La fame regna sovrana
4 maggio 2017
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La fame regna sovrana

Una volta si chiamavano buongustai, termine in disuso e forse poco conosciuto. Oggi sono di moda, onnipresenti sui media – dalla tv ai social – e si industriano per apparire, e colpire, sempre di più. Li chiamiamo foodie [pronuncia: fudi].

Il vocabolo inglese deriva da food [pronuncia: fud], cibo, ed è a sua volta un aggettivo, utilizzato con funzione di sostantivo: indica la persona che ama cucinare e mangiare diversi tipi di alimenti, che si diletta nell’eseguire accuratamente le ricette, che – come si legge nel manuale ufficiale – “è un appassionato competente, ovvero qualcuno che pur non occupandosi di cucina per professione, se ne intende quasi come un professionista”.

In italiano non è possibile tradurre foodie con una parola sola in quanto il vocabolo assomma in sé varie accezioni. In realtà parlare di cibo e di cucina, abitudine ormai consolidata, è il segnale di un fenomeno in espansione che attraversa i campi più diversi, dal viaggiare verso mete poco frequentate al recupero delle tradizioni autoctone, dal privilegiare le coltivazioni biologiche al mangiare sano.

Ormai il cibo è diventato un “fatto sociale”e secondo i sociologi è cambiato il modo di pensare a ciò che mangiamo: chi ritiene che il gusto sia qualcosa di molto personale e che il legame con il nostro piatto preferito sia solo una faccenda consumata all’interno della cucina familiare, o una questione di palato personale, è sulla cattiva strada. La dimensione sociale del cibo non è soltanto nelle pratiche di produzione, distribuzione e di cucina: questa dimensione continua ad assumere significato anche quando il cibo viene mangiato. Il gusto, vale a dire ciò che proviamo nell’atto del mangiare, ha ancora una fortissima valenza sociale: come afferma l’antropologo Ivan Bargna, “è un fattore che pesa nel rapporto tra l’uomo e l’ambiente in cui ci procuriamo il cibo”.

Nell’epoca della globalizzazione, quella del gusto è da considerarsi una questione non solo sociale, ma anche politica ed etica. Diritto individuale ed equità sono due categorie di cui tenere sempre conto in termini di accessibilità al gusto. Nelle nostre società, con il prevalere di prodotti standardizzati e del cosiddetto cibo spazzatura – junk food [pronuncia: gianch-fud] altro termine anglofono – caratterizzato da grandi quantità di grassi e di sale, l’omologazione dei sapori sta riducendo drasticamente l’educazione al gusto.

La passione per il “buon” cibo – di tutto rispetto – fa, purtroppo, da contraltare al problema della sottoalimentazione di gran parte dell’umanità. Le distanze tra la parte più ricca e la parte più povera del mondo aumentano sempre più: infatti, se quello dell’accesso al cibo è un problema relativamente ancora limitato nei paesi occidentali, non si può dire la stessa cosa per sconfinate aree del pianeta.

Un bambino su sette, nato in Paesi poveri dove la fame è diffusa, muore prima di raggiungere i cinque anni, e più di due miliardi di persone hanno un’alimentazione carente. Inoltre il regime alimentare di più di due miliardi di persone fornisce insufficiente apporto di vitamine e minerali: centoquaranta milioni di bambini soffrono per carenza di vitamina A, il che può condurre alla cecità (rapporto annuale della FAO). A nulla sembrano valere le iniziative di agenzie quali il World Food Programme (WFP), Programma Alimentare Mondiale, che si occupa di assistenza alimentare per combattere la fame: finanziata esclusivamente su base volontaria, essa ha lo scopo di fornire cibo nelle emergenze e di soccorrere le vittime di guerre o disastri naturali.

Non appaia retorico, né scontato, ricordarsi che nel mondo del XXI secolo la fame regna ancora. In un’epoca di invenzioni sempre più sofisticate che denotano il raggiungimento di un elevatissimo livello di “comfort” – per una minoranza di persone soltanto! – uno dei primordiali nemici del genere umano è ancora imbattuto: alimentarsi, diritto umano basilare, negato!

E non dimentichiamo che è proprio l’inumano sistema economico da cui traiamo i nostri benefici materiali che uccide milioni di esseri umani per fame, per malattia, per mancanza di speranza.☺

 

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