L’alga rossa a occhito
14 Dicembre 2021
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L’alga rossa a occhito

Tra le pagine dell’almanacco che la nostra regione ha fin qui annoverato nel corso della sua breve storia, va sicuramente ricordato il fenomeno dell’acqua rossa del lago di Occhito, un evento che interessò la nostra regione poco piu di una decina di anni fa e che destò all’epoca, grossa preoccupazione. Sul versante molisano le remore derivavano principalmente dal timore per gli impatti ambientali. Sul versante pugliese invece, soprattutto per l’utilizzo della risorsa idrica ai fini potabili ed agricoli. Una catastrofe che sarebbe potuta diventare di enormi dimensioni sociali, per le ricadute sull’agricoltura e la fauna.

Nel 2008 e negli anni precedenti, nella nostra regione e nella vicina provincia di Foggia, si registrò un lungo periodo siccitoso: la scarsità di piogge aveva ridotto notevolmente la quantità di acqua nell’invaso di Occhito, tanto da imporre il fermo dell’erogazione dell’acqua ad uso agricolo (irrigazione) e far temere restrizioni nell’erogazione di acqua ad uso potabile. Durante la fine del mese di novembre 2008 e nei mesi immediatamente successivi, il perdurante periodo siccitoso terminò e copiose piogge si riversarono nella parte nord del Molise e della Capitanata. Queste forti piogge trascinarono nell’invaso una massa d’acqua notevole, portando in esso anche grandi quantità di nutrienti, dovuti ai concimi sparsi dagli agricoltori nei terreni agricoli per le consuete pratiche agronomiche. Questo concomitante verificarsi di eventi, ovvero le pratiche agricole estensive e le forti precipitazioni durante la stagione invernale 2008/2009, innescarono una imponente fioritura di Planktothrix rubescens (alga rossa) nell’invaso di Occhito. In questo bacino non era mai stata rilevata in precedenza una fioritura algale dello stesso tipo.

Il bloom algale conferì alle acque del lago, una intensa colorazione rosso vivo. Gli accertamenti effettuati dalle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA Molise ed ARPA Puglia) nei mesi di gennaio e febbraio 2009 stabilirono che tale fioritura era da attribuirsi alla specie Planktothtrix rubescens, che è un’alga in grado di produrre e liberare in acqua tossine potenzialmente tossiche per la salute umana. La presenza di tossine nelle acque dell’invaso di Occhito è stata confermata successivamente dalle analisi condotte dall’Istituto Superiore di Sanità, poiché da gennaio 2009 a maggio dello stesso anno si procedeva al campionamento delle acque potabili ogni 48 ore. Successivamente, con il diminuire della presenza del fenomeno nell’invaso, la frequenza di campionamento scendeva ad una volta per settimana. Tale prima fase di campionamento, costituita da circa 800 prelievi, durò fino alla fine del 2011.

Questa notevole massa di campioni, raccolti incidentalmente per un evento imprevedibile, permise uno studio approfondito circa le problematiche legate al proliferare delle fioriture algali in bacini utilizzati per usi idropotabili e alla stesura di linee guida ad opera dell’I.S.S. Si può perciò dire che il caso di Occhito fece da scuola su un terreno normativo per certi versi inesplorato.

Eppure, se in Italia si trattò di un evento abbastanza raro, non lo stesso si può dire a livello globale. La frequenza di fioriture algali tossiche si è accresciuta in tutto il mondo dal 1970 in poi: ad esempio in Giappone si è passati, in soli dieci anni, da 44 fioriture annue rilevate (1965) ad oltre 300 (1975). Questa evidenza, senz’altro rilevata dall’ accresciuta attenzione degli osservatori scientifici per le specie tossiche, è anche certamente dovuta al maggior utilizzo delle acque costiere per l’acquacoltura e per le mutate condizioni climatiche. È da notare, però, che fortunatamente, una maggior presenza di fioriture algali causata da una specie tossica non è sinonimo di produzione automatica di tossine.

Data la situazione attuale riguardante la fioritura di alghe tossiche, nel 2009 come nel 2021, la mitigazione dei rischi assume una importanza notevole. Le procedure di tipo fisico rappresentano l’opzione migliore soprattutto ai fini della salvaguardia dell’ ambiente acquatico ma, per essere attuate, necessitano di moltissime risorse e richiedono l’allestimento di infrastrutture di un certo rilievo. Le procedure di tipo chimico, per contro, danno rapidità di risultati ma non sono ancora ben conosciuti i loro effetti sull’ambiente. Quindi, infine, appare urgente trovare soluzioni praticabili e sostenibili per cercare di diminuire il manifestarsi di bloom algali.

Da quanto sopra riportato si evince che il bloom algale che ha interessato l’invaso di Occhito è stato un evento favorito da un concatenarsi di cause: inizialmente una fase di secca dell’invaso che ha ridotto notevolmente la massa d’acqua contenuta nella diga raggiungendo il suo minimo storico di circa 50 milioni di metri cubi, il concomitante periodo tardoautunnale caratterizzato da lavori agricoli, preparazione dei terreni e conseguente spargimento di concimi come da pratiche agronomiche consolidate, il successivo periodo caratterizzato da forti piogge che hanno eroso i terreni circostanti dell’intero bacino, trascinando nell’invaso i nutrienti, soprattutto fosforo, sparsi con i concimi. Questa catena di eventi ha favorito lo sviluppo abnorme dell’alga che successivamente non ha più trovato condizioni ottimali per uno sviluppo massivo. Infatti negli anni successivi il quantitativo di acqua presente nell’invaso non è mai sceso al disotto dei 150 milioni di metri cubi, per cui la concentrazione non ha mai più raggiunto i livelli presenti nei primi mesi del 2009.

Le avvisaglie dei cambiamenti climatici erano chiaramente evidenti già anni addietro e la nostra realtà non ne è affatto esente. Un monito quanto mai attuale, soprattutto in questo momento storico segnato dalla Cop26.☺

 

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