La leggenda di re fajone
12 febbraio 2018
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La leggenda di re fajone

Non può non dispiacere la notizia che, a fine novembre 2017, Re Fajone è morto. I forti venti di quei giorni hanno stremato e buttato a terra lo storico albero, vecchio di 500 anni, attrazione principale dell’area forestale protetta (patrimonio della biosfera Unesco) di Montedimezzo in provincia di Isernia. Un gigante di 25 metri di altezza e metri 6,40 di circonferenza. Denominato “Fajone” in quanto, in dialetto molisano = grande faggio. “Re” in quanto albero di grande imponenza e maestà. Intorno a quell’albero amico, il 27 maggio 2012 ci lasciammo andare ad un suggestivo, allegro girotondo, durante la bella escursione del Cai Vasto “Carovilli – Montedimezzo – San Pietro Avellana”.

In carenza di documentazioni attendibili, pochi conoscono l’importanza sacrale del luogo ove Re Fajone ha proteso per 5 secoli le sue fronde. Boschi e foreste, come spesso raccontano antiche saghe e leggende, sono stati sovente, presso tutti i popoli, teatro di riti magico-religiosi. Riti propiziatori rivolti a questa o quella divinità, ninfa, spirito protettore.

Considerata la breve distanza della foresta di Montedimezzo da Pietrabbondante, insediamento di rilievo della Confederazione sannita che nel III e II secolo a.C. contrastò con coraggio il potere di Roma che si stava espandendo, è possibile ritenere che, proprio nell’area sacra ove, diversi secoli più tardi, sarebbe cresciuto Re Fajone, il comandante sannita Gaio Ponzio Telesino abbia invocato, alla presenza di sacerdoti locali, i Numi tutelari del popolo sannita affinché proteggessero e sostenessero le truppe nello scontro imminente con i nemici Romani. Preghiere non inutili, verrebbe da dire, in quanto nell’anno 321 a. C. Gaio Ponzio conseguì un’importante vittoria su Roma alle “Forche Caudine”, in Campania non lontano dal Molise. Evento a seguito del quale i Romani dovettero subire l’umiliazione di passare, a schiena curva, sotto i gioghi sanniti.

È utile ricordare che diversi secoli più tardi, nel XIII secolo d. C. Federico II di Svevia diede grande impulso alla realizzazione di tracciati specifici dedicati al transito del bestiame, dai pascoli di montagna in Abruzzo ai meno freddi stazionamenti invernali in Puglia: i cosiddetti tratturi.

Il territorio alto-molisano che include le attuali foreste di Montedimezzo e Collemeluccio venne anch’esso attraversato da un tratturo: il Celano-Foggia, importante itinerario della “transumanza”. Tratturo che attraversava i pendii di San Pietro Avellana, Vastogirardi e Pietrabbondante prima di oltrepassare la valle del Trigno più a sud. Una leggenda vuole che Federico II in persona, al fine di verificare la validità del tracciato, abbia ispezionato l’area che qualche secolo dopo avrebbe visto crescere rigoglioso Re Fajone.

Un luogo davvero, per certi aspetti, magico, regale, ricco di storia, ha dunque accompagnato lo sviluppo straordinario di quest’albero imponente, a lungo simbolo dell’Alto Molise, che lo scorrere del tempo e le forze stesse della natura hanno, per forza di cose, finito per consumare ed abbattere.☺

 

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