la papera non galleggia    di Domenico D’Adamo
31 Gennaio 2012
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la papera non galleggia di Domenico D’Adamo

 

Mentre la nave affonda i passeggeri continuano a danzare: non si tratta della “Concordia” ma del nostro Paese. Iorio è contento per aver  approvato il bilancio in consiglio regionale con tutti i voti della sua maggioranza e di essere entrato in sintonia con l’opposizione per il patto del 10%. Beato lui! Sbandiera ai quattro venti la notizia di essere stato il primo in Italia a ridurre i costi della politica ma lo sanno tutti che questa è l’ennesima bufala. La riduzione del 10% dell’indennità ai consiglieri in realtà rappresenta appena qualche centinaia di euro, tutto il resto rimane invariato, sia per ciò che riguarda la diaria ai poveri consiglieri, sia per i contributi ai “portaborse” che nessuno sa chi sono, sia  per i fondi a disposizione del presidente del consiglio regionale i quali diventano un vero scandalo se vengono utilizzati per i regalini di fine d’anno. Non si capisce perché un operaio della FIAT, che percepisce uno stipendio di 1.200 euro al mese, non ha diritto alla diaria quando si sposta da Campobasso a Termoli per andare a lavorare, invece, se un consigliere regionale, che di euro ne percepisce dieci volte tanti, quando si sposta da Termoli a Campobasso, anche lui per andare a lavorare, continua a percepirla ancora oggi, anche dopo la grande riforma del 10%; così come appare incomprensibile la ragione per cui la regione assegna al consiglieri regionali i fondi per la retribuzione del personale assunto presso i gruppi consiliari e contemporaneamente paga loro pure il portaborse, senza peraltro richiedere adeguata rendicontazione; e non si capisce ancora perché, invece di abrogare le disposizioni che consentono al presidente del consiglio di disporre di somme di denaro con assoluta discrezionalità, il consiglio approva norme contra personam per mandare a casa qualche dirigente che queste cose le ha denunziate: per la casta nostrana questi sono i tagli dei costi della politica. È così difficile per un consigliere regionale provare a pensare, così come avviene per tutti i lavoratori, ad una retribuzione omnicomprensiva adeguata al ruolo? (stipendio meno ritenute previdenziali per pagarsi la pensione meno ritenute fiscali). Questa banale riflessione sembra incomprensibile sia alla maggioranza di Iorio che alla minoranza di Frattura.

Veniamo intanto a noi terremotati, anche perché ogni tanto vorremmo darvi  qualche notizia passabile. Dopo nove anni di sprechi, di inefficienze, di incapacità di risolvere i problemi causati dal terremoto e non solo, il governo Monti ha detto finalmente basta e speriamo che non ci ripensi. Chiunque si sarebbe accorto che lo “stato di criticità”, non contemplato da nessuna legge, era solo un trucco per sottrarre al consiglio regionale il controllo sulle attività post terremoto: una zona franca nella quale, con la compiacenza di Iorio, tutti hanno affondato le mani ma a nessuno è stato consentito di mettere il becco. Basti pensare che anche la commissione ispettiva, nominata dal governo Prodi, nella relazione inviata alla Protezione Civile Nazionale si dichiarava impotente rispetto ad una legislazione che le negava il diritto di chiedere notizia sulla contabilità speciale intestata al commissario delegato. Ora, finalmente, invece del libro bianco pagato con i soldi del terremoto allo scopo di tessere le lodi del commissario e del suo sub, sarebbe il caso, finalmente, così come stabilito dal decreto di proroga dello stato di criticità ormai scaduto, che gli stessi rendessero il conto di ciò che hanno fatto in questi  nove anni, pubblicando l’elenco dettagliato delle entrate che sono confluite nella contabilità speciale intestata a Iorio, notizia questa sempre tenuta strettamente riservata, oltre all’elenco analitico di ogni spesa, senza dimenticare di fornire il nominativo delle ditte che hanno realizzato i lavori ed i tecnici che hanno progettato le opere. Solo in questo modo avremo la prova provata che i manufatti ristrutturati con i fondi del sisma rappresentano solo il 13% di quelli danneggiati e censiti dalla Protezione Civile. Non comprendiamo come dopo nove anni di cura Iorio/Romagnuolo, con tutti i fondi sbandierati dai due in ogni campagna elettorale, si pretenda  la proroga dello “stato di criticità” quando, sin dal lontano 2005, il commissario delegato in consiglio regionale assicurava il completamento della ricostruzione entro l’anno. Così come non comprendiamo né i pellegrini di San Giuliano, né quelli di Montenero di Bisaccia che folgorati sulla strada di Isernia hanno scoperto che è meglio l’uovo oggi che la gallina domani.

Altro che proroga dell’emergenza con conseguente riconferma di commissario e sub! A quei due andrebbero chiesti i danni per ciò che hanno fatto e soprattutto  per quello che non sono stati in grado di fare. Dopo tanti anni di incessante attività, gli “uffici terremoto”  ancora non completano l’iter amministrativo per l’approvazione dei progetti di ricostruzione: stiamo parlando di carte, figuratevi i mattoni, di quelli, nemmeno l’ombra e parlano di successi, di traguardi raggiunti, di modelli da imitare. I dipendenti dei COC, tutti quelli assunti dai sindaci dei comuni per chiamata diretta, senza alcuna selezione, hanno continuato a lavorare come se la proroga dello stato di criticità fosse una semplice formalità: ora che fa il commissario? Continuerà a pagarli con soldi propri o li stabilizzerà coi fondi nostri, così come promesso? E i fondi della delibera CIPE, quei 1350 milioni di euro per autostrada, terremoto ed altro, perché non arrivano mai? Il candidato Iorio in campagna elettorale ne ha parlato tanto e da commissario delegato si è anche  affrettato a firmare i decreti di finanziamento, circa 80 milioni di euro per case e scuole. Visto che  i lavori sono anche ricominciati, per quale motivo si tarda a saldare i primi stati di avanzamento degli interventi già realizzati? Qualche problema col patto di stabilità? O come sempre è tutto a posto? 

Prima o poi i nodi vengono al pettine e non saranno gli emendamenti presentati in parlamento dall’on. De Camillis a scioglierli perché oltre alle chiacchiere ci vogliono i fatti e quelli nel nostro paese scarseggiano. Dopo la deludente stagione commissariale è il caso che la regione, non Michele Iorio, si riappropri della sua autonomia ed affronti tutti i problemi rimasti irrisolti durante i nove anni di allegra gestione perché un presidente di regione che chiede di essere commissariato deve avere seri problemi.☺

domenicodadamo@alice.it

 

 

 

 

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