La transumanza
12 Marzo 2019
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La transumanza

La parola “transumanza” deriva dal latino trans (al di là) e humus (terra) = pastorizia trasmigrante con le stagioni, lungo i tratturi, dal latino tractoria = le strade dei pastori. La transumanza ha una storia antichissima che molto probabilmente coincide con la storia stessa dell’allevamento. Essa era regolata e disciplinata fin dall’epoca degli antichi romani da un complesso di leggi e di tasse da pagare nelle diverse dogane, dato che costituiva una forte voce di entrate tributarie per lo Stato. Ma è nell’epoca normanna che subì una riorganizzazione di tutta la filiera produttiva su basi legislative legate, da una parte, all’usufrutto dei pascoli pubblici (fondando le basi dell’enorme patrimonio fondiario demaniale) e dall’altra all’inviolabilità dei diritti del pastore che veniva tutelato nella sua attività a norma di legge.

Nell’Italia centromeridionale la transumanza delle pecore si divise in due grandi direzioni. La prima, più grande e lunga, riguardava il Regno delle Due Sicilie, con diversi tratturi che collegavano gli Abruzzi alla Puglia, il più importante dei quali era il famoso “Tratturo Magno”, una pista erbosa larga oltre 110 metri e lunga 240 km, che ebbe il suo maggior sviluppo dall’XI al XIX secolo. Dopo i normanni, gli aragonesi dettero forte impulso alla transumanza istituendo la Regia Dogana della Mena delle Pecore e obbligando a svolgere tutto il commercio della lana nella Fiera di Foggia. Nel 1600 i capi ovini che transumarono fino a Foggia furono 5,5 milioni.

Transumanza verticale

ed orizzontale

Il mercato della lana nell’Italia rinascimentale era un motore di ricchezza economica paragonabile a quello dell’estrazione del petrolio per i Paesi Arabi dei giorni nostri. Le razze locali presenti, come la razza Carfagna, vennero incrociate attorno al 1435 con arieti Merinos provenienti dalla Spagna (ma in fin dei conti di origine araba) per cercare di ottenere una lana migliore per l’industria tessile, dando vita alla razza Gentile di Puglia, la pecora tipica della grande transumanza verticale.

La fine della grande transumanza avvenne nei primi del XIX secolo, con l’abolizione della Dogana di Foggia, 1806, con le leggi napoleoniche sull’Affrancazione dei terreni demaniali, per favorire la piccola proprietà contadina, con lo sviluppo dell’industria tessile meccanizzata in Inghilterra e in Olanda. Comunque la concorrenza delle piccole ma pregiate industrie tessili dell’Italia centrale era già entrata in crisi agli inizi del XVIII secolo a causa di disastrosi terremoti.

La seconda rotta di transumanza invece, anche essa di origini antiche ma più corta, scendeva nella Campagna Romana e si accrebbe notevolmente nel 1477 quando papa Sisto IV obbligò tutti i pastori del Regno della Chiesa a portare le greggi a svernare nell’Agro Romano (anche quelli delle Marche), con un tragitto che in genere percorreva le vie consolari Salaria e Flaminia. La specie ovina prediletta era di razza Sopravvisana, una pecora “recente” che si originò nel 1700 incrociando le pecore Vissane con arieti Merinos Rambouillet.

La transumanza nel Lazio si accrebbe invece proprio a partire dal 1800, quando quella nel Regno delle Due Sicilie entrò in crisi. Si assistette quindi ad un incremento delle produzioni fra inizio ‘800 (350.000 ovini) e inizio ‘900 (1.200.000 capi). L’azienda tipica fino all’Unità d’Italia era la “masseria” (238 nel 1830 con anche 8-10.000 pecore) di proprietà del mercante di campagna che affittava i terreni dai latifondisti e organizzava la struttura (vergaro, pecorai, bagaglini, biscini, butteri, ecc.) e la transumanza.

La transumanza era di solito a comparti provinciali: dall’Umbria verso Civitavecchia, dalle Marche verso Palo e Maccarese, dall’Abruzzo verso la Campagna Romana, dalla Ciociaria verso Anzio e Terracina.

Dal ‘900 in poi la progressiva scomparsa dei piccoli proprietari appenninici, i “moscetti” (fino a 500 capi), che avevano ceduto le loro greggi alla masseria si inverte con una breve ripresa delle piccole aziende pastorali grazie all’espansione del mercato romano ed i pastori di Amatrice portavano a svernare le loro greggi nella campagna romana e sul litorale, a Maccarese, alla Bufalotta, a Pantano… alimentando di carne e latte il crescente mercato della capitale d’Italia, fino a quando le condizioni delle terre di pascolo e delle vie di comunicazione lo permisero …attorno al 1950-60.

La vita della transumanza era comunque dura, voleva dire trascorrere tutto l’inverno lontano da casa, nella Campagna Romana, dove prima di tutto occorreva allestire i villaggi provvisori costituiti da capanne in legno, recinti, staccionate, ramazzole (letto), fornacelle (focolare in pietra), la grande capanna dove ogni giorno si trattava il latte nel caciere, e poi portare i formaggi a vendere…pascolare il gregge…curarlo…mungere…operare la carosa (tosatura☺

 

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