L’hospice di larino
19 gennaio 2018
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L’hospice di larino

All’ingresso della struttura campeggia la parola “HospicE” con la “E” scritta volutamente in maiuscolo che sta per “Essenziale”. Un termine semplice e nello stesso tempo profondo come la vita, della cui importanza molto spesso ci si accorge solo nel momento della malattia e dell’imminente distacco dall’ esistenza terrena. Il badare alle cose essenziali, fuggendo dalle illusioni artatamente costruite dalla società post-moderna, è stato il grande insegnamento di padre Giorgio Ramolo, frate francescano che ha rappresentato fino all’ultimo istante della sua vita la guida spirituale per gli operatori dell’HospicE di Larino. Istituito nel 2006 l’HospicE Madre Teresa di Calcutta è un centro specializzato nelle cure palliative e nell’assistenza ai malati terminali. Questa struttura, unica in Molise, è guidata dal dott. Mariano Flocco, originario di Montecilfone, medico anestesista specializzato nella terapia del dolore. È lui il punto di riferimento di operatori, pazienti e famiglie ma anche di una comunità della quale da Febbraio 2015 è diventato cittadino onorario. Con lui ci siamo intrattenuti in una intervista che aiuta a comprendere la funzione e le attività dell’HospicE, autentico vanto della sanità pubblica molisana, della quale molto spesso si parla solo per le pur evidenti difficoltà del settore falcidiato da tagli di servizi e carenza di organici che si ripercuotono sui cittadini.

Dottor Flocco lei dirige questa struttura dal 2010. Quanto e come è cambiata la sua vita in questi anni, tenuto conto della complessità del lavoro che qui dentro quotidianamente viene svolto?

In realtà di queste problematiche mi occupavo già prima di arrivare a Larino. All’Ospedale Cardarelli di Campobasso svolgevo attività di anestesista prevalentemente orientata alla terapia del dolore, alle cure palliative e in parte all’assistenza domiciliare ai pazienti oncologici e non oncologici. Dal 2010, anche grazie alla legge 38, le cure palliative hanno assunto un ampio respiro coinvolgendo tutti quei pazienti che non possono più avere una terapia attiva ma devono essere curati nell’ottica del miglioramento della loro qualità di vita. Di recente è stata istituita l’Unità Operativa HospicE e Cure Palliative che ha una valenza Dipartimentale Regionale, avendo il compito di assistere in HospicE o, se ci sono dei requisiti specifici, a casa del paziente, in maniera uniforme sull’ intero territorio regionale.

Quanti sono gli operatori impiegati nella struttura?

Il nostro vantaggio è quello di non essere sottodimensionati in termini di organico. Noi lavoriamo in equipe multidisciplinare e abbiamo oltre a figure come medici, infermieri ed operatori socio sanitari, il grande supporto di fisioterapisti, psicologi, assistenti sociali e l’assistenza spirituale garantita dall’Ordine dei Frati Cappuccini di Larino. Questa è una risorsa molto importante che si pone in continuità con l’operato di padre Giorgio Ramolo che per noi ha rappresentato una fondamentale guida umana e spirituale prima di essere strappato alla vita all’età di 70 anni. Relativamente al personale, trattandosi di operatori che sono con noi da tanti anni e che hanno quindi la particolare attitudine di assistere con serenità e professionalità i pazienti giunti a fine vita e i loro familiari, l’auspicio è che possano essere finalmente stabilizzati con gli imminenti concorsi indetti dall’ASReM.

Di quanti posti letto dispone la struttura?

Attualmente la struttura dispone di sedici posti letto, nel rispetto della normativa del settore che tiene conto della proporzione di posti letto in base al numero di abitanti della regione. Il nostro obiettivo è ampliare la dotazione di altri tre posti letto ma con una buona assistenza domiciliare, che rimane il setting assistenziale privilegiato per la tipologia di pazienti in cura da noi, attualmente il numero di posti letto è tale da non creare problemi con le liste di attesa.

Ci sono particolari criticità riscontrate nel corso degli anni o richieste che lei si sente di avanzare alle istituzioni, in primis la Regione Molise?

Il servizio in HospicE è standardizzato e ben funzionante. Relativamente all’assistenza domiciliare la migliore soluzione sarebbe quella di avere personale totalmente e stabilmente dedicato a questo tipo di servizio; ad oggi abbiamo purtroppo personale medico e non assunto con contratti di durata annuale; elemento quest’ultimo penalizzante rispetto alla necessità di avere una equipe multidisciplinare stabile sul domicilio dedicata alla cure palliative, da affiancare al personale ADI, che già svolge una funzione preziosa sul territorio.

Se potesse sintetizzare con poche semplici parole il ruolo e la funzione esercitata dall’HospicE, quali parole utilizzerebbe?

Direi ‘supporto alla riscoperta dell’essenziale’. Va detto che il nostro è un servizio ancora oggi erroneamente percepito come un accompagnamento alla morte del paziente. L’obiettivo è al contrario quello di migliorare, per quanto possibile, la qualità della vita dei nostri pazienti e delle loro famiglie. Noi ci proponiamo di affrontare il dolore inteso nella sua globalità: c’è il dolore fisico della malattia, c’è il dolore psicologico del paziente e dei suoi cari, c’è un dolore burocratico che rappresenta un ostacolo ulteriore per le stesse famiglie e il dolore spirituale, esistenziale estremamente delicato e difficile da affrontare. Uno dei nostri compiti fondamentali è anche quello di agevolare la riscoperta di legami tra famiglie e pazienti, per l’appunto quegli elementi semplici, essenziali che la vita fuori da queste mura tende a disperdere per motivazioni causate dalle incomprensioni familiari o agli allontanamenti dovuti al lavoro. Proprio il fatto di riavvicinare il paziente ai suoi affetti costituisce di per sé un elemento estremamente positivo. Da noi in passato sono arrivati pazienti con una aspettativa di vita di quindici giorni che, proprio grazie alla percezione della presenza costante dell’affetto della famiglia, sono vissuti ben più a lungo.

Come vede il suo rapporto personale e degli operatori dell’HospicE con la comunità di Larino?

Il mio rapporto con la città di Larino è di grande affetto e l’ospitalità è estremamente benevola anche nei confronti dei familiari qui presenti. Da questo punto di vista l’allocazione della struttura, al centro dell’abitato, è ideale per l’estrema vicinanza ai servizi commerciali o di altra natura. Un’altra caratteristica casuale, percepita in un primo momento come una contrapposizione, ma che io vedo come una grande risorsa, è la presenza nello stesso stabile del liceo di Larino. Un fermento di vivacità estremamente contagioso per noi ma anche una opportunità di reciproco scambio di valori ancorati alla realtà vera e propria della vita, che non è solo quella che oggi molti giovani percepiscono e che è fatta molto spesso di attaccamento alla materialità ma che prevede riflessioni profonde sul vivere, sulla malattia e il termine della vita.

 

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