La rivoluzione del pane
29 Aprile 2017
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La rivoluzione del pane

Viviamo nell’epoca dello sterminio di massa. Lo sterminio è messo in atto in tanti modi, troppi: si passa dallo sterminio delle armi e della fame allo sterminio tecnologico provocato sia dai nuovi mezzi di comunicazione sia dallo scorretto smaltimento di questi mezzi, quando dopo brevissimo tempo divengono rifiuti (si veda ad esempio l’ avvelenamento da metalli pesanti che colpisce i bambini africani che smembrano i nostri apparecchi elettronici), dallo sterminio di chi viaggia verso nuovi orizzonti attraverso vecchie rotte allo sterminio ad opera del CETA e del TTIP, dallo sterminio dei rifiuti tossici interrati nelle nostre terre all’ avvelenamento programmato causato dai cibi che ingeriamo quotidianamente.
Potrebbe sembrare uno scenario apocalittico, invece, per contrastarlo, ci sono tante strategie. Una di queste, un atto rivoluzionario, è fare il pane. Innanzitutto è un processo lento, che richiede pazienza, che va in una direzione opposta alla velocità che ci viene imposta quotidianamente. Inoltre è l’occasione per limitare l’uso di alcuni veleni presenti nel “pane commerciale”: farina 00, zucchero, lievito chimico.
La prima scelta rivoluzionaria sta nella selezione degli ingredienti: occorrono solo farina non raffinata, possibilmente molisana, prodotta dal grano non contaminato di piccoli agricoltori, macinata a pietra; acqua; sale. Al posto del lievito chimico è consigliabile adoperare il lievito madre, ottenuto semplicemente da acqua e farina.
Il giorno prima dell’utilizzo il lievito madre va rinnovato, dopodiché il processo di panificazione può avere inizio: basterà sciogliere 200g di lievito madre in 500 ml di acqua e successivamente aggiungere 1kg di farina, acqua se necessario, 1 cucchiaio raso di sale fino ad ottenere un impasto di media consistenza e non appiccicoso.
L’amore profuso nella realizzazione dell’impasto deve essere ora combinato a tanta pazienza perché l’impasto deve lievitare fino al raddoppio. Trascorso il tempo necessario si può dividere l’impasto in porzioni più piccole e sistemarle alla giusta distanza su una teglia ricoperta di carta forno. Dopo aver atteso di nuovo il raddoppio delle forme, possiamo procedere a infornarle a 200° per 30’ circa o comunque fino a quando la crosta sarà uniformemente dorata e croccante.
L’ideale sarebbe in- fine condividere il proprio pane per ricreare quel senso di comunità che solo può sconfiggere l’individualismo spietato e, sempre più, razzista e fondamentalista che provoca senso si sofferenza e infelicità diffusa.
Spesso ci chiediamo come mai i nostri nonni fossero più felici di noi, pur avendo molto meno. Beh forse perché, ai giorni loro, le pratiche comunitarie erano molto più diffuse e tra queste scambiarsi il lievito madre, fare il pane in compagnia e insieme andare a cuocerlo nei forni, riportarlo a casa in grosse ceste poste sulla testa, non sprecarlo e conservare fino all’ultima briciola. Ma questa è un’altra storia.

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