L’amicizia dà vita
20 Febbraio 2018
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L’amicizia dà vita

Un amico fedele è rifugio sicuro: chi lo trova, trova un tesoro. Per un amico fedele non c’è prezzo, non c’è misura per il suo valore. Un amico fedele è medicina che dà vita: lo troveranno quelli che temono il Signore” (Sir 6,14-16).

Il Libro del Siracide (chiamato “Ecclesiastico” nella Vulgata e “Sapienza di Gesù figlio di Sira” nei manoscritti greci), con i suoi 51 capitoli, si presenta come una miniera di massime e riflessioni morali, liturgiche e storiche. L’opera, inquadrata da un prologo e da una conclusione, è stata trasmessa in varie forme (greche, latine, ebraiche e siriaca). Il testo ebraico originale, scritto da Ben Sira a Gerusalemme intorno agli anni 200-180 a.C., è incompleto (ad oggi sono stati rinvenuti complessivamente i due terzi del testo ebraico). Gli ultimi ritrovamenti di frammenti del testo ebraico risalgono al 2006 e agli inizi del 2011 e hanno permesso di leggere in ebraico alcuni passi che erano noti solo in greco.

Gesù, Ben Sira, cioè figlio di Sira, scrive tra l’inizio del II secolo e alcuni anni prima della rivolta maccabaica (167 a.C.), e trasmette un enorme patrimonio sapienziale, come egli stesso dichiara in Sir 50,27-29: “Una dottrina d’intelligenza e di scienza ha condensato in questo libro Gesù, figlio di Sira, figlio di Eleàzaro, di Gerusalemme, che ha riversato come pioggia la sapienza dal cuore. Beato chi medita queste cose… se le metterà in pratica, sarà forte in tutto, perché la luce del Signore sarà la sua strada”.

L’autore predilige il tema della sapienza, la cui migliore espressione è la Legge data a Mosè, e quello dell’azione creatrice di Dio. Molto nota è la sezione dei capitoli 44–50, detta “elogio dei padri”, dove vengono celebrati patriarchi, re, giudici, sacerdoti, uomini di bene (ḥesed), di cui si celebra la grande sapienza.

L’insegnamento sapienziale di Ben Sira si fonda sul patrimonio religioso di Israele, nei confronti del quale si pone come ricettacolo della ricca tradizione del suo popolo che egli desidera trasmettere alle generazioni successive, persino nella diaspora.

Tra le istruzioni offerte da Ben Sira appare in Sir 6,5-17 una pagina stupenda sul discernimento necessario per sperimentate la vera amicizia, stimata come esperienza fondamentale della vita. Nel Talmud, infatti, è detto che “un uomo senza un amico è come una mano sinistra senza la destra”. L’amico non può essere riconosciuto tale nei contesti in cui tutto fila liscio. Esso va piuttosto “provato” per saggiarne la perseveranza e la fedeltà e lo si può riconoscere solo nella prova.

L’autore offre pertanto due ritratti antitetici: dapprima presenta il falso amico (Sir 6,7-13), categoria cui appartiene l’opportunista, la persona instabile che cambia a seconda delle situazioni e che è incapace di fedeltà, e poi delinea il ritratto del vero amico (Sir 6,14-17), la cui caratteristica è una sola, la fedeltà, che è la virtù che sola permette di resistere “nel giorno della tribolazione” altrui.

L’amico vero è descritto con un vocabolario molto simile a quello con cui si descrive la sapienza. L’amico fedele è detto “rifugio sicuro”, “tesoro”, “medicina che dà vita”, una triade che esprime bene la sua preziosità. Questo amico non lo si trova per caso, ma lo si sceglie accuratamente, lo si seleziona seriamente. In tal modo Ben Sira ci ricorda che l’amicizia è un’elezione che accade sulla base di importanti affinità. È la sapienza che permette di individuare i propri amici perché “come uno è, tali saranno i suoi amici” (cf. Sir 6,17).

La nostra società è intrisa di sospetto e diffidenza e l’amicizia sembra merce rara. L’amicizia però non spunta dal nulla, richiede un’accurata selezione e si costruisce accogliendo ogni giorno la sfida della fiducia e della fedeltà. Essa non è un passatempo, né una compensazione nel tempo della solitudine, ma esperienza di custodia dell’altro che sfida lo spazio e il tempo. Anche per questo i matrimoni si sfaldano spesso: perché nella coppia non si tesse quotidianamente quella trama calda e resistente di una relazione che si nutre di ascolto, donazione, fedeltà, reciprocità, custodia del cuore dell’altro e desiderio del compimento pieno della vocazione di chi si ama.

 

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