La fede operante mediante l’amore
4 Settembre 2020
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La fede operante mediante l’amore

“Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4,4).

La Lettera ai Galati è la lettera più sofferta che Paolo abbia mai scritto. Diversamente dalle altre lettere, egli non coglie nella vita dei credenti della Galazia un motivo per ringraziare Dio e preferisce sostituire il ringraziamento (con cui si apre ogni scritto epistolare che si rispetti) con una lode al Padre. Nella Lettera si avverte un rapporto travagliato con i Galati e un tono polemico che porta Paolo a fare un ampio uso del genere apologetico al fine di difendere il proprio operato. Ma perché l’Apostolo deve difendersi, se è proprio lui a insegnare che solo Cristo è la nostra difesa (cf. Rm 8,34)?

In realtà Paolo non vuole difendere se stesso ma il suo vangelo, l’annuncio cristiano centrato sulla Pasqua di morte e risurrezione di Cristo che egli annuncia instancabilmente e che provoca l’adesione di fede. L’Apostolo dichiara, senza alcuna vergogna, di essere stato “concrocifisso”, morto al mondo e inabitato da Cristo, esprimendo quel cristocentrismo che caratterizza tutto il suo insegnamento: “Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,19-20).

L’Apostolo si era fermato in Galazia, una regione dell’attuale Turchia, abitata da una popolazione indoeuropea di origine celtica, a causa di una malattia. Egli stesso racconta di avere rappresentato al vivo davanti ai Galati Gesù Cristo crocifisso e di essere stato accolto con generosità “come un angelo di Dio, come Gesù Cristo” da persone che per lui sarebbero state disposte persino a cavarsi gli occhi (cf. Gal 4,14-15). La prova fisica si trasforma così per l’Apostolo in un’occasione di evangelizzazione: il Vangelo viene accolto dai Galati e il battesimo segna l’inizio di una vita nuova caratterizzata da una profonda esperienza dello Spirito Santo che si manifesta attraverso numerosi prodigi, la vita filiale di chi sa chiamare Dio “papà” (Gal 4,6) e lo spirito di servizio fraterno gratuito e vicendevole che circola tra i credenti.

Poi però arriva il cambiamento: i Galati passano ad un “altro” vangelo. Dopo la predicazione di Paolo, ricevono la visita di alcuni credenti “guidaizzanti” che sostengono che l’adesione a Cristo non elimina la necessità dell’osservanza della Legge e della circoncisione. Questo manda Paolo su tutte le furie e lo spinge a ribadire che il cristianesimo non è un sistema di regole e di norme morali, ma un’esperienza di liberazione: “Cristo ci ha liberati per la libertà!” e non si può “imporre di nuovo il giogo della schiavitù” (Gal 5,1) sul collo dei credenti.

Paolo, infatti, è certo che “l’uomo non è giustificato per le opere della Legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo” (Gal 2,16), pertanto considera la Legge una sorta di “pedagogo” (Gal 3,24.25) che ha condotto tutti a Cristo. La promessa fatta ad Abramo, antecedente alla Legge, si compie solo in Cristo. La Legge per Paolo non è in grado di conferire la vita (cf. Gal 3,21) perché la vita è data solo dal Padre e dal Figlio (cf. Gv 5,21). Il Padre ha fatto ad Abramo e, mediante lui, a tutti i credenti, una promessa che solo Cristo ha compiuto. Ciò che conta è la fede in Gesù che si rende operosa per mezzo dell’amore. Questa fede suggellata con il battesimo trasforma la storia, annulla prassi discriminatorie come la circoncisione e include tutti: Giudeo e Greco, schiavo e libero, uomo e donna (cf. Gal 3,27). Questa fede ottiene il frutto dello Spirito che comunica alla vita le sue migliori fragranze: “amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22).

Un certo cattolicesimo malato ha ferito la fede trasformandola in una religione di pratiche e devozionalismi. Ma l’impalcatura dell’apparenza di religiosità non regge il peso della storia e degli eventi personali e dell’umanità. Il mondo anela a ciò che dà la vita, non cerca castigatori né censori, ma padri e madri nello Spirito, fratelli e sorelle gioiosi e operosi che, dopo aver arato e seminato con passione e creatività i vari campi del vivere, scavino nei deserti del mondo e dei cuori aprendo pozzi di acqua viva.

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