La disfatta del superbo
15 Gennaio 2019
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La disfatta del superbo

Gli esuli di Gerusalemme… saliranno vittoriosi sul monte di Sion, per governare il monte di Esaù, e il regno sarà del Signore” (Abd 20.21).

Il Libro del profeta Abdia (che vuol dire «servo del Signore») consta di appena 21 versetti ed è il più breve dei libri profetici e di tutta la Bibbia ebraica. Del profeta Abdia non ci è fornita alcuna notizia né all’interno del Libro né tantomeno fuori. Potrebbe essere uno dei superstiti della Giudea, testimone oculare delle invasioni dei popoli vicini, verificatesi immediatamente dopo la caduta di Gerusalemme. La sua profezia presenta essenzialmente due temi: il castigo di Edom e il tema del “giorno del Signore”.

Gli Edomiti erano uno dei popoli limitrofi che avevano approfittato della caduta della città di Gerusalemme per invadere e saccheggiare il sud della Giudea (cf. Ez 25,12-14; 35; Sal 137,7; Gl 4,19). Questo popolo era considerato discendente di Esaù che, contro i discendenti di Giacobbe, protraeva la lotta che i due figli gemelli di Isacco e Rebecca avevano iniziato sin dal grembo della madre e che avevano condotto per tutta la loro vita (cf. Gen 25,23-34; 27,39-41; 32–33; 36).

Poiché ha deriso Israele, Edom subirà le conseguenze della legge del taglione (cf. Lv 24,19-20; Dt 19,21), per cui sarà disprezzato e reso “piccolo tra le nazioni” (v. 2) a causa della superbia del suo cuore che lo ha spinto a dire a se stesso e agli altri con una certa supponenza: “Chi potrà gettarmi a terra?” (v. 3). Il Signore, che non tollera questa presunzione, concederà al suo popolo la rivincita sui suoi nemici, dopo un durissimo combattimento descritto come un incendio che divampa per consumare tutto ciò che incontra dinanzi a sé (v. 18). Egli, infatti, è intenzionato a far precipitare questo popolo così altezzoso. Non sarà sufficiente la saggezza e l’intelligenza dei membri del suo popolo per scampare allo sterminio che si sta preparando.

La denuncia divina più feroce è relativa al tradimento della fraternità messo in atto da Edom/Esaù nei confronti di suo fratello Giuda/Giacobbe (v. 10). A causa di questo tremendo tradimento il male fatto ricadrà sul capo di Edom (v. 15) e, anche se la casa di Giacobbe è stata devastata, il Signore manifesta la sua volontà di trasformarla in “luogo santo” (v. 17), di renderla simile a un fuoco utile a incendiare quella “paglia” (v. 18) che è Edom.

Così gli sconfitti diventano vincitori attraverso una sorta di energico e vivace capovolgimento messo in atto dal Signore. Permettendo al suo popolo di governare su Edom, il Signore stesso è messo nella condizione di esercitare la sua signoria su tutti i popoli, anche su quelli altezzosi e superbi come Edom. Dio non è un re che regna in modo astratto, ma attraverso le vicende del suo popolo, vicende che egli condivide, assume, per le quali si appassiona e si coinvolge completamente.

Nel Libro di Abdia si avverte un tono fortemente nazionalista, tipico del tempo del ritorno degli esiliati e della ricostruzione, si ode un grido di vendetta rivolto al Signore perché agisca come difensore del diritto, si sperimenta un momento del movimento profetico destinato ad essere superato nell’orizzonte dell’universalismo della salvezza che marca fortemente i libri sapienziali. Ciò che emerge in questa dura invettiva, oltre al tono dell’odio nei confronti dei nemici, è la necessità di ripristinare un equilibrio che è stato violato, per cui la legge del taglione appare come un’esigenza di giustizia. Nel “giorno del Signore”, evento della manifestazione della giustizia di Dio, Sion, che era la città oppressa e calpestata, diventa luogo di salvezza dove Dio manifesta la sua signoria universale ripristinando la sua giustizia.

La Bibbia non nasconde sul suo corpo gli “ematomi” della fraternità. Secondo la Scrittura fratelli non si nasce ma si diventa. Si tratta di un cammino arduo e in salita. Sono tante, infatti, le pagine bibliche sulla fraternità/sororità mal vissuta. L’alterità e la differenza sono ritenute dai superbi una fonte di minaccia e di paura che rimuove l’orizzonte dell’accettazione e dell’accoglienza scatenando conflitti e guerre. Questa rimozione non cancella però solo il volto dell’altro. Nessuno, infatti, può occultare il volto dell’altro senza sfigurare il proprio. Non il sole ma il volto dell’altro/Altro è la luce che illumina il mio e lo fa essere.          

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