kaos o kosmos
20 Febbraio 2010
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kaos o kosmos

C’era una volta la Terra.

Il nostro suggestivo e prezioso pianeta è diventato territorio di rapina ad opera del dominio arrogante di una parte di umanità che sembra conoscere solo la legge del possesso e dello sfruttamento. Il rapporto tra uomo e natura, profondamente mutato nel tempo, rischia di saltare definitivamente.

Chi immaginerebbe oggi che le sabbie desertiche dell’attuale Iraq producevano nel passato abbondanza di cereali e offrivano confortevoli condizioni di vita agli abitanti di Babilonia? O che le attuali riarse colline del Libano fossero un tempo interamente ricoperte di cedri che fornivano legno pregiato ai fenici, agli egizi e al re Salomone per la costruzione del tempio di Gerusalemme?

Il pianeta non è più in grado di sopportare il carico che le attività umane gli impongono; le sue capacità di autoregolazione si stanno esaurendo. Lo dimostrano le catastrofi sempre più frequenti e distruttive, dinanzi alle quali si preferisce dare la colpa alla fatalità piuttosto che ammettere errori umani.

A subirne le conseguenze sono le popolazioni più povere del mondo: incapaci come sono ad opporsi alla degradazione e spoliazione del loro ambiente naturale, causa la dipendenza economica e neocoloniale dai paesi ricchi, assistono inermi alla distruzione di risorse naturali non rinnovabili e di interi ecosistemi, all’erosione dei suoli, allo straripamento dei fiumi, alla distruzione delle loro coltivazioni tradizionali e alla desertificazione di immensi territori.

L’opulenta società contemporanea, poco propensa a rinunciare a lucrosi proventi economici e per niente disposta a scelte politiche coraggiose, si è abituata all’idea che risorse essenziali per la vita e per le attività economiche e produttive siano inesauribili, a portata di mano, sempre disponibili.

In ecologia invece non c’è guadagno che possa essere ottenuto senza un certo costo. L’ecosistema globale è un tutto collegato e interconnesso; ogni cosa che l’uomo sottrae deve essere ad esso restituita.

 “Non vivere su questa terra come un inquilino o come un villeggiante stagionale”, ammonisce Nazim Hikmet.

Mentre Konrad Lorenz indica ben otto peccati capitali della nostra civiltà: la sovrappopolazione; la devastazione dell’ambiente; la tendenza ad una eccessiva competizione; la progressiva perdita di valore dei sentimenti e delle emozioni; la degenerazione del patrimonio genetico; la distruzione o l’ignoranza del patrimonio culturale giuntoci dal passato; l’incapacità di pensare in maniera autonoma; la diffusione delle armi nucleari.

Il mondo classico riassumeva l’idea di ordine e disordine nella opposizione tra Kosmos e Caos. Il Kosmos indicava l’insieme degli elementi caratteristici della realtà secondo un modello di perfezione ed armonia. All’ordine e alla bellezza del Kosmos i Greci contrapponevano uno stato di disordine, di mancanza di caratterizzazione e distinzione: il Caos, un non luogo, dove ogni cosa presentava caratteri mostruosi; soprattutto mancavano elementi essenziali come monti, isole, fiumi, astri. Un “vuoto spalancarsi” lo definiva nella Teogonia il contadino poeta Esiodo.

Il sovvertimento delle regole naturali cui giorno per giorno assistiamo sembra accompagnarci ignari al precipizio del Caos.

Prima che sia troppo tardi conviene imparare a restituire alla natura la ricchezza che le chiediamo in prestito. Difendere l’ambiente naturale non è solo una questione economica o tecnica, ma soprattutto una questione morale.

Perché non si dica di qui a breve: “C’era una volta l’uomo”.☺

annama.mastropietro@tiscali.it

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