La lingua del cuore
11 Febbraio 2022
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La lingua del cuore

Il 21 febbraio di settant’anni fa, nel Pakistan orientale (che allora comprendeva anche il Bangladesh), quattro studenti bengalesi dell’Università di Dacca, a cui se ne aggiunsero altri nei giorni successivi, furono uccisi dalla polizia nel corso di una sollevazione in cui rivendicavano l’ufficialità della loro lingua madre, il bengalese, contro l’imposizione della lingua urdu.

Per ricordare questo episodio, avvenuto nell’ormai lontano 1952, l’UNESCO ha istituito nel 1999 la Giornata Mondiale della Lingua Madre, celebrando, il 21 febbraio di ogni anno, il diritto di ogni popolo a esprimersi nella sua lingua madre e il valore della diversità culturale e linguistica. Il multilinguismo, come mezzo per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile che si basano sul principio del “non lasciare nessuno indietro”, risulta di vitale importanza soprattutto in questo momento in cui il mondo, a causa del Covid-19, si trova ad affrontare un’interruzione dell’istruzione senza precedenti. La pandemia ha già drammaticamente messo in luce disuguaglianze, emarginazione ed esclusione, che si prevede verranno ulteriormente esacerbate nei prossimi mesi. Ma c’è anche un altro dato che deve far riflettere. Se le lingue utilizzate nel mondo digitale oggi sono meno di un centinaio, quante potrebbero sparire in futuro? Almeno il 43% delle circa 6.000 lingue parlate nel mondo è in pericolo e ogni due settimane una lingua scompare portando via con sé un immenso patrimonio culturale.

L’uso della lingua madre può coesistere armoniosamente con l’acquisizione di altre lingue, ma, come sosteneva Nelson Mandela, “parlare a qualcuno in una lingua che comprende consente di raggiungere il suo cervello, parlargli nella sua lingua madre significa raggiungere il suo cuore”.

Se da un lato, in linea con questo frammento di saggezza di Mandela, la Giornata Mondiale stimola una riflessione sulla lingua del cuore, delle emozioni e degli affetti primari, dall’altro è l’occasione per conoscere e valorizzare le varie lingue che, a scuola o al lavoro, ambienti sempre più multiculturali, caratterizzano il nostro vivere quotidiano e determinano i cambiamenti della nostra società. Sono le lingue di nuova immigrazione, ormai parte integrante del nostro paesaggio linguistico: il rumeno, l’arabo, l’albanese, il cinese, lo spagnolo.

Ma accanto alle lingue d’origine, meritano di essere ricordati in questo frangente anche i dialetti, fortunatamente ancora diffusi e utilizzati in certi contesti, e le dodici “Minoranze Linguistiche Storiche” riconosciute e protette da un’apposita normativa (Legge 15 Dicembre 1999, n. 482): “In attuazione dell’articolo 6 della Costituzione e in armonia con i principi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate, e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo”. Come dimostra proprio il caso delle nostre comunità albanesi e croate (queste ultime presenti solo in tre centri del Molise), si tratta di culture che, nel corso della storia, si sono insediate e integrate nel territorio nazionale, fino a diventare una parte essenziale della nostra complessiva identità di italiani (o di molisani). Molte di queste minoranze intrattengono ancora oggi stretti legami con i loro luoghi di origine, oltre a utilizzarne la lingua, e testimoniano una significativa continuità storica di riferimenti culturali, in qualche caso agevolati anche dalla vicinanza geografica.

Le lingue sono dunque uno degli strumenti più potenti per preservare e sviluppare il nostro patrimonio materiale e immateriale. Per questo, ben vengano tutte le iniziative volte a promuovere le lingue materne. Come la cerimonia commemorativa, organizzata ogni 21 febbraio dall’Ambasciata del Bangladesh a Roma, nel parco Rabin accanto a via Panama, dove si trova un monumento che replica quello di Dacca. È dedicato idealmente a tutti i martiri del Bangladesh il cui sacrificio ha permesso di costituire uno stato separato nel 1971, ma in particolare a coloro che nel 1952 morirono per difendere la propria lingua del cuore.☺

 

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