La tragedia dell’emigrazione
5 Ottobre 2015
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La tragedia dell’emigrazione

Di fronte alle notizie di quest’estate arrivate dal fronte immigrazione, verrebbe da gridare, come il Padre in Sei personaggi in cerca d’autore: “Non è finzione!, è realtà, realtà signori, realtà! Le migliaia di afgani, iracheni, africani, una schiera di 340 arrivi nei primi sette mesi del 2015 non è finzione, realtà, signori realtà, urlano le vittime”. È un riscontro di sensibilità lanciato da Riccardo Bonacina, figura di grande sensibilità nella presa di coscienza delle vicende umane attinenti i deboli. Non a caso egli è anche direttore di Vita, rivista che si dedica ai deboli che sostiene anche “Sogni audaci diventati realtà”.

È tempo di aprirsi ad una accoglienza umanitaria da parte di noi tutti nel sostenere i deboli. In questi giorni si raccolgono iniziative che aprono alla speranza. La Chiesa si mobilita stimolata da papa Francesco perché le parrocchie si aprano alla fraterna accoglienza degli emigrati. Il vescovo Nosiglia di Torino si è già adoperato perché le parrocchie accolgano almeno cinque migranti. Anche diversi comuni italiani, disposti all’accoglienza, aprirebbero le porte a 200mila migranti. Anche paesi come la Germania si vanno aprendo ad una accoglienza diffusa. Si prevede che, entro la fine del 2015, 800mila emigranti chiederanno accoglienza. Si rileva in diverse nazioni l’esigenza di attivare corsi intensivi di settimane come piano di antidisoccupazione e di specificità rispetto al lavoro da attivare. In Gran Bretagna si adottano corsi per tre settimane.

Parliamo del nostro Molise e attiviamoci con accortezza nel prendere atto di non adottare un modello di accoglienza che si traduca in una cultura assistenzialista come avviene nelle amministrazioni che erogano risorse senza attivazioni reali, ma soltanto burocratiche. Occorre prendere atto di fenomeni molto preoccupanti che lasciano poche speranze di crescita per il Molise. Dal 2006 al 2015 la nostra terra ha perso 7000 alunni e ha chiuso 30 scuole. La natalità è molto ridotta e da qualche tempo i giovani si adoperano per cercare lavoro nel nord Europa. Ci sono voci che diffondono la notizia di un Molise che tra 15 anni sarà svuotato. È bene rifarsi a cittadini che sono scesi in campo con la determinazione non solo nel fare analisi della situazione ma soprattutto per avviare iniziative di intesa con la politica e le istituzioni anche locali.

È molto significativo il messaggio che, di recente, ha diffuso a Campobasso un’associazione che si impegna da cinque anni sulle tematiche e i problemi concreti dell’emigrazione e sulla operatività delle iniziative da attivare: “Cari sindaci, a scrivervi è l’Associazione Primo Marzo Molise che lo scorso anno ha animato e portato avanti, insieme a tante associazioni e migliaia di cittadini, la campagna l’Italia sono anch’io”. Alle parole sono seguite iniziative concrete che hanno favorito l’assegnazione della sede all’associazione in Vico Carnaio, nel centro storico della città. Permane un dialogo permanente con le istituzioni cittadine per sollecitarle ad assumere iniziative volte a rendere più vivibile la presenza degli emigrati fra noi, a partire dai bambini, e rifacendosi agli articoli della Costituzione e coinvolgendo i cittadini molisani. Utile si è scorto l’impegno pubblico lanciato dall’associazione per la proposta di una Legge Popolare che riconosca il diritto di cittadinanza per i bambini che nascono e crescono in Italia. La loro appartenenza alla nostra terra non è ancora riconosciuta e non consente a loro di giovarsi dei diritti di cui usufruiscono i nostri figli. La proposta di Legge Popolare promossa dall’associazione Primo Marzo Molise ha raccolto l’adesione di più di 1.500 cittadini che l’hanno sottoscritta.

Tocchiamo anche eventi che richiedono un chiaro atteggiamento e concrete iniziative per porre fine a talune forme di accoglienza di tipo assimilato alle strutture alberghiere e che favoriscono solo i gestori e l’incasso che li sostiene non agevola e non alimenta un inserimento civile degli emigrati e non li coinvolge alla cultura di comunità con la cittadinanza locale. E ancora è carente la formazione non diretta ad accrescere la cultura dialogica e di iniziative che favoriscono anche l’avvio del lavoro. Non è un caso che si testimonia la chiusura di diversi centri di raccolta di emigrati come Boiano e Vinchiaturo. Occorre coinvolgere la cittadinanza che partecipa e sollecita una presenza attiva e consapevole a chi ha lasciato casa per ritrovare la comunità e il reciproco sostegno che comporta la creazione di un clima di attiva appartenenza al nuovo mondo, che si rafforza con un chiaro apprendimento delle sue tradizioni e quant’altro. Ma anche le opportunità lavorative che sarebbero di giovamento ai pervenuti da fuori e ai nostri giovani che abbisognano di rilancio di benessere e recupero di opportunità culturali ed economiche che forniscono chiari segnali di ripresa. A questo progetto alla lunga deve partecipare l’istituzione, ma non sola.

Scendiamo in campo coinvolgendo le istituzioni, agenzie attive, associazioni e gruppi operativi. È la lezione che ci viene da gente e terre italiche. Si pensi ai comuni di Calabria che sono risorti dopo aver accolto con viva determinazione Curdi, Eritrei e Magrebini. Abbiamo appreso un esempio storico che non cessa di giovare a ospiti e benvenuti: i piccoli centri della Calabria che accogliendo gli emigranti ripopolarono i loro paesini e ne arricchirono le attività lavorative rivalorizzando anche i prodotti della campagna e lo spirito d’ intraprendenza in altri luoghi. A partire da Riace l’iniziativa innovativa del meridione si è estesa ad altri piccoli comuni. Tra questi Badolato che riuscì a raddoppiare il numero dei suoi abitanti: 651.

A questi modelli l’Associazione Primo Marzo a Campobasso lancia da qualche anno segnali di innovazione aperti alle associazioni e alla cittadinanza attiva. Qualche segnale di innovazione si coglie anche in Molise. ☺

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