Lei non ha torto
11 Aprile 2021
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Lei non ha torto

Tanti, tanti anni fa, lungo il maestoso e grande corridoio del Ministero della Pubblica Istruzione, la dirigente di allora, dopo il Consiglio di disciplina, nel quale si discusse la proposta della mia destituzione, presomi sottobraccio familiarmente, mi disse: “Caro professore, lei ci ha messo in crisi. Se le dessimo ragione, beh ci tireremmo la cosiddetta zappa sui piedi. Lei, d’ora in poi, moderi il linguaggio, perché questo ci ha permesso e permette di nasconderci. La situazione ed il contesto da lei denunciato, la conosco molto bene perché ho mia figlia che mi racconta come si svolgono le lezioni di Educazione Fisica nelle nostre scuole. Lei stia tranquillo, noi diremo che ‘Lei non ha ragione, ma non ha torto’” (!!!) “Lei non verrà destituito, torni a casa e se la veda con i suoi corregionali”. Stupore e rassegnazione mi avvolsero. Il TAR Molise nel 2002, dopo 10 anni, mi scrisse se intendevo procedere nel ricorso urgente presentato nel 1992 … e tutto tacque. Non ho avuto più visite ispettive, ho continuato ad inventare una Educazione Fisica che fosse tale, ma l’inerzia e l’indifferenza dei tanti collegi dei docenti confermavano continuamente Franco non hai torto, anzi! e votavano senza neppure conoscere ciò che votavano. No, non era e non è cambiato niente: si nascondevano dietro compromessi, giochi di facciata e piccoli favori, oggi chiamati ristori. Ed aldilà delle Crep.erie, “questa è la causa” del fallimento educativo ed informativo del momento storico che viviamo.

Dalla mia casa ascolto il lamentoso ululato del mio Mosè, pastore abruzzese, al passaggio continuo di ambulanze a sirene spiegate da e verso Campomarino. Un contesto terribile. Avverto la necessità di correre dietro casa lungo gli estesi ettari di terreni di Pantano Basso, ma osservo con tristezza il cumulo di immondizia/rifiuti diventati colline che scaricano liquidi olezzi nel vicino canale che proviene dal depuratore comunale. Nonostante le ripetute richieste di controllo, mai alcun politico è mai intervenuto. L’assessore all’ambiente di ieri, giunta di destra, sindaco “sci, sci”, come tutti, venne a vedere di persona. … πάντα ῥεῖ: tutto scorre e passa, come l’acqua che continua a scorrere rilasciando odori fastidiosi. Lungo il percorso, “anche” su strada, osservo rassegnato i cumuli di monnezza abbandonati a bordo strada e dentro i vari canali. Che bella (!) la sede del Nucleo Industriale, mentre tutt’attorno è tutt’altra visuale: “Lor Nostrani Signori” si sono ben pulita la loro casa-sede. Pazienza se lì fuori qualcuno scarica e discarica, con tanti cartelli consunti di “zona sottoposta a video sorveglianza”. I canali da qualche anno vengono puliti dalle piante ed arbusti cresciuti dentro ed ai bordi, portando su anche i pezzi di cemento del fondo, scavando improvvidamente buche che fanno penetrare quell’acqua pulitissima con cloro nauseabondo anche nelle cavità terrene, che loculi non protetti sono di infiltrazioni liquide malsane. Domani, verranno politici di turno a chiedere soldi/ristori per sanificare il territorio inquinato dalle omissioni del Nucleo Industriale e dei vari Enti Pubblici nella zona di Pantano Basso in Termoli.

Intanto, le sirene, oggi, costringono il mio Mosè agli ululati allarmanti per il malsano virus! Chissà domani se dovrà ululare per i convogli di silenziose sirene trasportanti morti per la mala sanità di luoghi, territori ed istituzioni democratiche. Intanto, dalle cronache quotidiane spariscono risentimenti e rivendicazioni, ieri urlate ed oggi silenziate solo perché il Draghi di famiglia ha posto tutti i “Lor Nazional Signori” ai servizi sociali, scompaginando i giochi di parti e partiti politici che sono implosi. Tra di loro, solo tra di loro principini scompaginati, cercano di ricomporre quella frattura evidente determinata dalle modeste poltrone ricevute. Esultano quelli che ieri remavano contro ed oggi si comportano peggio di ieri; tacciono quelli che ieri erano bersaglio quotidiano di critiche e sommosse di piazza, perché oggi si trovano agli arresti domiciliari. Il San Remo della canzone nazionale ha spostato i riflettori; ha tolto il remo dalle loro mani ed ha raccontato tra “paillettes e lussuosi vestimenti” le contraddizioni del quotidiano, rimuovendole ed alloggiandole in sogni immaginari delle canzonette da vendere.

Mosè ulula. L’altro biblico Mosè non ce n’è. Caronte è infaticabile. C’è solo un Draghi che “dovrà far di conti” sulle altrui discalculie, dicono, ma speriamo sputi fuoco rigeneratore come il Mosè biblico fece sul vitello d’oro. E, perché no, facendo bere l’acqua dei canali, con la polvere dei vari vitelli abbandonati ai bordi, a chi li dovrebbe controllare. Ponzio Pilato si lavò le mani, ma non per lavarsi le mani dalla responsabilità, bensì perché era una consuetudine e qualcuno lo venera come Santo; l’espressione amministrativa di cui sopra, è una piaga antica dei nostri amministratori e le loro clientele per lavarsi le responsabilità nel possibile giudizio, e santi certo non sono!

”No! Voi non avete ragione e avete anche torto!” Siete “tutti” coinvolti e responsabili, insieme a quella maggioranza del Popolo che vi ha eletti e vi guarda incazzata, ma silenziosamente connivente ed in attesa dei “ristorini tacitanti”, mentre i sopravvissuti piangono i loro morti.

 

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