La guarigione del pianeta
13 Aprile 2021
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La guarigione del pianeta

Le due parole magiche di cui tutti si riempiono la bocca, spesso senza sapere assolutamente di cosa si tratti, sono in questi mesi Recovery Plan.

Ma a me piace pensare che riusciremo (dato che il sogno è indispensabile al camminare verso l’utopia) a sostituirle con altre due, Recovery PlanEt. E poiché l’etimologia rivela tanto del mondo ideale che abbiamo dentro, e sappiamo bene che l’uso delle parole non è mai neutro, voglio tradurre “recovery” non con il significato usato dai giornali, e cioè ripresa, ma con quello che in inglese è più usato, guarigione. Che porta con sé, in questi tempi di Covid, anche una ventata di buon augurio.

Cos’é il Recovery PlanEt, del quale ora si comincia a parlare anche su qualche giornale e su riviste come Micromega? È un vero e proprio documento di indirizzo politico che più di mille associazioni e gruppi civici hanno redatto, con un gigantesco lavoro collettivo di elaborazione del pensiero, partendo dal manifesto preparato da Attac che dipanava il concetto di cura e asseriva la assoluta necessità della “società della cura”,  per sostituire la fallimentare società del profitto.

Ho avuto il piacere di tradurre in inglese quel manifesto, per allargarne la circolazione, e anche se, presa dalla tragica situazione contingente del Molise, non ho potuto partecipare direttamente ai 14 tavoli tematici che hanno scritto i capitoli salienti del documento finale, ne ho seguito i lavori attraverso i report: ciò che ne esce, e che sarà presentato ufficialmente il 10 aprile, è un’altra immagine di mondo possibile che parte dal disastro provocato dal capitalismo predatorio e prende come paradigma la cura.

Cura di sé, dell’altro e del pianeta, non dimenticando di inglobare anche il punto di vista ecofemminista che in tutto il mondo ha prodotto già da due anni un’analisi attenta del prezzo che le donne hanno pagato e pagano alla crisi economica, ambientale, sociale; e mostrando una lucidità chiaroveggente nel prevedere il baratro in cui ci porterebbe la non consapevolezza che riprendere a produrre, consumare, distruggere come prima della pandemia è follia pura.

Quel che colpisce leggendo il materiale prodotto da questa redazione assembleare, nel miglior stile movimentista temperato con il rigore dell’analisi, è appunto la precisione con la quale vengono individuati i cardini su cui si fa ruotare un piano vero di guarigione e tutela del pianeta, inteso come sistema collettivo di tutte le specie viventi. Economia circolare, rigenerazione degli ecosistemi, revisione dei piani energetici, ripubblicizzazione dei servizi pubblici locali (e come non pensare subito all’acqua, il più grande scippo di democrazia degli ultimi vent’anni, insieme alle atrocità di Genova?), ricostruzione della sanità pubblica, investimenti in istruzione e ricerca, attuazione della parità di genere, accoglienza e integrazione delle diversità e delle debolezze. Ma soprattutto sostituzione del mantra del profitto infinito e del debito come colpa con il principio della solidarietà e dell’attenzione all’altro e al pianeta.

Evidente che il governo in carica possa comprendere poco dei paradigmi della società della cura; altrettanto inevitabile che le formazioni politiche in auge (parlare di partiti è ormai fuori luogo), lontane anni luce dalla realtà degli ultimi, dei movimenti, dell’ associazionismo, guardino con sufficienza e scherno all’idea che si possano anteporre i diritti e la democrazia al denaro e alle banche.

Ma come dicevamo prima, il sogno è necessario come l’aria, l’aria che adesso il virus toglie ai nostri polmoni rappresentando plasticamente la deriva di un mondo senza respiro, chiuso a difendere confini inesistenti e a giustificare violenze disumane con la religione del profitto, fino a negare la libertà di produzione dei vaccini per i paesi poveri.

E se per noi sognare è vitale, vogliamo farlo con questo documento che vola alto, ma tiene conto della realtà e fa proposte concrete in tema di energia, economia, ambiente, lavoro. Altro che McKinsey e Colao, signori del liberismo e delle privatizzazioni!

Non possiamo accettare scelte fatte nel chiuso delle stanze del potere, dove le lobbies delle multinazionali hanno i loro rappresentanti accreditati, dove i peggiori inquinatori ed estrattori di fossili vanno sfrontatamente a difendere il loro diritto di uccidere e devastare.

Noi scegliamo la società della cura, e dobbiamo avere la forza di far conoscere il Recovery PlanEt, di farlo diventare patrimonio di sempre più cittadini, di imporre l’ascolto della voce di chi lo ha redatto nei ministeri dove si decide. E di far capire che questa volta non accetteremo nulla di meno.

Perché per fare la rivoluzione, come diceva Lenin, bisogna sognare. E il mondo non lo hanno mai cambiato le greggi che seguono un capo, ma i folli e i sognatori che percorrono strade accidentate e ne aprono di nuove.☺

 

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