Le domande dei bambini
12 Febbraio 2020
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Le domande dei bambini

L’uomo – d’un tratto si sveglia, il luogo è buio, piano piano lo spazio si illumina, comincia a ragionare, guarda, ascolta, e comincia a capire che è una macchina straordinaria! Il pensiero comincia a sviluppare le prime domande: cosa sono? Dove sono? Chi sono? E lentamente le prime risposte arrivano. Poi si accorge di non essere solo e allora si interroga e via ad altre domande! Le prime pretese: risposte immediate che però non arrivano e i perché crescono. La luce comincia a far intravedere la realtà e la realtà si rivela; alcune risposte arrivano, altre, nonostante la ragione, non arrivano! L’uomo si ribella, vorrebbe dare risposta a tutti gli interrogativi con la sola ragione e ciò che non ha una risposta razionale si cancella, c’è il rifiuto del rivelato.

Proviamo ora a rispondere ai bambini sui tanti interrogativi che ci fanno. Domande che sono di una profondità eleggibile solo nei migliori circoli letterari o filosofici. Conquistiamo la loro fiducia solo se cerchiamo di rispondere ai loro quesiti. Rispondere nella semplicità delle questioni e con l’umiltà di chi apprezza l’interrogativo e prova amorevolmente a darne risposta. È sempre necessario dare una risposta all’interrogativo di un bimbo che si sta affacciando alla vita. Siamo esseri che richiedono risposte anche banali ma che siano “risposte”. Solo così si contribuisce alla crescita e all’equilibrio delle nuove generazioni. Guai a liquidare il “perché” di un bimbo/a facendo spalluccia o eludendo addirittura l’ interrogativo.

Purtroppo le famiglie oggi si soffermano poco sui perché esistenziali dei figli, poiché è troppo difficile fermarsi e riflettere per dare loro risposte credibili. Credibilità, prima di tutto, poiché se non si è sufficientemente credibili, seguirà sempre un altro “perché”. Le istituzioni civili e religiose, preposte alla formazione, anch’esse sono sfuggenti e sfornano ragazzi che non sanno dare risposte al loro futuro e alla loro fede. Ragazzi che spesso perdiamo nei meandri esistenziali perché mai nessuno si è soffermato ad ascoltarli e a cercare di dipanare con loro i dilemmi del pensiero. Non dobbiamo formare filosofi, dobbiamo formare coscienze, per aiutare i nostri ragazzi a trovare le giuste risposte alle questioni sociali o a quelle di fede.

Ci hanno sempre insegnato che l’equilibrio di un uomo passa attraverso le risposte che si dà e che si danno alle domande prime ed ultime. Ci sforziamo con la ragione di rispondere, ma bisogna essere consapevoli che la sola ragione non può dare tutte le risposte e che la fede consente di giungere alle “verità” senza grossi sacrifici. Che la fede, però, non sia una scorciatoia per evitare le domande o per rispondere ad esse con estrema facilità! Abbiamo l’obbligo di mettere a frutto i nostri talenti e non sopire la ragione anche laddove sarebbe più semplice giustificare, con la fede, l’assunto finale. Il rapporto di mutua coesistenza tra fede e ragione ci arricchisce nella conoscenza e ci rende liberi di amare.

“Senza l’apporto della filosofia non si potrebbero illustrare contenuti teologici quali per es. il linguaggio su Dio, i rapporti personali all’interno della Trinità, ecc.” (Giovanni Paolo II). È necessaria una filosofia di portata metafisica, cioè capace di trascendere da dati empirici per giungere, nella ricerca della verità, a qualcosa di assoluto e fondante. Grande cosa sarebbe se ci dessimo delle risposte con il piglio del filosofo e con l’amore di un cristiano perché, è vero che a garanzia della conoscenza o meglio della verità assoluta, c’è sempre la ragione, ma è anche vero che per forza di cose essa deve essere supportata dalla fede.☺

 

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