La congiura dei boiardi
16 Giugno 2016
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La congiura dei boiardi

La congiura dei Boiardi – uno straordinario film pittorico di Eizenstein sul potere del 1946 – in alcune sue immagini evoca gli aspetti più penosi della attuale situazione politica. Il sorriso furbetto di Renzi che dice all’ex presidente Letta, “stai sereno”. Il severo piglio del Letta di oggi che critica Renzi, perché alle prossime amministrative vorrebbe votare anche il lunedì. I tanti che nel Pd aspettano sulle rive del fiume il cadavere del nemico, un’eredità che potrebbe rivelarsi un guscio vuoto. La nuova sinistra dove “a ogni stormir di fronde” elettorale ci si prepara ad una ridicola resa dei conti interna. Per non parlare della destra, dove il ghigno dei Salvini, dei Gasparri, della Meloni e di molti altri accompagna il funerale dell’ex cavaliere Berlusconi. Né a questo spettacolo di piccole miserie italiane si sottrae il direttorio dei grillini che della sinistra antica sembra aver ereditato solo un pensiero: “il partito epurandosi si rafforza”.

È quasi un’intera classe dirigente che incurante del destino del paese, senza porre attenzione ad una crisi economica e sociale che può travolgere tutto e tutti, si preoccupa come i boiardi russi di allora, di tutelare gli interessi propri e della propria famiglia di appartenenza.

È fatta solo di questa miseria la realtà politica italiana? È proprio tutto così? No di certo, vi sono in alto e in basso tanti che vorrebbero occuparsi del bene comune, che hanno in testa e nel cuore un’altra Politica, ma sono comprimari, attori delle ultime file e soprattutto sono dispersi e, non raramente, anch’essi vittime di quel narcisismo che è uno dei mali italiani più profondi.

In questa giostra di umori poco nobili, di piccole beghe e di furbizie dozzinali non deve sorprendere l’istupidimento degli stessi protagonisti, primo fra tutti il nostro presidente del consiglio. Nel corso delle ultime settimane il presidente Renzi è riuscito a fare più di un capolavoro di puro autolesionismo. Ha scelto, probabilmente spinto dalla lobby dell’energia fossile, della quale Marchionne è il capofila, di mettere il suo petto davanti alle famose “trivelle”, ottenendo così una vittoria di Pirro sul quorum non raggiunto, ma con il serio problema di ritrovarsi al referendum di ottobre un 30 per cento di elettori che, al di là del merito della riforma costituzionale, gli saranno in modo militante contro.

Ha poi detto sempre il nostro presidente, e questo ha dell’incredibile, che i veri nemici nel referendum costituzionale di ottobre sono quelli che vogliono “personalizzare” lo scontro referendario. Evidentemente Renzi sta parlando a se stesso e ai suoi fessi consiglieri! Sono mesi che l’attuale presidente del consiglio sta gridando a destra e a sinistra che il suo destino politico è legato inesorabilmente al risultato del referendum costituzionale, è sembrato di essere in questi ultimi mesi in una campagna elettorale sulla elezione o sulle dimissioni del presidente, piuttosto che in un confronto/scontro elettorale che deve scegliere sulle modifiche costituzionali. Oggi, probabilmente il presidente del consiglio, dopo aver letto qualche sondaggio, ritiene che sia più utile per lui parlare del merito del referendum e non del suo destino personale.

Una sola considerazione sull’ anima del progetto di riforma costituzionale, vi sarà tempo e modo per affrontare quei punti specifici, quegli articoli che sono al centro del referendum.

La prima critica è proprio al senso generale di questo progetto di riforma costituzionale, a quel ragionamento che lo stesso Renzi ha presentato nel salotto televisivo di Fazio. L’obiettivo, ha detto Renzi, è quello di “ridurre i politici”, di “ridurre il potere delle regioni” e per questa via ridurre corruzione e corrotti. Il reale obiettivo è quello di lisciare il pelo, di assecondare il senso comune e la pancia della gente; la parola d’ordine, anche del presidente del consiglio è: “dagli al politico”, la speranza illusoria è quella di recuperare un po’ di voti accarezzando il sentimento “dell’uomo qualunque”. Se la sostanza di questa riforma è quella di ridurre i costi del parlamento e di ridurre i politici ladri nel parlamento e nelle regioni, allora vi è una strada molto più breve e diretta per risolvere il problema: cancellare il parlamento e le istituzioni locali. I romani che sono gente sveglia hanno infatti anticipato i tempi: in un sondaggio recentissimo hanno sostenuto in grande maggioranza che la soluzione migliore per i mali di Roma è quella di un dittatore.

L’aspetto più grave della Riforma Renzi non sono gli aspetti tecnici dei cambiamenti fatti (riduzione del potere delle regioni, riduzione dei senatori, cambiamento radicale del ruolo del Senato…), alcuni potrebbero essere condivisi ed essere utili, ma l’ impostazione politico-ideologica che si vuole dare alle modifiche costituzionali. Qui sta il primo e vero vulnus della nostra carta fondamentale: la nostra Costituzione, all’opposto della propaganda di Renzi, ha come filosofia generale la centralità della politica, il ruolo fondamentale dei partiti e della democrazia organizzata. Il problema, caro Renzi, caro Grillo, caro Salvini, cara Meloni – tutti suonatori più o meno della stessa musica -, non è ridurre i ladri, cancellare la politica e i suoi strumenti organizzativi (partiti, associazioni e istituzioni), ma realizzare quelle condizioni necessarie perché non vi siano i ladri, perché cambi la natura della politica, dei partiti e della democrazia.

Vorrei concludere con una eloquente citazione di Piero Calamandrei da un suo intervento per i giovani: “una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo, che è spesso in larghi strati, in larghe categorie di giovani. “La politica è una brutta cosa”. “Che me ne importa della politica?” Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale, quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che uomini della mia generazione hanno sentito per venti anni e che auguro a voi giovani di non sentire mai. Vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso d’angoscia e vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni, perché questo senso d’angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica”. ☺

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