Lavoro e sfruttamento
25 maggio 2018
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Lavoro e sfruttamento

Smart è un aggettivo inglese molto in voga negli ultimi tempi; la sua traduzione spazia su più campi semantici: ‘intelligente’, ‘sveglio’ oppure ‘elegante’ o ancora ‘rapido’ sono alcuni suoi corrispondenti in italiano. Per i miei distratti allievi smart è un tipo di vettura, comoda per gli spostamenti in città; inoltre i più avanzati cellulari oggi li chiamiamo smartphone.

Da ultimo l’aggettivo inglese è stato affiancato alla parola ‘lavoro’(work) nell’espressione anglofona smart working, come approvato recentemente attraverso la legge 81/2017. Secondo il Ministero del lavoro lo smart working è “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orariche aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività”. Quali le novità? In questo modo si riconosce ai dipendenti la possibilità di svolgere le proprie mansioni da casa, utilizzando i dispositivi tecnologici, si abbattono i tempi per recarsi sul posto di lavoro, si consente flessibilità organizzativa. Questa modalità, che riguarda esclusivamente il lavoro dipendente, deve essere comunque concordata tra datore di lavoro e lavoratore, garantendo parità di trattamento – economico e normativo – rispetto a coloro che eseguono la prestazione in modo ordinario.

Se la normativa è abbastanza recente, di smart working si parla da alcuni decenni, e sempre più positiva è divenuta la valutazione di tale esperienza che viene incontro alle modificate esigenze delle famiglie e degli stessi lavoratori, e che fa ricorso all’innovazione tecnologica in modo ampio.

Pur continuando ad utilizzare la terminologia inglese, questo tipo di lavoro in italiano viene denominato “agile” e di conseguenza – si faccia attenzione! – i “lavoratori agili” sono coloro che svolgono il proprio incarico da casa, non quelli in perfetta forma fisica! Ma c’è da aggiungere che il vocabolo smart, oltre ad essere un termine del vocabolario inglese può tradursi in un acronimo S.M.A.R.T., espressione coniata qualche anno fa dall’economista Peter Drucker che individuava gli obiettivi per un lavoro del genere: Specifici, Misurabili, Attuabili, Rilevanti, Temporizzati.

Questo mese, che si apre con la giornata del primo, festa dei lavoratori, ha poco da festeggiare; lavoro sembra ormai una parola rara, soprattutto se ci si riferisce ai recenti dati statistici che pongono la nostra nazione – e la nostra regione – agli ultimi posti. La disoccupazione giovanile è percentualmente elevata, le condizioni di coloro che un lavoro lo hanno il più delle volte sono precarie, il ricambio generazionale è bloccato.

A ciò si aggiungono le crisi che continuamente interessano il settore lavoro e che sono generate dall’ormai consolidato sistema del neoliberismo: il profitto ad ogni costo, i bilanci aziendali in attivo, a discapito dei diritti dei lavoratori. La cosiddetta delocalizzazione, vale a dire lo spostamento di una struttura produttiva dal nostro paese ad una nazione in cui il costo del lavoro è inferiore – in parole povere, dove i lavoratori sono pagati di meno – è la causa principale che ha creato e crea mancanza di posti di lavoro, licenziamenti, precarietà.

Come sosteneva Carlo Freccero in un dibattito televisivo (24 aprile), il sistema neoliberista ha accentuato, addirittura creato, una differenza tra lavoratore e consumatore: quando acquistiamo prodotti a basso costo e consideriamo tale condizione un affare, non ci rendiamo conto che per un costo così limitato della merce è stata impiegata manodopera sottopagata – magari in un paese “in via di sviluppo” – ed è stato sottratto lavoro ad operai nostrani: sembra quasi che, comprando ad un prezzo ridotto, noi consumatori ci schieriamo contro i lavoratori che in Italia “non hanno” confezionato quel prodotto. La parola che definisce la condizione dei lavoratori oggi è – secondo Freccero – sfruttamento, una parola forse desueta ma che purtroppo domina la nostra realtà contemporanea. Altro che lavoro smart!☺

 

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