L’arte dell’amore vicendevole
6 Dicembre 2021
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L’arte dell’amore vicendevole

“Ora prego te, o Signora, non per darti un comandamento nuovo, ma quello che abbiamo avuto da principio: che ci amiamo gli uni gli altri” (2Gv 5).

La Seconda Lettera di Giovanni presenta uno stile, un vocabolario, un insegnamento e una datazione molto vicini alla 1Gv. Data la sua sorprendente brevità, essa non si sarebbe potuta diffondere se non fosse stata collocata sotto l’autorità di una figura altamente accreditata, come poteva essere quella dell’apostolo Giovanni che, all’inizio della lettera, si presenta come “il Presbitero”. Tale espressione sta ad indicare il capofamiglia, la guida e, più precisamente nel contesto ecclesiale, il responsabile della comunità, colui cioè che tutti conoscono e apprezzano.

Lo scritto epistolare risente di una crisi che attraversa le comunità cristiane dell’Asia Minore e che è dovuta alla minaccia dei falsi maestri. Tale minaccia incombe sui credenti inducendoli a mettere in dubbio alcuni aspetti della verità rivelata e a prendere le distanze dall’insegnamento degli Apostoli. Dinanzi all’imperversare delle eresie, l’autore dichiara di non voler trasmettere degli insegnamenti “nuovi”, ma di voler far conoscere sempre più alle chiese il cuore della predicazione apostolica per ancorarsi ad essa e disporre così dell’antidoto più efficace contro ogni sorta di deriva gnostica.

Restare fedeli all’insegnamento apostolico, ricevuto nel momento in cui si è stati evangelizzati, rappresenta la garanzia dell’autenticità del proprio cammino di fede. L’accoglienza della predicazione apostolica e la comunione con colui che ha evangelizzato le chiese stabilisce il credente nella “verità”, uno dei termini più ricorrenti nella Lettera (cinque volte solo nei primi quattro versetti della Lettera!) e che gode di maggiore popolarità nella letteratura giovannea. “Verità” è, per l’autore, non solo l’insieme dei contenuti della conoscenza ma un effetto dell’inabitazione del Risorto nel cuore dei credenti e persino un modo di agire: il modo cristiano e fraterno di agire amando.

L’autore individua un vero e proprio pericolo nella presenza dei seduttori che non riconoscono Cristo venuto nella carne e si pongono nella comunità come degli anticristi. Disconnettendosi dai contenuti trasmessi dall’apostolo Giovanni, essi hanno abbandonato la casa comune e sono venuti meno a quel vincolo che unisce tra loro i coinquilini: l’amore fraterno. Pensare a Gesù in modo errato, infatti, impedisce di vivere il rapporto con lui, ma anche il rapporto con il Padre e i fratelli. Rifiutare l’inviato, infatti, significa rifiutare anche chi lo ha inviato. Questo rifiuto inoltre infrange la comunione spirituale e colloca i falsi maestri al di fuori di essa.

La Lettera ha come destinatari “la Signora (Kyría) eletta da Dio” e “i suoi figli”, espressione con cui il mittente indica la chiesa e tutti i suoi membri con i quali l’apostolo intrattiene uno speciale rapporto. Qui si coglie un’affinità con un testo paleocristiano di genere apocalittico, composto nella prima metà del II secolo, ricco di allegorie e visioni simboliche, intitolato Il Pastore di Erma. Il protagonista, Erma, incontra una donna biancovestita di nome Kyría, simbolo della Chiesa, che all’inizio appare come un’anziana signora ma poi diviene sempre più giovane e forte e lo guida alla comprensione di diversi temi della fede cristiana. Il termine Kyría rivela pertanto che la Chiesa, sin dagli albori del cristianesimo, viene percepita non come un’istituzione di potere ma come una donna feconda che ha un altro tipo di potere: nutrire, educare e far crescere i propri figli amandoli e rendendoli capaci di amare al pari di una vera madre.

Spesso la Chiesa viene considerata una struttura di potere al pari dei governi di questo mondo. Essendo una realtà fatta di uomini e donne fragili e soggetti al peccato può talora mostrare un volto deformato. Chi ha voluto edificare la Chiesa però l’ha pensata come un luogo ospitale, una casa dove posare il capo, il calore dell’abbraccio di una madre che mai si stanca di accoglierti.

 

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