente può esistere solo come memoria e come progetto. Chi non ricorda non può prevedere, desiderare, darsi un compito, prendere impegni, rispettarli”.

Sperimentiamo la vita con coraggio ma anche con consapevolezza. E, se possibile, non roviniamoci la sorpresa!☺

 

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