La cultura non isola
12 Gennaio 2022
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La cultura non isola

Nella notte del passaggio d’anno fra 2021 e 2022 Procida è diventata Capitale Italiana della Cultura, prendendo il testimone da Parma, che, a causa della pandemia, ha tenuto il titolo un anno in più del previsto. Con i suoi colori, i suoi panorami mozzafiato e le sue viuzze, la più piccola delle tre isole del Golfo di Napoli è riuscita a vincere la concorrenza di altre bellissime città. Ma un ruolo chiave in questa vittoria lo ha giocato anche il dossier di candidatura al titolo di Capitale Italiana della Cultura, dal significativo titolo “la cultura non isola”: secondo i promotori, infatti, “la terra isolana è luogo di esplorazione, sperimentazione e conoscenza”.

Se la “perla” del Golfo di Napoli è stata scelta negli anni passati per la bellezza del suo paesaggio mediterraneo come set di diversi film, fra i quali per esempio Il postino, con Massimo Troisi, anche in letteratura può vantare numerose descrizioni, dalla novella Gian di Procida nella quinta giornata del Decameron di Boccaccio al romanzo L’isola di Arturo di Elsa Morante. Vincitrice del Premio Strega nel 1957, quest’ultima opera dipinge l’isola come “un paese d’avventure, un giardino beato”, rendendone magicamente, con il ritmo lento della scrittura, quel suo essere come ferma nel tempo – caratteristica per la quale ancora oggi Procida appare piuttosto lontana dal clamore di Capri o dalla movida di Ischia.

Ma a celebrarla come capitale culturale è ora uno spassoso volumetto di Gigi Spina, L’isola degli dei. Procida capitale della Diacultura, uscito lo scorso settembre per i tipi di Liguori Editore. Da filologo classico (e professore dell’Università Federico II di Napoli ora in pensione), Spina evoca voci antiche, ambientando nei più suggestivi luoghi di Procida brevi e bizzarri racconti che hanno per protagonisti personaggi del mito e della letteratura classica. Il vittorioso slogan “la cultura non isola” si trasforma così nella “diacultura”: una cultura, stando alla dichiarazione dello stesso autore, che “si basa su rapporti cronologici del tutto impossibili, […] con incroci assolutamente inediti e giustificati solo dall’intenzione di divertire lettori e lettrici e di farli/e riflettere su tanti aspetti della vita e della cultura attuali messi in controluce con contesti delle culture antiche”. E così, fra le varie storie “diaculturali”, ecco Ercole che, dopo essersi fermato al bivio fra Virtù e Vizio di cui parla Senofonte, approda a Marina Grande, il porto di Procida. Oppure una sirena che fa naufragio come Ulisse sull’isola dei Feaci, ma si ritrova a Vivara, l’isoletta collegata a Procida da un piccolo ponte. Se le “mitiche modelle” che sfilano a Corricella, il borgo dei pescatori, si scoprono poi ispirate ai personaggi femminili dell’Odissea, il “dialogo dei Procidani e degli Ischitani” prende invece spunto dal famoso dialogo dei Melii e degli Ateniesi dello storico greco Tucidide. A Terra Murata, il borgo fortificato a picco sul mare – che i lettori della Morante ricorderanno per il carcere -, finisce in esilio il poeta latino Ovidio, nella realtà storica relegato nella più lontana Tomi sul mar Nero. Mentre il porto turistico della Chiaiolella fa da sfondo alla tragica storia di Orfeo ed Euridice, incrociata con il film Youth di Paolo Sorrentino (tutte le allusioni alla cultura classica sono spiegate nella Nota alla fine di ogni racconto).

L’augurio per il nuovo anno è che la profezia che Procida incarna con questo riconoscimento (e in questi racconti) sia la profezia dell’Italia, che deve ripartire dalla cultura di quei luoghi considerati minori e marginali: non solo le isole, ma anche le aree interne e quei piccoli comuni che custodiscono un prezioso patrimonio materiale e immateriale in grado di rappresentare una nuova linea di sviluppo per il nostro Paese.☺

 

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