lacrime da cainano
6 Marzo 2010
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lacrime da cainano

 

A tre mesi dal terremoto dell’Aquila la situazione non si è spostata di un millimetro rispetto a quella tragica notte. Gli sfollati sono ancora gli stessi, 65 mila e il Capo della protezione civile continua a promettere che prima dell’inverno tutti saranno alloggiati, aggiungendo, senza arrossire, che in cinque anni tutti i terremotati avranno una sistemazione definitiva. Voglio ricordare che a San Giuliano di Puglia, nel Molise per chi non lo sapesse, il Capo del Governo di allora che è lo stesso di oggi, promise che avrebbe risolto tutti i problemi in soli 24 mesi. Sono passati sette anni e i cittadini di San Giuliano, ancora oggi, abitano nelle baracche di legno, senza parlare degli altri comuni colpiti dove è stata  appena avviata la fase della ricostruzione pesante. A voler essere onesti fino in fondo, bisogna anche dire che in Abruzzo la portata dell’evento è stata più devastante di quella del Molise, sia in termini di vite umane che in termini di beni distrutti. Eppure c’è qualcosa che non “quadra”. I salvatori della patria, il duo B&B, allora come ora furono gli stessi, eppure come mai un terremoto meno violento, quello di San Giuliano, ha prodotto danni in un’area più estesa di quella  interessata dal sisma abruzzese, dove invece la scossa sismica è stata più intensa? Anche qui è il caso di ricordare che i comuni inclusi nel cratere sismico sono 83 nel Molise e 49 in Abruzzo; i conti veramente non tornano e sarebbe bene che qualcuno li rifacesse meglio.

Ora, visti i precedenti molisani, ci si chiede perché, secondo le previsioni del capo della protezione civile, ci vorranno solo cinque anni per sistemare i danni dell’Abruzzo e invece in Molise ne sono passati sette di anni e stiamo ancora a… cara mamma? Due sono le risposte possibili: o stanno prendendo in giro gli abruzzesi con delle  promesse da marinaio o  invece hanno fatto molto poco per i terremotati molisani. In ogni caso, se dovessi dare un consiglio agli amici abruzzesi direi loro: “non prendeteli sul serio”.

Nel nostro paese, dopo il terremoto dell’Irpinia, solo una volta la destra si è occupata di ricostruzione a seguito di eventi sismici e lo ha fatto inventando il cosiddetto “Modello Molise”, che avrebbe dovuto segnare lo spartiacque con le precedenti esperienze, quella del Friuli e quella dell’Umbria. L’operazione è andata così male che anche Berlusconi, il quale come tutti sanno ha il dono della perfezione, non cita più il Modello Molise.

 Le proposte che da subito rivolgemmo al Governo Nazionale  prima, e a quello Regionale poi, regolarmente rispedite al mittente perché insulse, faziose e inconsistenti, si sono rivelate il vero terreno di confronto per la soluzione di problemi così complessi. Non a caso il dibattito in corso in Parlamento sulla proposta di legge che riconosce uguali diritti a tutti i terremotati, mostra quanta ragione avevamo nel pretendere che provvedimento analogo fosse approvato anche per il sisma del Molise. Non la pensò così il Presidente Iorio il quale, avendo più a cuore la proroga dello stato di emergenza, oggi si trova a dover elemosinare ogni anno l’inserimento di uno stanziamento nella legge finanziaria, al fine di evitare che i lentissimi lavori per la ricostruzione si blocchino del tutto.

 E a proposito dello stato di emergenza che ammalia chi vive con insofferenza le regole democratiche, è del tutto evidente che dopo sette anni dall’evento sismico non ci sono più provvedimenti urgenti da assumere che giustifichino ulteriori proroghe dello stato di emergenza, strumento legittimo, ma solo nell’imme- diatezza dell’evento, necessario per far fronte rapidamente alla soluzione dei problemi causati dall’evento calamitoso. In realtà la provvisorietà e l’urgenza che rappresentano i presupposti per l’emissione di tali provvedimenti, si trasformano in definitività, con la conseguenza che questo strumento, necessario in momenti eccezionali, viene utilizzato per abbattere ogni sorta di garanzia democratica con lo scopo di concentrare il potere nelle mani di una sola persone. Ciò che è accaduto nel Molise è doppiamente grave sia per quanto riguarda la durata dell’emergenza e ancora di più perché il Commissario Delegato ha esercitato poteri straordinari anche in materie riservate ad altri organi. Infatti non è pensabile che in materia di economia e sviluppo si possano conferire  poteri straordinari, ancorché giustificati da situazioni emergenziali, a organismi monocratici; la nostra Costituzione attribuisce il potere di decidere sulle anzidette materie, in maniera esclusiva, alle Regioni e in nessun caso a commissari. Il programma di sviluppo economico affidato dal Governo alle cure del Commissario delegato per il terremoto rappresenta una deroga non alle leggi ordinarie ma alla Costituzione repubblicana.

Agli amici abruzzesi che nei prossimi giorni si accingeranno a ricevere i Grandi della Terra i quali hanno scelto, insieme al nostro Presidente del Consiglio, di fermarsi per qualche giorno nelle terre colpite dal sisma, desideriamo esprimere la nostra solidarietà per la tragedia che li ha provati così duramente, ma vorremmo insieme manifestare tutta la nostra indignazione per chi da quel giorno strumentalizza la tragedia per apparire al mondo buono, bravo, generoso. Li vedremo tutti lì, commossi e attoniti davanti alle telecamere a commemorare le vittime e, come accade sempre più spesso, qualche comico vestirà i panni dell’attore drammatico con tanto di fazzoletto bianco a chiudere il sipario per la fine del primo atto. Nella seconda parte, questa volta a porte chiuse e senza occhi indiscreti, le stesse persone immensamente provate da tanto strazio, si riuniranno intorno a un tavolo per decidere chi dovrà vivere e chi invece morire nei prossimi anni.☺

 

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