Larino:il patrimonio archeologico
8 Marzo 2019
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Larino:il patrimonio archeologico

Toc toc un batacchio che rintona su un vecchio, ma curato portone del centro storico di Larino; penso tra me e me “figurati se qualcuno apre!”. Invece con mio stupore ecco che il portone si apre e, ad accogliere il signore che bussava, una dolce signora anziana che dice “bongiorn… intr, intr” e dopo che il signore si accomoda vedo richiudersi quel portone con i suoi datati cigolii. La mia età è tale da ricordare facilmente quando il centro storico di Larino era abitato dai vari “don e donna”, appellativi che stavano a segnalare un certo ceto sociale. Le viuzze erano superaffollate da un andirivieni di persone affaccendate: chi con ceste, chi con panari, chi con tinozze di rame e chi semplicemente con un bastone. Tutti che si salutavano e si intricavano dell’altro in modo simpatico e leggiadro: “ch fi, ndo v’ì, ch t miegn uoii, ecc.”. La pulizia regnava sovrana nonostante il centro storico ospitasse tante stalle e ricoveri dei mezzi di locomozione dell’epoca (cavalli e/o asini). Ricordo ancora oggi i tanti profumi che si percepivano lungo i vicoli, dal profumo di pane fresco a quello del caffè passando per il sentore di ragù soprattutto nei giorni di festa. Quest’ultimo odore spesso era accompagnato dall’odore di arrosto… e la bocca automaticamente si riempiva di saliva.

Altri odori, quelli della stalla per intenderci, erano talmente parte del quotidiano che ormai era “l’aria” e nessuno più lo percepiva come fastidio. Oggi noto tanta desolazione; l’abbandono di tante abitazioni sta pregiudicando non poco il fascino che il centro storico porta con sé. Certo il terremoto ha dato un po’ di ossigeno (è brutto parlare in questi termini di un dramma che ha segnato l’esistenza di tante famiglie) al centro storico di Larino come pure ai centri storici del circondario ma temo che sia solo un prolungare l’agonia di un “nucleo” che ha terminato il potenziale elettronico che sosteneva l’economia locale. Certo ancora oggi ci sono famiglie che vivono nel centro storico e non sono solo famiglie anziane ma anche giovani coppie che vogliono riscoprire l’intimità che sa regalare un centro abitativo di vecchio stampo. Qualche stuolo di bambini che giocano per i vicoli c’è ancora, la piazzetta ancora è zona di ritrovo per giovani e per i meno giovani e, via Cluenzio è ancora mèta di passeggio serale anche nelle giornate più fredde. C’è, in verità, anche chi ha investito di sana pianta nel centro storico alla ricerca di quel benessere che potrebbe, altrimenti, dare solo la campagna. Questo lascia fiduciosi ma al tempo stesso preoccupati poiché a scappare ci si mette un attimo.

Larino centro storico è sempre stato considerato un centro a sé, la vera Larino. L’altra parte della città, invece, è sempre stata “u chian da fier”. Una rivalità atavica che spesso ha limitato le relazioni tra i due nuclei abitativi, a cominciare dalle parrocchie, per finire con le varie istituzioni (vedi scuola primaria). Anche nelle tornate elettorali nascevano e nascono ancora tante diatribe perché magari la lista nascente non garantisce una equa spartizione di candidati. Ma può lo sviluppo di Larino prescindere dal Centro storico? Larino comunità alla ricerca di sopravvivenza nel breve periodo e, alla ricerca di una ripresa economica nel medio e lungo periodo, dovrà necessariamente far leva sulle “ricchezze” archeologiche e su un borgo di sicuro valore turistico.

Le ricchezze archeologiche: queste sconosciute! Abbiamo mai fatto il punto su questo patrimonio inestimabile? Apparentemente siamo così abituati ai nostri “ruderi” che li ignoriamo, fatto salvo qualche appassionato (spesso non larinese) che resta incantato di fronte a tanta storia; e non si programma nessun intervento di valorizzazione. La difficoltà sta soprattutto nel rapporto che si è instaurato con la sovraintendenza che è la responsabile della gestione dei beni archeologici. Nel tempo i rapporti tra Comune e il suddetto Ente si è logorato e sarebbe interessante capire i motivi dello strappo ma soprattutto sarebbe interessante capire perché non si fa niente per ricucire i rapporti e portare alla ribalta un patrimonio in grado di contribuire allo sviluppo di una intera regione.

Toc, Toc, … ci vorrebbe qualcuno che bussasse al Sovraintendente per chiarire, qualora ci fosse qualcosa da chiarire, per mettere in piedi un protocollo di intesa per progettare eventi e iniziative per far conoscere, a tutti, larinesi compresi, lo straordinario patrimonio di questo lembo di terra molisana.

Toc, Toc, … ci vorrebbe qualcuno che aprisse per dimostrare che la sinergia non è solo un concetto bello da declamare ma deve essere un modus operandi per far nascere le giuste relazioni. Allora ci proviamo?!☺

 

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