Insieme si può
3 Dicembre 2014
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Insieme si può

L’aria che si respira intorno è inquinata al punto da provocare isolamento, debolezza e contagio che inducono alla rassegnazione e al disimpegno. E ci condiziona a tal punto che non si riesce a far fronte a un male sociale che ci riporta a tempi di crisi, dei peggiori registrati nella nostra storia. Siamo immersi nella società della irritazione incontenibile, del rifiuto all’ascolto e a farsi carico dei poveri e deboli. Una categoria in rapida crescita numerica. Il dissidio pervade incontri e dibattiti della politica, ricade all’interno dei gruppi familiari e inquina anche il mondo dell’associazionismo. Matrigna TV dilata sempre più spazi e tempi per offrirne un quotidiano spettacolo.

Forse occorre legarsi al mondo che ci è più a fianco per riconnettere relazioni e dare segnali di costruttività che vadano oltre la cronaca quotidiana, per guardare avanti e operare per la ricostruzione di una società dalla connivenza centrata sulla disponibilità all’ascolto, alla solidarietà e al sostegno ai più deboli. Linguaggio consunto da una politica ripiegata su se stessa.

Guardare oltre e operare per la promozione di una cittadinanza attiva che dia un nuovo spazio di azione per il Terzo Settore volto a recuperare il senso del suo ruolo sociale, contagiando la stessa politica. In questa direzione, diciamolo chiaramente, nascono modelli nuovi di associazionismo che guardano e operano oltre il proprio recinto. “Occorre proporre quell’orgogliosa catena di impegni che ci ha fatto grandi nella seconda metà del secolo scorso. Vedo come la vecchia dimensione artigianale del nostro Paese sta vivendo in forme nuove nei giovani usciti dai politecnici. Si vede l’ aggiornamento di quel modello. Occorre avere una funzione collettiva, costruire reti di protezione che coinvolgano tantissime persone non da utenti ma da professionisti. Moltiplicare la gente che crede e che si impegna in questo percorso di innovazione”. È questa l’ipotesi che si va diffondendo e che di recente ha espresso una figura di autorevole spessore come Giuseppe De Rita. Va promosso un potere pubblico aperto e democratico per un urgente ripristino della democrazia nell’Unione Europea. A partire da casa nostra: in Italia e nel Molise.

“I governi del vecchio continente stanno facendo un errore gigantesco: centralizzano le decisioni annullando i processi partecipativi. Assistiamo ad un processo che ha portato ad un calo di partecipazione proprio in quei paesi che storicamente hanno svolto un ruolo di pionieri nello sviluppo del pensiero democratico mondiale”. Questa l’analisi molto attuale di Amartya Sen, premio Nobel per l’Economia, intervistato da Stefano Zamagni nel giugno 2012. Assumiamoci il carico di responsabilità anche nostra sulla situazione nella quale siamo immersi.

Il 12 giugno dell’anno scorso è stato promosso un confronto tra una folta presenza dell’associazionismo sociale operante in Italia e una significativa rappresentanza del governo. A seguire si stendeva una linea progettuale per la riforma del Forum del Terzo Settore che da molto tempo  promuove  la crescita di movimenti e gruppi che operano nel sociale interagendo e avviando esperienze e progetti centrati sulla condivisione tra finalità e metodi che prevedano anche dialogo e intesa permanente con la politica. L’evento si è concluso con la stesura di uno schema di proposte innovative che prevedono anche il rilancio del servizio civile per i giovani, la volontà di ridare spessore e concretezza al 5 per mille che per anni è rimasto impaludato in una stasi di scarso spessore applicativo, assegnando all’Italia una collocazione in coda alle normative europee nell’ambito delle politiche sociali. Siamo ora in attesa della traduzione in programmazione esecutiva delle proposte formulate e registrate in quella sede; ma dobbiamo anche vigilare e adoperarci perché la politica quanto prima traduca in concrete applicazioni le linee assunte su questo fronte strategico di rilevante peso e di palese attualità. L’impegno sociale non può ridursi a lamento improduttivo.

Anche in Molise, come nell’intero nostro Paese, si registrano iniziative di intraprendenza e di decisa ricerca di strategie tradotte in prassi concrete che diano vita al dialogo e all’interazione tra popolo e istituzioni. Eventi non molto lontani, come le manifestazioni pubbliche a sostegno dell’acqua come bene comune, la significativa resistenza alla creazione di biomasse in territorio di Campochiaro e le denunce diffuse sulla chiusura del potere nelle proprie stanze e ben distante dai bisogni del più deboli dovranno tradursi in una strategia che ci riporti a tempi, neppure tanto lontani, che videro cittadini singoli e gruppi ben coesi liberarsi dalla chiusura in se stessi per farsi soggetti attivi che fornirono spazio e occasioni per dar vita ad una Carta Costituzionale che l’intero mondo apprezzò. È anche per questo che rinasce tra noi la volontà di ridar vita in Molise al Forum del Terzo Settore.☺

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