La via della seta
8 Maggio 2019
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La via della seta

“Signori imperatori, re e duchi, e tutte le altre persone che volete conoscere le varie razze delle genti e le diversità tra le regioni del mondo, leggete questo libro dove troverete tutte le grandi meraviglie e le grandi differenze tra le genti dell’Armenia, della Persia e della Tartaria, dell’India e di molte altre province. E queste vi sono esposte ordinatamente, come vengono raccontate da messer Marco Polo, saggio e nobile cittadino di Venezia, in questo libro e come egli stesso lo vide”. È questo il prologo che dà l’avvio a Il Milione, lo straordinario racconto del viaggio di Marco Polo in Estremo Oriente.

Tra i primi occidentali a raggiungere la Cina percorrendo quella rotta commerciale che attraversava regioni e territori molto diversi tra loro, nel 1271, il mercante-esploratore veneziano all’età di diciassette anni lasciava la sua città natale affrontando un percorso molto faticoso che durò più di tre anni, costellato di imprevisti, guerre, maltempo e malattia. La sua permanenza in Cina fu di diciassette anni: ciò gli permise di conoscere e studiare luoghi, di imparare nuove lingue, di aspirare ad incarichi di prestigio presso le autorità dell’impero cinese.

Il viaggio di Marco Polo, e di altri uomini temerari prima e dopo di lui, fu reso possibile dall’esistenza di un percorso millenario che consentiva di stabilire la comunicazione tra mondi diversi e anche spazialmente lontani. La recente visita del presidente cinese in Italia (e successivamente in Europa) ha riaperto – si fa per dire – l’antica “Via della seta” scatenando però un acceso dibattito.

Spesso per definire situazioni o eventi di stretta attualità vengono riprese espressioni di altre epoche nel linguaggio mediatico contemporaneo. Ed ecco allora che la denominazione anglofona Belt and Road Initiative [pronuncia: belt end rod inisciativ] è stata sostituita dal nostro “Via della seta”, espressione coniata dal geografo tedesco Ferdinand von Richtofen nel 1877 ma che si riferisce al tragitto che da millenni è stato l’unica forma di collegamento tra l’Europa e l’Oriente.

Ma in cosa consiste l’attuale “Via della Seta”? Belt & Road Initiative (BRI) o OBOR (One Belt One Road [pronuncia: uan belt uan rod] risalente al 2013) “è un progetto strategico di dimensioni enormi che fa capo alla Cina, intenzionata a raccogliere attorno a sé il sostegno economico e politico internazionale per realizzare un’opera maestosa di collegamento all’Europa e all’Africa Orientale, volta al miglioramento della cooperazione tra i Paesi dell’Eurasia attraverso l’apertura di due corridoi infrastrutturali fra Estremo Oriente e continente europeo sulla falsariga delle antiche Vie della Seta: uno terrestre e uno marittimo”(Eurolink, settembre 2018). L’intenzione è quella di favorire lo sviluppo del’industria cinese per dominare alcuni settori strategici dell’economia globale e individuare nuove rotte commerciali e nuovi mercati per l’esportazione dei prodotti cinesi. È un progetto di investimento che dovrebbe riguardare più della metà della popolazione mondiale, riserve energetiche da utilizzare, creazione di nuove ed efficienti infrastrutture. L’obiettivo di questa moderna via della seta è quello di non isolare bensì collegare la Cina all’Occidente e all’Africa, aprendo nuovi canali via terra e via mare, con relativi porti, ferrovie, strade.

La Via della Seta Terrestre (deno -minata in inglese Belt che significa “cintura”), ad esempio, dovrebbe arrivare dalla Cina fino alla Spagna, con collegamenti merci diretti fino a Berlino e Madrid, ma con la possibilità di una linea passeggeri ad alta velocità. La Via Marittima invece, costeggiando tutta l’Asia Orientale e Meridionale, arriverebbe fino al Mar Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. L’Italia costituirebbe l’ultimo porto del Mediterraneo prima del transito delle merci verso il Nord Europa.

Le perplessità di alcune nazioni europee circa le intese commerciali con questa potenza ormai altamente sviluppata, pur se comprensibili sul piano degli interessi strettamente economici e di mercato, appaiono però improntate alla diffidenza, al sospetto ma soprattutto all’egoismo occidentale. Riemergono i pregiudizi e il senso di superiorità sui quali hanno fatto leva le politiche colonialistiche di qualche secolo fa.

Al contrario di quanto avveniva in periodo medievale, in anni più recenti l’ammirazione per le civiltà orientali ed il fascino esercitato da esse sono stati sostituiti da un diverso atteggiamento. Gli intellettuali occidentali sono stati responsabili della colonizzazione, materiale e culturale dell’Oriente, visto e ritenuto come il negativo dell’ Occidente. Secondo Edward W. Said “L’Oriente esisteva in funzione dell’Occidente, o così deve’essere parso agli innumerevoli orientalisti il cui atteggiamento verso ciò che studiavano fu paternalistico”. L’eurocentrismo, e ancor più l’estendersi della prevalenza della cultura occidentale stentano ad esaurirsi: quando si darà spazio ad una visione “globale” del mondo?☺

 

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