L’appetito vien mangiando
3 Giugno 2015
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L’appetito vien mangiando

Si assiste, da tempi andati, ad uno strano costume di chi governa nel fornire al popolo idee e proposte che vengono regolarmente rinviate a tempi indefiniti. Se volessimo individuare punti di contagio tra governo nazionale e istituzioni periferiche ci troveremmo di fronte a modelli che sempre più dilagano in ogni angolo del Paese.

Si va affermando una dimensione di frammentazione nella cultura e nella prassi che fornisce quotidiani episodi di aggressività, di carenza di dialogo tra politica e cittadinanza. Sempre più si consolida un pluralismo diffuso che tende a generare disgregazione, conflittualità nel campo della vita civile e ancor più nel rapporto tra istituzioni e popolo. Quel che nel passato imponeva l’ideologia, centrando su di sé potere e forme tiranniche che hanno prodotto guerre e stragi inaudite, a danno della comunità civile intesa come creatura della democrazia, oggi riappare in forme apparentemente più misurate ma che non hanno a che fare con i valori che sono alla base della nostra Costituzione. Il partito di oggi non pone l’obiettivo primario della ricerca del bene comune con attenzione rivolta alle nuove generazioni. Se così fosse saremmo tutti coinvolti dalla sollecitazione che verrebbe dall’alto per promuovere interlocuzione, dialogo e cooperazione anche con chi è “diverso” da noi. Il narcisismo imperversa dappertutto e fornisce quotidianamente uno scenario di sovrapposizione di litigi e improduttiva chiusura all’altro che non sembra mai divenire un interlocutore attivo e anche utile nella ricerca del bene comune. La politica ripiegata su se stessa non mobilita le intelligenze all’intesa che guardi al futuro migliore.

Scendiamo nel pratico, campo che ci riguarda sia in ambito nazionale che territoriale, per cogliere la distanza che si registra ai diversi livelli. A partire dai fermenti disseminati dalle problematiche emerse all’interno del Terzo Settore si è giunti, a inizio 2014, a programmare un incontro, da tempo atteso, tra il governo nazionale e le imprese sociali presenti in Italia con una ricca varietà di organismi e cittadinanza attiva che costituisce un fermento di vita sociale e di testimonianze operative dei valori di solidarietà proveniente dal basso. Si approdò ad un convegno nazionale che vide intorno al tavolo rappresentanti del parlamento ed esperti di alto livello sulle tematiche da trattare. È trascorso l’anno, dopo la fase due della riforma del Terzo Settore che ha sollevato un vivissimo interesse in ogni angolo della cittadinanza attiva in Italia. Siamo ancora in attesa dei cinque decreti legislativi che dovrebbero entrare in vigore tra la primavera e l’autunno del corrente anno. Purtroppo il frastuono che aveva attivato la fase di avvio e le conclusioni operative attinenti anche il rilancio del servizio civile a sostegno del lavoro giovanile si è del tutto placato. Il clima che si respira in questi giorni ci pone davanti uno spettacolo di frantumazione politica che ci lascia sperare ben poco.

Per rientrare in Molise prendiamo le mosse da vicende parallele che si sono registrate da noi. Il sacerdote molisano che a fine secolo scorso e in avvio del 2000 ha fondato e diretto la Scuola di Formazione all’Impegno Sociale e Politico Paolo Borsellino ha alimentato nel nostro territorio una cultura e ha attivato iniziative concrete di risveglio delle coscienze sul piano dei valori evangelici e della responsabilità che impegna ciascuno al servizio del bene comune e a difesa dei più deboli. Gli incontri e i convegni formativi attuati a Trivento hanno visto presentare in Molise figure di alto livello nazionale e anche di provenienza da altri continenti. Il 6 dicembre dello scorso anno, per ridestare anche un impegno applicativo in ambito territoriale don Alberto, in piena intesa con il vescovo Mons. Domenico Scotti, ha promosso una tavola rotonda volta a delineare una indagine demografica sul territorio della diocesi che si estende anche a piccoli centri dell’Abruzzo. Accolsero l’invito i presidenti delle due regioni che rientrano nella curia vescovile di Trivento: Luciano D’Alfonso dell’Abruzzo e Paolo Di Laura Frattura del Molise che si ritrovarono in una sala stracolma di persone provenienti dalle due regioni. Viva e partecipe la presenza di tanta gente che assistette anche alla presentazione di un ricco opuscolo composto da due giovani esperti che delineavano le condizioni del territorio e ne sollecitavano la rinascita. Il convegno si chiuse con il proposito condiviso di avviare quanto prima una serie di iniziative volte a “Rompere gli schemi per creare il nostro futuro”. Questo il titolo dell’ opuscolo.

È trascorso un bel po’ di tempo e ad oggi non si è mossa una foglia.

È in questi giorni che don Alberto Conti ha inviato una lettera ai due presidenti chiedendo loro “di dare seguito all’idea di convocare congiuntamente le massime Assemblee elettive delle regioni da Voi presiedute nella città di Trivento, sede episcopale per confrontare le analisi, individuare le soluzioni, impegnare ciascuno di noi a perseguire in modo da renderle credibili ed efficaci”.

Per completare il quadro geografico è utile riportare anche l’evento occorso nella sala del consiglio comunale di Campobasso il 7 gennaio scorso allorché uno straripante numero di rappresentanti dell’associazionismo sociale del territorio e politici del luogo, su invito del sindaco diedero spazio ad una assemblea che toccava punti rilevanti l’attualità del Welfare e la necessità di tracciare linee di intesa tra l’associazionismo di Terzo Settore presente numeroso ma frammentato nella nostra terra. La conclusione del sindaco lasciò l’intera assemblea interessata all’idea di rivedersi nell’arco di due settimane per tradurre in iniziative concrete le analisi e le proposte emerse nell’incontro. Il tempo è trascorso ma anche nello spazio ristretto di famiglia si conferma l’idea che l’antico saggio dei nostri padri, “l’appetito vien mangiando”, non tocca le menti e gli interessi della politica di oggi. Ad ogni livello. Resta fermo il principio che se non ci si adopera per mutare modelli di cultura e di atteggiamenti in termini di impegno diretto non si va in avanti. ☺