Larino: archeologia e potere
15 Aprile 2019
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Larino: archeologia e potere

L’enciclopedia Treccani definisce l’Archeologia come la scienza dell’antichità, la cui caratteristica metodologica è lo scavo sul terreno, la ricognizione di superficie, la lettura di resti monumentali residui. In Italia l’organo preposto all’attività di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico, architettonico e paesaggistico, attraverso la propria organizzazione tecnico-amministrativa, è la Sopraintendenza, quale organo periferico del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Le Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (S.A.B.A.P.), nate ai sensi del DM 44 del 23 gennaio 2016 sono il risultato di un processo che affonda le sue radici all’indomani dell’Unità d’Italia, quando nel 1875 Ruggero Banghi, ministro della pubblica istruzione, istituisce la Direzione Centrale Scavi e Musei, che, dopo appena 6 anni, viene trasformata in Direzione Generale di antichità e Belle Arti.

Il Molise non era regione autonoma e nel 1907, quando gli uffici preposti alla tutela e conservazione del patrimonio artistico prendono il nome di Soprintendenze, la competenza del territorio molisano spetta alla Soprintendenza di Bari, per poi passare nel 1923 alla Soprintendenza di Ancona e successivamente, a causa delle difficoltà causate dalla nuova ripartizione, con legge n. 823 del 22/5/1939 alla Soprintendenza di Chieti “Soprintendenza alle antichità di prima classe”. Dal 1964 la locuzione “Bene Culturale” si fa strada nel panorama politico e nasce il Ministero dei beni culturali e ambientali (1975) e poi con successivi Decreti e Leggi (1998, 2000, 2004, 2007, 2015, 2016) si giunge alla attuale denominazione del Ministero e alla istituzione delle “Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio”.

Questo succinto excursus storico per evidenziare come la tutela, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale di un territorio sia stato gestito da strutture periferiche dello Stato i cui compiti e organizzazione hanno subìto ripetute modifiche legislative e per alcune realtà, come il Molise, gli uffici preposti erano ubicati in altre regioni.

Tutto ciò non ha facilitato certamente il rapporto tra il personale preposto alla tutela e i rappresentanti del potere politico ed economico di un territorio. A Larino, interessi economici di proprietari terrieri, progettisti dalle diverse estrazioni politiche e imprese hanno forzato uno sviluppo urbanistico sull’area una volta sede dell’antica Larinum. Un potere miope in quanto non ha fatto altro che mortificare la Soprintendenza archeologica, un potere che, ricercando un utile di parte, non ha fatto gli interessi della intera collettività. Ha indispettito un organo dello Stato con il quale era necessario tessere un rapporto volto a progettare un futuro rispettoso delle reciproche esigenze e, purtroppo, questo non è stato fatto. La Soprintendenza è stata vissuta come un impedimento alla libera iniziativa, i funzionari erano da corrompere, la struttura era vessatoria e pertanto inutile. Il potere locale, affaristico e politico, ha rosicchiato terreno su cui edificare, distruggendo ruderi e materiale fittile, imboscando oggetti ritenuti di pregio, dando ossigeno a trafficanti d’arte di fuori regione e, a chi si opponeva a tali scelte politiche ed economiche, veniva detto che toglievano il pane agli operai. Ma anche di più, “… c’è chi ci definisce ironicamente sognatori e chi anche, una volta, dopo aver tentato di bloccare la nostra azione di salvataggio di una tomba dell’età del ferro che stava per essere spazzata via da una pala meccanica, ci ha denunciati” Panorama n. 234 del 8/10/1970.

Molti protagonisti di quegli anni hanno lasciato questo mondo e sempre più si avverte il bisogno di valorizzare le risorse disponibili. L’illusione di uno sviluppo edilizio calibrato su 12.000 abitanti si è infranto con un pauroso calo demografico. Le terre che, secondo alcuni dirigenti di sinistra, dovevano essere espropriate al “Patriziato larinese” è risultato un boomerang sulla città e a pagare quella arroganza sono i cittadini e non gli artefici degli espropri sbagliati o delle concessioni elargite con fraudolente superficialità. Tutto ciò ha creato risentimenti, lacerazioni.

Ma questa è acqua passata. I larinesi hanno voglia di andare avanti e già dimostrano con il carnevale, le luminarie, il presepe vivente, la passione, la carrese, il teatro, il futuro che intendono realizzare. Cultura e poi di nuovo cultura. Valorizzazione delle risorse del territorio, filiere.

È ora che la politica faccia proprie le istanze che i larinesi rivendicano da anni e con umiltà qualifichino i rapporti con la Soprintendenza Archeologia, Beni Culturali e Paesaggio. Di concerto si elaborino progetti che vadano oltre il completamento di scavi iniziati, di interventi di routine; progetti di tutela, consolidazione e valorizzazione dell’esistente, proprio come vuole la norma, con percorsi turistici guidati. E poi la questione del Museo Nazionale Frentano. È una priorità su tutto. È nei primi anni Settanta che l’area di villa Zappone viene acquisita dallo Stato con l’obiettivo di realizzarvi un parco archeologico con il Museo. Sono passati più di quaranta anni. È ora che i cittadini possano godere dei benefici di un tale investimento. I larinesi sapranno essere riconoscenti, integrando tutto il materiale rinvenuto nel territorio di Larino e che dovrà tornare a Larino nel museo, con quanto tanti privati gelosamente e amorevolmente custodiscono in attesa di questo evento.☺

 

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