La cultura dei diritti come “posti numerati”
24 luglio 2018
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La cultura dei diritti come “posti numerati”

Tutti uniti contro lo straniero?

L’alba del “cambiamento” mostra un orizzonte quanto mai nebuloso. Le parole di odio e di divisione, che ci avevano accompagnato nel corso di quest’ultima assurda campagna elettorale, non hanno trovato con la nomina del nuovo governo nazionale, come ci si sarebbe aspettati, la giusta riconciliazione.

La vicenda della nave Aquarius della organizzazione non governativa SOS Méditerranée è stato un terribile esempio di come questo clima non solo sia perdurato, ma si sia anche inasprito aprendo nuovi canali di acredine, cattiveria ed insensibilità tra gli uomini.

Al di là delle complesse riflessioni che si possono compiere sui flussi migratori provenienti dal Mediterraneo, quello che stupisce è lo sguardo di fondo con il quale viene letta la questione. La sensazione comune è che l’arrivo in Italia di altri uomini sia una minaccia per i diritti e le risorse dei nostri cittadini. C’è chi lo scrive pacatamente, con i famigerati “io non sono razzista ma aiutiamoli a casa loro” (dimostrando di ignorare completamente la complessità delle questioni sottese), fino ai Terminator di periferia che vorrebbero imbracciare i fucili per rispedire tutti a casa propria.

Senza contare poi le offese reciproche dell’uno e l’altro schieramento, indegne di uno Stato civile, in cui il confronto dovrebbe basarsi sulle idee e non sul peso specifico delle parolacce scambiate.

Le sparate del Ministro dell’Interno Salvini riguardanti la schedatura dei Rom, la questione della necessità di mutamento delle politiche europee, gestita con uno spirito di revanscismo da capobranco, la polemica sulla riduzione dei vitalizi degli ex parlamentari affrontata con toni di vendetta personale, sono fenomeni che ripropongono lo stesso schema, ossia quello di colpire con una scure colui che è ritenuto cattivo o privilegiato.

Sono ben consapevole del fatto che si è arrivati a questo punto, perché la politica non ha saputo dare risposte ai cittadini ed è diventata un meccanismo di potere sterile. Nonostante questo, mi preme far notare a tutti coloro che predicano nei termini sopra descritti di non farlo nel nome della giustizia e dell’equità sociale, perché il linguaggio dei diritti non è questo. Il diritto per sua natura assicura la convivenza civile e pacifica tra tutti gli uomini, tende ad unire e non a dividere le comunità e soprattutto non è uno strumento di vendetta personale.

I diritti come i posti limitati di uno spettacolo

Non agisce secondo diritto chi afferma che dare ospitalità agli stranieri significa togliere diritti assistenziali alle persone con disabilità, e neppure chi afferma che è colpa dei vitalizi dei parlamentari, se non ci sono risorse per i caregiver familiari. Neppure chi sostiene che schedare i rom è giusto, perché un conto è identificare individui di cui non si hanno le generalità, altro è farlo sulla base del gruppo di appartenenza. Non credo neanche che lo spirito di una nuova Europa possa nascere attraverso la richiesta di consolidamento dei propri confini nazionali.

Il filo comune che lega queste politiche è far credere ai cittadini che i diritti siano come i posti limitati di uno spettacolo, per cui se si fa entrare un numero eccessivo di spettatori non si può garantire la qualità della visione; si punta allora a selezionare gli avventori, perché facendoli litigare tra di loro non li si fa riflettere sulla circostanza che la soluzione sia invece un’altra, vale a dire quella di ingrandire i teatri.

Di conseguenza, lo spirito che deve guidarci non può che essere quello di promuovere la cultura dei diritti, affinché lo spirito di fratellanza e solidarietà tra gli uomini sia il vero motore che ispira gli interventi sociali. Finché i criteri ispiratori saranno le divisioni e la spartizione delle risorse, l’unico risultato che si otterrà sarà quello di restringere ulteriormente, in nome di esigenze contingenti, il campo della programmazione sociale. Si toglieranno dapprima le risorse ed i diritti agli stranieri richiedenti asilo, poi si taglieranno le assistenze ai cittadini con disabilità, magari con la scusa di subordinare i diritti alla situazione economica, avviando una pericolosa spirale di odio e discriminazione dei soggetti più fragili.☺

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