La violenza dei pacifici
19 Ottobre 2020
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La violenza dei pacifici

“Dai giorni di Giovanni il Battista il regno di Dio subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11,12). Questo è forse il detto più enigmatico pronunciato da Gesù, riportato in modo un po’ diverso da Luca che forse ha tentato di scioglierne l’ambiguità: “La Legge e i profeti fino a Giovanni; da allora in poi viene annunciato il regno di Dio e ognuno fa forza per entrarvi” (Lc 16,16). Così come è riportato da Matteo, tuttavia, il detto può essere formulato in un altro modo: “Il regno dei cieli fa violenza e i violenti vogliono impadronirsene”. In questo modo assomiglia di più al concetto che ha voluto esprimere anche Luca. Queste parole di Gesù, insomma, costituiscono il classico caso (se ne trovano altre nel Vangelo di Giovanni) in cui si sommano più significati.

Nel primo modo di intendere il verbo (nella lingua originale è il verbo biàzo) ci si riferisce alla situazione di persecuzione che vive Gesù con la sua comunità, sulla scia di quello che è successo a Giovanni il Battista, prima imprigionato e poi ucciso da Erode a causa delle sue denunce. Sembra quasi la costatazione amara di quello che accadrà a Gesù e in seguito alla sua comunità. È la cronaca sintetica delle persecuzioni da parte di quelli che vogliono impedire l’annuncio del vangelo, a cominciare dai capi del popolo per passare poi ai dominatori romani. Ma una riflessione di questo tipo, onestamente, non è tipica di Gesù che, anzi, ogni volta che parla di persecuzioni annuncia allo stesso tempo la speranza.

La seconda interpretazione del verbo invece si addice di più allo stile di Gesù che altrove ha detto: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta perché molti, vi dico, cercheranno di entrare ma non ci riusciranno” (Lc 13,24); e ancora: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra e quanto vorrei che fosse già acceso” (Lc 12,49). Si capisce perché Luca indichi nei violenti non quelli che perseguitano i cristiani ma quelli che vogliono a forza entrare nel regno di Dio; ed è lui che descrive l’irruzione dello Spirito nel cenacolo quasi fosse un uragano di vento e fuoco. Gesù non predica un Dio inerte, tanto gentile da risultare scialbo, ma un Dio quasi invadente, che usa la forza ed è determinato ad entrare nelle pieghe della storia. Gesù stesso quando si è presentato ai suoi contemporanei non ha esitato ad usare anche i modi forti per farsi ascoltare e per togliere dal sonno dell’ abitudine quelli che hanno confuso Dio con un ospite da intrattenere con chiacchiere vuote. Il modo migliore per descrivere l’impeto dell’agire di Dio non è un trattato di teologia ma un poema che parla di amore ed erotismo: il Cantico dei Cantici che, secondo la tradizione rabbinica, è il cuore di tutta la rivelazione biblica: “Forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina! Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo” (Ct 8,6-7).

Ma come mai, se Dio è così impetuoso (e lo ha mostrato anche attraverso Gesù) il mondo non ne coglie la potenza? La risposta è nello stesso detto di Gesù: solo i violenti se ne impadroniscono, solo chi arde della stessa fiamma può riconoscere l’azione di Dio nella storia. Un Salmo ha parole altrettanto potenti: “Un abisso chiama l’abisso al fragore delle tue cascate” (Sal 41,8). Solo con la passione dentro si possono riconoscere i segni della passione di Dio, solo se si ha a cuore il suo regno fatto di giustizia si può sperimentare che lui è più forte e che, nonostante le apparenze, ha già vinto e vale la pena di stare dalla sua parte. Gesù non parla della violenza che uccide ma di quella forza che scardina tutte le resistenze contrarie perché è fondata sulla roccia della sua Parola. Agostino diceva: “Non ti cercherei se non ti avessi già trovato!”.

L’impegno per la giustizia, per la difesa di chi non ha voce è quella violenza indicata da Gesù che permette di intercettare la Forza misteriosa che agisce nella storia in modo carsico ma che riemerge ogni volta che qualcuno decide di non ripiegare le braccia ma continua a lottare.☺

 

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