Istituto agrario bio?
8 Novembre 2019
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Istituto agrario bio?

Leggo della nascita de “l’Università della Farina” a Vighizzolo d’Este, in provincia di Padova, per merito del Molino Quaglia. Un’idea bella che mi riporta indietro di alcuni mesi quando, stimolato dalle tante idee prodotte dal Comitato Scientifico del Distretto BioMolise, messe a disposizione dell’Assemblea di quest’Associazione di 14 Comuni e di un gruppo di produttori, ho detto “che bello sarebbe un biennio post diploma dell’Istituto Tecnico Agrario Statale, dedicato al bio ed alla sostenibilità”!

Il primo Istituto Agrario in Italia all’insegna della prima grande innovazione, il biologico e, con esso, il ritorno all’agricoltura senza la chimica, gli agro farmaci e l’ esasperazione della meccanica. Una delle cause prime degli indebitamenti delle aziende coltivatrici e della loro chiusura, proprio nel momento in cui c’è un forte bisogno della loro presenza, se si vuol quel cambiamento dell’agricoltura italiana. Un cambiamento urgente dopo cinquant’anni di disastri provocati dai piani verdi e, ancor più, da una politica dell’Unione europea, cha ha privilegiato l’agricoltura e allevamenti industriali all’agricoltura contadina  e agli allevamenti ad essa collegati, e continua a farlo, con la conseguenza di una chiusura, ogni giorno, di 50 aziende coltivatrici.

Uno sviluppo bio dell’agricoltura molisana fondamentale per ridare voce al territorio ed alla sua agricoltura, quella che ha rispetto della fertilità dei suoli, della biodiversità, della natura nella sua complessità, che crea paesaggi unici; rilanciare i valori della ruralità; recuperare i terreni marginali; ripopolare di attività e di persone, soprattutto giovani, le aree interne e quelle montane a rischio di spopolamento e desertificazione; far vivere ed esaltare il mercato locale con un nuovo rapporto produttori – consumatori.

Uno sviluppo che ha bisogno, nell’era della conoscenza, di formazione dei protagonisti di un mondo nuovo, qual è quello BioMolise, fatto di rispetto e cura del primario bene comune, il territorio; di storia dell’ agricoltura e delle principali colture, quale storia di civiltà e, anche, di continuità con il passato e non cesura, com’è stato in questi ultimi cinquant’anni; di ruralità quale espressione di valori che la contemporaneità e il tipo di sviluppo imposto dalla finanza (banche e multinazionali) stanno cancellando e che, invece, bisogna salvaguardare e adattare a un diverso e necessario tipo di sviluppo, quello che non guarda solo all’oggi, al profitto per il profitto, ma al domani; di attenzione per il clima, trasformando, con i valori del rispetto e dell’amore per la terra, l’agricoltura, la forestazione, gli allevamenti, da problema a soluzione.

Ha bisogno, anche, della diffusione di una cultura che va dal seme alla tavola, in grado di curare i particolari e non di omologare. Una cultura capace di coinvolgere – non solo i diversi soggetti della filiera, anche i consumatori – e non di escludere; far vivere la qualità e la diversità come valori diversamente da quantità e omologazione.

Una serie di punti di un programma didattico che spetta all’Istituto proporre e organizzare per la formazione di formatori.  L’Itas “San Pardo”, anche grazie alla sua sede a Larino, sede anche del Distretto “BioMolise”, è quello adatto a crearli e renderli protagonisti della nascita e sviluppo di un “Molise bio” o “BioMolise”. Un Istituto Agrario capace di analizzare momento per momento la realtà e, così, cogliere il nuovo per assecondarlo e sostenerlo in modo da essere davvero al centro di uno sviluppo che pensa e realizza il domani.

Formatori e diffusori di innovazioni con l’acquisizione, mediante uno stretto rapporto con le Università e gli Istituti di ricerca, a partire dall’Unimol, dei risultati della ricerca e sperimentazione. Formatori e ideatori di progetti possibili da realizzare e/o da mettere in pratica. Formatori e comunicatori del “Piacere BioMolise”, capaci di far volare – con la creazione di strutture e strumenti e la messa a punto di programmi, strategie – sul mercato nazionale e globale la farfalla colorata che lo rappresenta, quella realizzata dal noto disegnatore Ro Marcenaro, in possesso della Camera di Commercio del Molise.

La comunicazione, quale promozione attenta e mirata dell’immagine BioMolise, che è tanta parte dei risultati ottenuti da un nuovo modo di produrre e, anche, dalla sostenibilità espressa da un territorio, il Molise, che ha tutto per diventare uno straordinario laboratorio utile al resto del Bel Paese.

Questa possibile nuova specializzazione bio dell’Itas di Larino, primato nazionale e mondiale se realizzata i tempi brevi, diventa, con la sede del Distretto BioMolise, un tassello importante di quel mosaico che andrà a rappresentare un ruolo nuovo di Larino – già capitale, centro culturale e religioso, cuore dell’agricoltura molisana – quello di essere, con il suo circondario, perno di un Molise laboratorio.☺

 

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