La rivoluzione zoppa
22 Maggio 2018
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La rivoluzione zoppa

È difficile tornare a scrivere dopo il 22 aprile. È difficile constatare che il popolo molisano ha ormai perso la speranza di cambiamento, attraverso lo strumento democratico del voto; è ancora più difficile accettare che abbia la memoria corta e abbia deciso di riconfermare una classe politica che ha grandi e gravi responsabilità della passata cattiva gestione del governo regionale. In alcuni casi è bastato che il politico abbia cambiato casacca e con una giravolta sia passato all’altra sponda, per farne di nuovo il destinatario delle preferenze di molta gente.

Siamo passati attraverso una campagna elettorale di livello molto basso; le offese personali sono fioccate, con modi e toni da assemblea di condominio. Solo in questo modo si riesce a comprendere chi è stato talmente scoraggiato da non voler neanche prendere la matita in mano. Meglio lavarsi le mai che votare il meno peggio. Attraverso la rivista la fonte, avevamo lanciato il manifesto “Molise domani” per mettere sul tavolo alcuni temi di interesse collettivo per il benessere dei molisani. Le proposte e le denunce fatte non sono state prese in minima considerazione, neanche per farne oggetto di disapprovazione, segno ormai che alla discussione sui temi si preferisce il dileggio dell’avversario, ed in questo, occorre che più di qualcuno faccia autocritica, e non solo a livello locale, per aver abbassato il livello dello scontro e del confronto politico.

Occorre prendere atto che la nuova maggioranza è stata molto astuta nel giocare le sue carte, vincendo con i voti nei piccoli paesi. Qui il forte senso della comunità ha prevalso sul voto di opinione. In questo il Movimento 5 stelle ha sbagliato a non saper leggere, o a leggere in modo parziale o soltanto spregiativo, il senso di appartenenza dei molisani alle piccole comunità dei paesi. In molti casi, non si trattava di catene da spezzare, ma di veri e propri legami familiari e sociali da spezzare. Del resto, ha evidentemente pesato anche la logica strutturale del movimento, che demanda la scelta dei candidati a dinamiche di scelta troppo autoreferenziali, che in questo caso non hanno rispecchiato il sentire degli elettori, ma piuttosto la logica degli equilibri interna al movimento. Questo non ha certo contribuito ad invogliare al voto gli orfani di una sinistra allo sbando.

Pertanto, i soliti problemi sono sempre lì e restano sul groppone del nuovo governo regionale, che tra l’altro, in campagna elettorale, non ha speso una parola per parlare del sociale e, per quel che ci riguarda, della condizione delle persone con disabilità. Le aspettative, per quel che mi riguarda, sono pertanto molto molto basse.

La resistenza è ormai una condizione esistenziale; è con questa consapevolezza che si andrà avanti. L’amarezza di aver perso un’occasione per “fare tabula rasa” e riscrivere il futuro su nuove basi non deve prevalere. Anzi, è il caso che tutti coloro che hanno fame di giustizia sociale non si perdano d’animo e facciano sentire il loro contributo in maniera ancora più forte e più chiara.

La consapevolezza che deve guidarci è ancora una volta la tutela della dignità umana in ogni azione di governo, allarmandoci e ribellandoci ogni volta che viene leso il diritto di un debole, sapendo che questo non può mai essere compresso o subordinato ad esigenze di bilancio, così come ha sancito la Corte Costituzionale nel dicembre del 2016. Perciò, se vi diranno che non ci sono soldi per il sociale, sappiate che le risorse devono trovarsi. Se vi diranno che più soldi ai terremotati e/o agli stranieri corrispondono a meno soldi alle persone con disabilità, voi ribellatevi. La libertà di movimento, il diritto allo studio, il diritto a vivere in una condizione dignitosa non sono beni divisibili. Tutti ne hanno diritto, e se sono in discussione anche per un solo individuo lo diventeranno per tutti gli uomini.

Non disperdetevi, non scoraggiatevi, fate rete, non allontanatevi dalla politica, che è stata e resta sempre il solo mezzo per restituire agli uomini la dignità umana. ☺

 

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