La plastica lignea
2 Gennaio 2014
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La plastica lignea

“Far sentire i corpi pulsare sotto le stoffe e queste trasmettere il linguaggio delle forme umane: comunicazione perfetta del sentimento barocco con l’enfasi della rappresentazione ideale della persona”. Questa teoria attraversa, in uno slancio che supera ogni slancio accademico delle opere plastiche, la scultura più che la pittura. La fissazione del nudo, Cristo in croce o deposto, santi dai corpi martoriati o con segni delle passioni, membra dalla bellezza apollinea che si posano come essere e verità riscontrabili nelle rappresentazioni angeliche che accompagnano le immagini di madonne e santi in un deliquio plastico di esaltazione mistica.

L’incarnazione del nudo barocco è più protesa alla idealizzazione metafisica che empirica. Il nudo si stacca sullo sfondo del mondo e si impone allo sguardo, a quello dell’occhio, dello spirito: sorgendo tra l’ incavo delle pieghe crea l’effetto dell’evidenza producendo torsioni e accennando leggerezza di movimento. Il cristianesimo barocco ha evidenziato il corpo spoglio, pur osteggiando la nudità, ha mantenuto sugli altari non il Cristo nudo ma il Nudo del Cristo. A differenza di altre culture, dove la nudità, priva d’ontologia e di metafisica, si dà come indecenza o erotismo, il pensiero barocco ha avvertito l’attrazione della carne e il rifiuto del pudore come esigenza d’essenza e potere spirituale. Ha trasformato il corpo spoglio in pienezza, il sensibile e il desiderabile in icona della Bellezza attraverso i contenuti della spiritualità e la realistica estrinsecazione della forma.

Carmine Latessa

Nel panorama artistico partenopeo, nei decenni tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, emerge uno scultore di indubbia qualità che ha trasmesso nella plastica lignea il gusto tardobarocco e quello più strettamente settecentesco. Dai documenti rintracciati dal curatore di pubblicazioni sugli artisti e uomini illustri oratinesi, Dante Gentile Lorusso, inaspettatamente scopre il Latessa nella bottega di Giacomo Colombo: “…due rogiti notarili ritrovati presso l’Archivio di Stato di Napoli da Ulisse Prota-Giurleo, i quali attestano la presenza di Carmine Latessa nella bottega di Giacomo Colombo, per dieci anni di apprendistato”. (Dante Gentile Lorusso, Uomini Virtuosi, pag 29).

Il giovane Latessa è avviato da uno zio, il sacerdote Domenico, a sua volta allievo del pittore Nicola Fenico, che operò a Campobasso nel primo decennio del Settecento e morì a Roma nell’ ottobre del 1718. In un atto, stipulato presso il notaio Giuseppe Barracano, si legge che Don Domenico Latessa, sacerdote secolare della città di Campobasso, viene a convenzione con Giacomo Colombo scultore, per mettere a servizio per sette anni nella bottega del maestro, Carmine Latessa, figlio del fratello Cristofaro. Il giovane apprendista è obbligato ad assistere il maestro in tutti i lavori leciti e onesti, a non assentarsi senza la licenza del maestro, altrimenti lo zio è tenuto a pagare per ogni giornata di assenza cinque carlini e il nipote a recuperare nella bottega tutto il tempo perso alla fine degli anni di apprendistato. Durante i prescritti anni di apprendistato, Carmine non deve commettere furti, né in casa né in bottega di Giacomo Colombo, pena a risarcire lo scultore di spese ed interessi da parte dello zio. Il vitto, il calzare e vestire nei primi due anni è fornito dallo zio (Dante Gentile Lorusso, idem pag, 29-30).

Opere: – Convento S. Maria di Loreto, Toro, Crocifisso; – Parrocchia SS. Salvatore, Toro, Madonna del Rosario; – Parrocchia S. Stefano, Limosano, Addolorata.

Sotto il segno d’una bellezza assoluta, la forma è incarnata compiutamente nel modellato atletico del nudo, con impressioni acrobatiche del corpo che si piega, scivola sotto il peso del dolore e l’angoscia sfocia nel diafano brusio della morte. Il Cristo in croce è attraversato da una vitalità senza precedenti, dove il giovane Latessa ha energeticamente riassunto la lezione del grande Colombo, raggiungendo, nella breve esistenza, la maturità espressiva e formale dei grandi scultori del Secolo d’oro. ☺

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