Larino: non solo archeologia
13 Luglio 2019
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Larino: non solo archeologia

Herbert Marcuse, nel testo La liberazione dalla società opulenta, riferisce che Walter Benjamin sostiene “che durante la comune di Parigi, la gente che in tutti gli angoli della città sparava agli orologi, alle torri e alle chiese, ai palazzi e così via, esprimeva, coscientemente o no, il bisogno di fermare quel tempo che era d’altri; bisognava arrestare il tempo dominante che da lungo tempo era stabilizzato, far iniziare un tempo nuovo. Questa gente sottolineava molto chiaramente la differenza qualitativa tra la vecchia e la nuova società e la rottura totale che doveva venire tra i due sistemi”.

Ci piace questo proposito: fermare quel tempo che era d’altri e far iniziare un tempo nuovo. Il tempo nuovo era quello del cambiamento, di un nuovo paradigma: Liberté, Égalité, Fraternité. Cambiamenti qualitativi, non il cambiare tutto per non cambiare nulla, rivoluzioni che hanno sostituito un sistema di dominio ad un altro. Ancora oggi si desidera quel cambiamento qualitativo che fa del consorzio umano una società più giusta, più equa, più partecipata. Ma è sotto gli occhi di tutti lo scollamento, la distanza tra le varie forme di potere e la gente comune. Le istituzioni risultano organismi autoreferenziali il cui funzionamento fagocita miliardi di euro e l’operato di questi costosissimi apparati burocratici, le cui appendici sono distribuite capillarmente nel territorio, è discutibile, spesso vessatorio. Ma è lo Stato.

Nord, centro, sud, con le solite e dovute eccezioni per le singole persone, la macchina statale si presenta così, tanto che, il ministro Riccardo Fraccaro nel 2018 affermava: “Oggi più che mai la democrazia è vitale, i cittadini chiedono di poter partecipare, di partecipare attivamente, e di incidere sulle decisioni che riguardano le loro comunità”. Come è vero! Ma è “politichese”. Sono anni e anni che il tanto onorato “popolo” chiede e si pronuncia democraticamente e la politica, le istituzioni disattendono.

Condividiamo le parole di Frederick Douglass (1818-1895), un ex schiavo americano che divenne uno dei principali sostenitori dell’abolizione della schiavitù, il quale disse: “Quelli che a parole si dicono in favore della libertà, ma condannano le agitazioni, sono uomini che desiderano il raccolto senza arare la terra; vogliono la pioggia senza i tuoni e i lampi, vogliono l’oceano senza la terribile collera delle sue grandi acque. Il potere non ci dà niente se non lo domandiamo noi, non lo ha mai fatto e non lo farà mai. La scoperta di ciò che accade quando il popolo si sottomette quietamente al potere è la scoperta della esatta misura della ingiustizia e della prevaricazione che gli saranno imposte. Tutto questo continuerà fino a che gli si vorrà opporre resistenza con parole o con azioni inefficaci o con entrambi. Il limite della tirannia è costituito dalla resistenza degli oppressi”.

Oggi siamo altresì convinti che chiedere è una condizione necessaria, ma non sufficiente per il conseguimento di un risultato? Ciò che risulta necessario e sufficiente, rinunciando a privilegi e ruoli, è la reciproca volontà che si traduce in atti reali. Joan, una donna americana di 27 anni, nel descrivere la sua condizione, fornisce una eloquente testimonianza. Dice: “Essere pazzi è come uno di quegli incubi in cui si cerca di chiamare aiuto ma non viene fuori la voce, oppure la voce esce, ma non c’è nessuno che senta o capisca. E non ci si può svegliare da questo incubo se non c’è qualcuno che sente e che aiuta a svegliarsi”.

La tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico di Larino sono due obiettivi che i larinesi chiedono a gran voce, come altresì chiedono l’istituzione di un Museo Archeologico che raccolga il materiale rinvenuto nel corso degli anni e che recuperi quanto risulta depositato nei magazzini di diversi musei nazionali. Desideriamo che la Sovrintendenza di concerto con il comune di Larino e con chi vuole contribuire al bene comune, istituisca un tavolo permanente di lavoro per un’attenta e puntuale pianificazione degli interventi. Tutto ciò non è snaturare questo organo periferico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, bensì dare a Cesare quel che è di Cesare.

Ci farebbe un immenso piacere che la Soprintendenza prendesse a cuore questa esigenza e si spendesse come ha fatto con il Museo Sannitico a Campobasso o a Isernia o in altre realtà molisane e desse anche a Larino ciò che gli è dovuto: un Parco archeologico fruibile e un Museo Archeologico. È dagli anni ‘70 che si parla di museo. Sono state acquisite dallo Stato aree del territorio urbano, aree sulle quali la Soprintendenza ha la piena giurisdizione. Sono passati ben più di 40 anni e a Larino non ancora c’è un museo degno di questo nome e un parco archeologico visitabile.

Ecco, per l’oltre, per dare inizio ad un tempo nuovo, è necessario progettare e pianificare insieme e ancora una volta diciamo che il lavoro sinergico è l’unico in grado di trovare le giuste e tempestive soluzioni.

Oggi 13 giugno si festeggia sant’Antonio e vogliamo concludere queste riflessioni con le sue parole: “Cessino, ve ne prego, le parole, parlino le opere. Purtroppo siamo ricchi di parole e vuoti di opere, e così siamo maledetti dal Signore, perché egli maledì il fico, in cui non trovò frutto, ma solo foglie. Una legge, dice Gregorio, si imponga al predicatore: metta in atto ciò che predica”.☺

 

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