La misura è colma
2 Ottobre 2015
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La misura è colma

Guardare con malinconia al passato non è giusto e sarebbe un grave errore considerare quel tempo in modo acritico, quasi potesse essere un rifugio e un esempio di fronte ai seri problemi del nostro tempo. La miseria della politica in Molise non è proprio una novità. L’uso personale dei partiti, compreso quello comunista, l’intrigo e i complotti di “famiglia” per cancellare quel che di buono si sarebbe potuto fare è cosa antica, pur tuttavia il degrado politico e affaristico di questi nostri giorni ha una qualità e una intensità del tutto nuova. Ho passato “i migliori anni della nostra gioventù” a gridare contro La Penna e soci per il sistema di clientele e di appropriazione privata del bene pubblico, poi mi è capitato di polemizzare con quel partito comunista che permetteva di concentrare nelle mani di una sola persona il potere del sindaco di Campobasso, della presidenza della provincia e del segretario regionale del partito, nemmeno fossimo nella Romania di Ceausescu. Pur tuttavia, è bene ricordare, che quel regime democristiano conservava un rapporto, anche se inquinato, con l’interesse comune e il Partito Comunista nel suo popolo era moralmente sano e politicamente pieno di passione.

L’ultima vicenda istituzionale molisana: la crisi del comune di Isernia è paradigmatica dello stadio terminale della politica di casa nostra. Dice il sindaco sfiduciato Luigi Brasiello: “vi è stata una regia occulta, una lunga mano che ha portato il consiglio a una scelta sciagurata”, ancora “nei prossimi giorni farò i nomi”. Le parole del Brasiello, ex numero uno della camera del commercio, più che le parole di un sindaco sembrano quelle di un “gran maestro” di una loggia massonica. Il comune che dovrebbe essere l’agorà, il luogo elettivo del confronto e dello scontro politico, della trasparenza degli interessi e delle scelte, si è trasformato nel sottosuolo degli intrighi, delle congiure, delle minacce e delle allusioni pericolose. La Politica che ha rappresentato negli anni del dopoguerra e poi per un tempo lungo un formidabile strumento di emancipazione del popolo e di unità del Paese è divenuta, nel nuovo che è avanzato, un principio d’infezione della società civile e della comunità nazionale. E in questo degrado il Molise è un laboratorio di eccellenza.

Quel che rende particolarmente gravi le responsabilità di questi nuovi signori della politica è la loro distanza dalla vita della gente comune, è il loro disinteresse per la sempre più grave crisi economica e sociale di questa nostra regione. La disoccupazione regionale è al 19% , sette punti al di sopra della media nazionale. Dal 2007 è andato perso il 16,6% del PIL regionale e il 24% delle famiglie appartiene a quella fascia sociale che viene definita di povertà relativa. Infine il lavoro sommerso e nero rappresenta il 14,6% del PIL regionale; solo la Calabria ha fatto di peggio. A questa fotografia dobbiamo aggiungere gli ultimi dati Istat sull’export, dai quali emerge che la regione Molise diminuisce il suo export ancora del -3,3 per cento, mentre in molte regioni italiane inizia a registrarsi un’inversione di tendenza. È un dato di particolare importanza quello che rileva l’Istat, perchè è indicativo della struttura economico-produttiva, della competitività nei mercati della nostra regione, è misura della classe imprenditoriale, di quella politica e di quella istituzionale. Insomma questo dato, al pari della penosa vicenda di Isernia, ben evidenzia il fallimento e la miseria dell’intera classe dirigente del Molise. Secondo l’OSCE serviranno 15 anni all’Italia per recuperare quel 25% di capacità produttiva persa negli ultimi dieci anni. Chiedo: “Quanti decenni serviranno al Molise per recuperare il tempo perduto, se dovesse restare al potere questa classe politico-affaristica?”.

Fra qualche settimana si dovrebbe avere, dopo l’arresto per frode fiscale e truffa ai danni della regione dell’ex assessore Scarabeo, un “rimpasto” della giunta regionale. In realtà dopo la vicenda Scarabeo la decenza avrebbe dovuto chiamare in causa l’esistenza stessa della giunta, ma questo sarebbe stato chiedere troppo. Per un minimo di decoro e non solo politico, il presidente Frattura, nel mentre si prepara a rinnovare se stesso, sarebbe bene che presentasse un bilancio delle cose fatte o non fatte. Sarebbe bene che indicasse su quali basi politico-programmatiche verranno fatte le nuove nomine regionali. Siamo dinnanzi alla consueta logica spartitoria o si può immaginare qualcosa di diverso? sarebbe un miracolo se dovesse verificarsi la seconda ipotesi. Certo una domanda è d’obbligo: quel popolo in nome del quale tutti parlano, noi compresi, dove è? Ancora, dove sono quei cittadini che con i loro comportamenti testimoniano un’idea alta dell’etica e della società? Il problema del Molise non è solo quello di una classe dirigente politico-affaristica che cura i propri affari a discapito della legge e degli interessi della comunità, ma è, in primo luogo, la latitanza di una società civile e della sua parte più consapevole nel governo del bene comune. Il Molise è ormai nell’ emergenza sociale e nella crisi economica, avanza la decadenza dell’ambiente e della legalità, siamo vicini al punto di rottura, prossimi a quel confine superato il quale tornare indietro diventerà molto, ma molto difficile.

Le donne e gli uomini virtuosi e di buona volontà dovrebbero abbandonare il loro aristocratico distacco dalla politica e dalle istituzioni e dovrebbero porsi qualche elementare interrogativo: è colma la misura o no? siamo ad un bivio nel quale si decide il futuro di questa comunità o no? se non ora, quando si pensa di affrontare la sfida per il bene comune? Come è del tutto evidente, questi interrogativi sono retorici. La realtà è che tutto, dalle vicende globali a quelle locali, dalla macroeconomia alla microeconomia, dalle grandi migrazioni ai rigurgiti nazionalisti, tutto sembra dirci che il tempo è ormai scaduto. ☺

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