Le case dell’infanzia
9 Aprile 2018
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Le case dell’infanzia

I luoghi dell’infanzia non ci lasciano mai, continuano a rimanerci dentro con le persone, le parole, gli odori, le storie, i soprammobili sopra la credenza … anche quando non esistono più.

Mi gonfiano l’anima frammenti di memoria, immagini serene che sembrano uscite da un vecchio libro di scuola elementare.

Tempo di primavera e Pasqua. Nel luminoso mattino volavamo in tre su un’altalena sola; io, più grande, cercavo forza nelle gambe per spingerci più in alto, ad abbracciare il vento, a sentire di qualche passo più vicino il cielo.

La mamma, allegra, metteva a bollire le uova con erbe di campo o carta velina per cuocerle e tingerle ad un tempo. Increspava di bianco il filo nudo della lampadina che pendeva al centro del soffitto, lavava il tavolo di noce fino al chiaro delle venature.

Dal cesto posto in un angolo di casa, al riparo di una tenda sbrindellata, tra bisbigli, picchiettii, rompersi di gusci, si erano schiuse le uova della cova; batuffoli gialli, pigolavano sotto le ali aperte della chioccia.

Appena al termine della strada pietrosa, si apriva la campagna. Distesi supini sul prato d’erba nuova, tra pratoline bianche e pudiche violette, offrivamo capelli e viso alla carezza di un venticello lieve come un ventaglio. Il cielo di un azzurro intenso, era solcato da rondinelle garrule.

La sera seduti sui panchetti ascoltavamo la nonna raccontare la Passione di Gesù e poiché agli occhi avevamo i lucciconi, lei ci rassicurava: – Non piangete, Lui è vivo. Così sta scritto: “Di buon ora, Maria Maddalena e altre donne giunsero al sepolcro e trovarono la pietra rovesciata. Un angelo disse loro: – Il Signore non è qui, è risorto ”…

Sono confusa tra la realtà e l’onirico, ma se tutto è un sogno, spero non sia previsto subito il risveglio per ritrovare, nel cavo di me stessa, disimparate felicità e provvisorie paci. ☺

 

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