Elezioni in Molise: la frittata con uova marce
5 Aprile 2018
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Elezioni in Molise: la frittata con uova marce

“Per farsi dei nemici non è necessario dichiarare guerra, basta dire quello che si pensa” (Martin Luther King).

Siamo di parte, non faziosi, consapevoli che l’informazione è il cane da guardia della democrazia e pertanto non può essere ridotta a cane da riporto, per cui è possibile avere amici al governo, non governi amici. Questo è uno dei capisaldi della nostra rivista. Il Molise, ridotto in stato pietoso dai governi succedutisi di centrodestra e sedicenti di centrosinistra, si è consegnato, nella scelta dei parlamentari, interamente a una formazione piuttosto nuova con la segreta speranza di volgere le spalle al peggio. Ma c’è un limite al peggio? Per tutta risposta, anziché imparare a leggere la storia, i notabili e capibastone delle due formazioni perdenti si sono dilettati in faide intestine, senza esclusione di colpi, per accaparrarsi un possibile posto al sole. E così, alla nuova competizione elettorale si presentano più impresentabili che mai, con tanta voglia di perdere. Una vera frittata fatta con uova marce! Avevamo chiesto la cosa più banale che potesse esserci: mettere al centro un programma per un possibile sviluppo della regione e solo dopo interrogarsi sulla persona più adatta per portarlo avanti. Per tutta risposta si sono accaniti sui possibili figuri che dovevano spuntarla nel rapporto di forze, incuranti del progetto che avrebbe dovuto fare da collante e soprattutto infischiandosene della regione da guidare. Purtroppo non provano nessuna vergogna! Dalle prime uscite del candidato presidente dei 5 Stelle – sarà pure un bravo ragazzo – si avrebbe difficoltà ad affidargli anche solo la gestione di un condominio. I molisani sarebbero già stati fortunati se avessero potuto scegliere il meno peggio, invece dovranno optare tra il peggio, il “più” peggio e l’“assai” peggio!

“La vera misericordia è più che gettare una moneta ad un mendicante; è arrivare a capire che un edificio che produce mendicanti ha bisogno di ristrutturazioni” (MLK). Quanto la situazione sia catastrofica basta leggere l’ultimo rapporto non della Terza Internazionale, ma della Banca d’Italia che dice: siamo un Paese sempre più ingiusto e diseguale, col 5% di benestanti che controlla un terzo della ricchezza nazionale, mentre rischiano la povertà un quarto delle famiglie, che salgono a 4 su 10 nel Sud, ma raddoppiano anche al Nord rispetto a 10 anni fa. Quasi 14 milioni di italiani vivono con meno di 830 euro al mese, cioè uno su quattro; il rischio povertà per i capifamiglia tra i 35 e i 45 anni è passato dal 19 al 30 per cento, che vuol dire che quasi una famiglia su tre teme lo scivolamento verso il proletariato, categoria (in disuso) ma numerosa di cui nessuno si occupa: non sono nemmeno degni di 80 euro. Sono troppo poveri! Di fronte a questi dati drammatici il primo obiettivo della politica dovrebbe essere quello di rendere il Molise più vivibile, progettare uno sviluppo, rispettoso dell’ambiente, che non costringa a fuggire, dare speranza di vita non solo a chi vi risiede, ma anche attirare persone che ripopolino e rivitalizzino i depauperati paesi. Senza lavoro non c’è dignità. I nuovi governanti hanno la responsabilità di creare lavoro e benessere, non semplicemente attribuire colpe a chi li ha preceduti e continuare a sgovernare. Con i soggetti in corsa, estratti dal cilindro, sarà mai possibile?

“Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli” (MLK). La solidarietà non è un optional, è la base del vivere sociale. È facile mettere i poveri in lotta tra loro, per amministrare tranquilli. La vera politica si preoccupa di dare dignità attraverso il lavoro ai giovani, ai disoccupati, ai sottoccupati, senza trascurare gli immigrati, utili oggi per il lavoro sommerso, per lo sfruttamento, per la speculazione. Se nel Molise la Lega ha riportato alla camera 14.405 preferenze e al senato 12.727 vuol dire che la disperazione ha già portato molti alla canna del gas!

“Una rivolta è in fondo il linguaggio di chi non viene ascoltato” (MLK). Siamo chiamati a ricostruire, cominciando a rimuovere le macerie lasciate da una pessima politica di cui siamo più che stufi, noi gente comune. Non permettiamo più a tizio o a caio, a caccia perenne di poltrone, di continuare a dettare le regole, per non passare da vittime a complici. Ritroviamo, se l’abbiamo persa, la voglia di metterci insieme, di lottare, di ribellarci, anche se sparuta minoranza. Le slavine sono causate da poche pietre che cominciano a rotolare. Basta con le divisioni volute dai soliti noti. Non facciamoci ammaliare dalle sirene di chi ha tutto l’interesse a tenerci separati. Uniti possiamo resistere e scrivere una storia altra, a prescindere da chi si aggiudicherà gli scranni della regione. Siamo militanti, non militonti!

P.S. Cinquanta anni fa (4 Aprile 1968) veniva assassinato Martin Luther King, pastore battista statunitense, profeta nonviolento, che si è speso, a prezzo della vita, per i diritti civili degli afroamericani. Il nostro omaggio non è formale perché ispira anche le scelte e le lotte che facciamo per affrancare il Molise da retaggi politico-coloniali, che tuttora ci attanagliano, consapevoli che “la più grande tragedia di questi tempi, non è nel clamore chiassoso dei cattivi, ma nel silenzio spaventoso delle persone oneste” (MLK).☺

 

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