Lo scandalo della democrazia
30 Aprile 2017
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Lo scandalo della democrazia

È una fase salutare per la democrazia della nazione soprattutto per il congiunto effetto della partecipazione e del risultato referendario che ci ha visto premiati dall’ alleanza dei “nonni con i giovani”, dei partigiani e costituzionalisti attempati e le forti argomentazioni che hanno avuto presa sui giovani. La protesta sembra questa volta abbia preso una strada salutare per la nostra democrazia con il rischio scampato di una modifica costituzionale pericolosa, maldestra e accentratrice. Ma lo sguardo si amplia anche agli altri due fatti di rilievo: l’incontro mondiale dei movimenti popolari in dialogo con Francesco e l’elezione di un leader divisivo a capo della più grande “democrazia mondiale” capitalistica e negazionista (vedi ambiente, armi, migrazioni ecc.).
La partecipazione all’evento con papa Francesco mi apre a tematiche come quelle dell’attivismo dei movimenti sociali, del debito e delle migrazioni. Traendo spunto proprio da queste ultime sottolineo come nella dichiarazione finale dell’ultimo incontro dei movimenti popolari si legge: “siamo creditori di un debito storico, sociale, economico, politico e ambientale che deve essere saldato”. È un’espressione che rovescia la visione del mondo e pone i popoli sfruttati, non tra i debitori dei ricchi, ma creditori degli stessi e non solo da un punto di vista economico e finanziario, ma anche da un punto di vista sociale, ambientale, storico e pertanto politico. E questo perché i processi di colonizzazione, vecchi e nuovi, in ogni parte del mondo di fatto hanno depredato, sottratto, estratto oltre ogni limite risorse naturali, corrotto governi, causato conflitti e guerre lasciando la loro scia di sangue, violenze e umiliazioni. Se il debito, e il suo inseparabile credito, diventa una lente di ingrandimento con cui guardare alla globalizzazione culturale, economica, ma purtroppo non ancora umana, allora diventa fondamentale ascoltare persino come l’esodo epocale di milioni di persone, descritto da Carlos Merentes, viene letto proprio alla luce di questo rapporto che non è più solo di natura economica.
Carlos, che vive al confine tra Messico e Stati Uniti, offre un pensiero straordinario e aperto ad una visione del debito più ampia: “E se l’enorme debito sociale generato dal brutale saccheggio dei colonialisti di ieri e di oggi non è mai stato risarcito, è come una forma di riscossione di tale debito che, secondo me, va interpretato il fenomeno migratorio, a cui dunque bisogna guardare come una forma di resistenza contro il destino a cui il capitale ha condannato le persone migranti, una lotta per non scomparire in un sistema in cui è negato loro un posto”. Ma il meccanismo del debito, con riferimento alle migrazioni, può essere visto, da tutte e due le facce della medaglia: da una parte infatti genera povertà e quindi causa flussi migratori imponenti, dall’altra, lo stesso sistema o economia a debito, generando austerity e povertà anche nei paesi che dovrebbero accogliere, finisce per essere combinato con le politiche di respingimento, causa di ulteriore esclusione. La morale che se ne deve trarre, secondo Guido Viale, è: negare i più elementari diritti a profughi e migranti, creando un bacino di apartheid in ogni paese, non serve a difendere i “propri” concittadini, ma è solo un banco di prova e di sperimentazione di meccanismi di dominio e sfruttamento da estendere progressivamente a tutto il resto delle forze di lavoro e al 99 per cento della popolazione.
Scendendo nel pratico, si è affrontata la necessità di alleanze territoriali proprio su un tema come quello delle migrazioni e dell’accoglienza bene comune. Proprio perché ci sono segnali contrastanti anche all’interno del nostro mondo si è avvertita la necessità di partire da quelle prassi positive che, creando relazioni sociali, culturali ed economiche, smontano i luoghi comuni e consentono di aprire dei varchi ad esempio su temi specifici come il diritto di asilo. Emerge la necessità di smascherare e di incanalare la rabbia, trasformare i sentimenti creando gli anticorpi sociali e culturali. La realtà che è dinanzi a noi è quella di popoli non più solo sfruttati, ma poveri, senza territorio, spaesati e in colpa (debito). È necessario tagliare le gambe all’immaginario collettivo, sempre fomentato da una attività forsennata e terroristica di alcune reti televisive, e tornare al principio di realtà con elementi di strategia e al tempo stesso di utopia. Ed è in questo scenario che avverto come la democrazia viene sempre subdolamente considerata dai poteri forti e dalla propaganda come un disvalore.
Il tema delle migrazioni è il filo conduttore per parlare della rabbia sociale, della disgraziata abilità di individuare i bersagli umani invece delle logiche di potere. Smontare l’immaginario allora significa dire qual è la funzione sociale dei migranti, parlare dei mestieri che non facciamo più, dello sfruttamento sociale che in loro è più evidente, del fatto che pagano tasse e contributi e della necessità di alleanze tra disoccupati. Ma le idee camminano sulle gambe delle persone! E allora quali testimoni del nostro tempo potremmo valorizzare? La valorizzazione deve avere anche uno sbocco politico? Dobbiamo individuare e accompagnare dei giovani all’attività politica? O dovremmo considerare che senza accumulazione sociale non vi sono leader? Pescare nello stagno striminzito che abbiamo o contribuire a formare uno spazio più ampio, un lago? Non abbiamo elaborato ancora cos’è il potere e abbiamo dimenticato il contropotere! Forse allora dovremmo prendere in considerazione l’obiettivo non solo di individuare eventuali giovani dediti all’attività politica, ma quello di avviare un “vivaio politico”. E tutto questo dentro quale narrazione? Quale conoscenza condivisa? Forse allora abbiamo bisogno non solo di una contro-informazione, ma di una contro-narrazione e di una rottura culturale, di mostrare lo scandalo di chi ha osato e di quale strada ci ha indicato.
Il rischio che corriamo è quello di una espropriazione culturale pericolosissima che ha esempi storici preoccupanti (esempio: propaganda nazi-fascista contro gli ebrei). Abbiamo bisogno di esempi virtuosi che producano senso e diano una contro-narrazione del potere.

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