L’acqua…un bene fragile
26 Dicembre 2020
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L’acqua…un bene fragile

Alcuni anni fa ad Amburgo discutemmo con alcuni colleghi di varie Università di un progetto di Dottorato Internazionale sugli usi e gli abusi dell’acqua nei diversi contesti locali e nazionali, sui diritti relativi alle risorse idriche e alla loro gestione, alle delicate questioni dell’inquinamento e delle pratiche culturali, sociali e delle scelte economiche relative a questo bene primario e comune. Mi è capitato di ascoltare interventi su questo durante lo scorso congresso della Società Europea di Antropologia Sociale (EASA) e di incontrarlo come topic di diversi bandi nazionali e internazionali per la ricerca e l’innovazione. L’acqua è un potente rivelatore delle ambivalenze e contraddizioni nella gestione dei territori, nella governance delle risorse primarie, nel sistema delle legalità relative all’ambiente e allo sviluppo sostenibile ed è in modo crescente al cuore di interessi di grandi multinazionali che puntano alla sua privatizzazione e alla ottimizzazione dei profitti derivanti dalla sua gestione. Anche in Italia questo fenomeno è in crescita con aumenti crescenti delle tariffe, diminuzione della qualità delle acque e in alcuni casi più gravi con i distacchi dell’erogazione idrica ai danni di famiglie indigenti, al punto che persino il Papa recentemente ha voluto portare l’attenzione su questo tema.

In Molise l’acqua è apparentemente abbondante. Lo si vede dalla ricchezza dei suoi corsi d’acqua, dall’imponenza della diga del Liscione. Eppure l’acqua come risorsa manca regolarmente d’estate e ancora quest’ anno si è tornati a denunciarne il costo basso rispetto al resto delle regioni e la tendenza a utilizzarla in modo eccessivo e improprio negli usi agricoli, nell’allevamento e nelle diverse attività artigianali e industriali.

Penso che la gestione delle acque possa indicare una linea di riflessione critica più ampia sulle politiche del territorio in Molise. Siamo dinanzi a una risorsa abbonante in una regione che tende a rappresentarsi nelle sue retoriche povera, dimessa. Al contrario il territorio e le comunità molisane sono caratterizzati da abbondanza – di acqua, di erbaggi, di aria fresca, di spazi, di edificati abbandonati da riqualificare e riabitare – e questo deve indurci a un radicale cambio di approccio rispetto a questa terra. La vicenda dell’acqua e così anche quella dei pascoli e dei tratturi ci dicono che di ciò che si ha e si riceve in eredità dal passato si deve avere cura. Cura delle memorie, cura delle porzioni di territorio caratterizzate da questi beni e da queste risorse. Cura delle policies più adeguate a mantenere e valorizzare questi beni fondamentali. In Molise, ad esempio, il tema dell’acqua pone immediatamente quello delle infrastrutture e della loro manutenzione: onere spesso inevaso, che determina l’accrescersi delle perdite e degli sprechi determinati dall’invecchiamento della rete idrica: le molte gocce perdute lungo le condutture danneggiate o arrugginite, i temi delicati e mai veramente portati in superficie dei potenziali inquinamenti delle falde acquifere nelle aree a maggior rischio di sversamenti tossici o di rifiuti abbandonati lungo i corsi d’acqua. Al tempo stesso il persistere dell’uso di acqua potabile anche per le attività di tipo agro-pastorale sicuramente determinato da questa storica abbondanza, rivela una percezione poco acuta del valore crescente di questo prezioso bene comune e della sua progressiva scarsezza a livello più ampio, nazionale e soprattutto sovranazionale. Il livello dei fiumi che si abbassa anche in Molise a causa dell’innalzamento delle temperature e dei prolungati periodi di siccità rende il tema degli usi e abusi dell’acqua un prezioso indicatore di criticità territoriali. Cresce – è vero – qua e là una sensibilità verso i temi delle risorse primarie pulite e soprattutto del diritto delle comunità a farsi protagoniste della gestione dell’acqua a livello nazionale e internazionale (i Comitati per l’acqua pubblica dal 2011 in poi particolarmente attivi in Italia e in Spagna, ad esempio).

Ciò ci porta verso un tema più propriamente politico che ancora una volta ci indica nell’acqua e nella sua delicata gestione un tema essenziale dell’economia fondamentale e al tempo stesso un capitale culturale della intera comunità regionale e nazionale. Tre autorità di gestione, una azienda istituita con Legge regionale, una agenzia regionale per la protezione ambientale che dovrebbe vigilare, tra le altre sue funzioni, sulla salubrità delle acque e affidabilità della rete idrica. A fronte di questo complesso intreccio di Enti e aziende, di interessi pubblici e privati, interni ed esterni ai confini regionali la gestione di questo bene fondamentale spesso risulta manchevole e approssimativa e le crisi idriche reiterate così come i sospetti circa il potenziale inquinamento si accrescono. L’acqua come bene fondamentale, semplice, basilare diviene oggetto complesso, contestato, fragile – come la salute, come il territorio scarsamente manutenuto – in un momento in cui le aree più interne, appartate, meno affollate potrebbero candidarsi a rappresentare il laboratorio di un nuovo modo di intendere la cura e l’attenzione al benessere della cittadinanza. In un tempo di rivitalizzazione dell’ agricoltura sostenibile, di filiere agroalimentari corte, di nuova cura per la salubrità dell’ ambiente, c’è bisogno di una nuova attenzione alle risorse e ai patrimoni bio-culturali primari, di cui l’acqua è forse il primo e più emblematico esempio. L’acqua come la salute fuori dai giochi beceri e di breve respiro di una politica incapace di visione. L’acqua come la salute al cuore stesso di un progetto di territorio e di comunità capaci di pensare strategicamente e collettivamente a ciò che conta e ciò che vale.☺

 

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