L’ora di incazzarsi
29 Aprile 2017
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L’ora di incazzarsi

L’associazione “Tutti a scuola onlus”, che si occupa dell’inclusione scolastica dei bambini con disabilità, nei giorni scorsi ha diffuso dei dati assolutamente inquietanti. In Italia si spendono ben 95 miliardi di euro in giochi d’azzardo e lotterie varie, oltre 23 miliardi di euro per spese di difesa. Gli Italiani spendono 9,5 miliardi di Euro in cosmetici e 2 miliardi di Euro per gli animali domestici. La spesa sociale invece è appena 500 milioni (e non miliardi) per il fondo sulla non autosufficienza (sempre che non ci siano i paventati tagli) e 300 milioni per il fondo nazionale politiche sociali. Sembrerebbero a questo punto ben chiare le priorità degli italiani, tanto che forse dovremmo farci tutti un bell’esame di coscienza … e dovremmo anche avere l’onestà intellettuale di non lamentarci, e di non stupirci se paghiamo tasse altissime per non avere alcun servizio, perché sembrerebbe piuttosto chiaro dove vadano a finire le nostre risorse.
Quando si tratta di investire sul sociale, troppo spesso si sente dire che “non ci sono i fondi e non ci sono i soldi”. Non ci sono i soldi per il trasporto dei disabili, per l’assistenza scolastica, per la vita indipendente. Nel frattempo, chi non ha la possibilità di comprarsi un gratta e vinci al giorno o un nuovo rossetto, arranca sempre di più.
Questo è il Paese in cui si può serenamente tagliare sul trasporto disabili, dove è amabilmente tollerato che i ragazzi con disabilità non frequentino la scuola per mesi perché manca il trasporto scolastico, dove è bonariamente accettato che un genitore si prenda un permesso da lavoro per somministrare insulina ad un figlio o peggio ancora per farlo andare in bagno. Ancora, è possibile che, se vivi in un condominio, nessuno ti aiuti ad abbattere le barriere architettoniche per uscire di casa e non ti resta che rimanere serenamente murato vivo anche anni senza che nessuno si scandalizzi.
Vita indipendente? Macché! Sei un disabile motorio e devi andare in bagno? Non ti resta che mettere in croce la tua famiglia perché tanto non è neanche lontanamente immaginabile che quello Stato che spende 23 miliardi per le armi, si preoccupi delle esigenze della vita quotidiana di una persona con disabilità.
Eppure con una sentenza storica, la 275/2016 la Corte Costituzionale si è occupata dell’art. 81 Cost, che contiene il principio del pareggio di bilancio, a proposito di una controversia tra regione Abruzzo e provincia di Pescara riguardante il trasporto scolastico dei ragazzi con disabilità, che la regione aveva assicurato “nei limiti della disponibilità finanziaria determinata dalle annuali leggi di bilancio”, in sostanza solo se ci sono soldi che avanzano.
La Corte ha affermato, con un principio che, pur sembrando logicamente ed umanamente scontato, appare una vera e propria rivoluzione copernicana dell’azione amministrativa, che “è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione”. In pratica, la priorità va data all’ attuazione concreta dei diritti incomprimibili (il diritto all’ istruzione in questo caso, ma rientra anche il diritto alla libertà personale, il diritto al lavoro, il diritto alla salute, ecc.) e poi a tutto il resto.
I diritti dei cittadini con disabilità vengono prima di tutto! Di conseguenza tutto quello che viene negato sul presupposto che “non ci sono soldi”, è un abuso e deve essere combattuto.
In questi ultimi giorni, il regista ed attore Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, è sceso in campo contro il governatore siciliano Crocetta per pretendere l’assistenza alla persone con disabilità, dopo diversi mesi di inerzia del governo regionale. Pif ha espresso tutta la rabbia dei cittadini siciliani con una forza ed una lucidità, che deve essere di esempio per tutti. Raramente mi è capitato di vedere esponenti del mondo dello spettacolo o della cultura vicini ad una causa così giusta e così delicata. Pif ha capito che il vero sforzo è quello della battaglia per i diritti e non della beneficenza fine a se stessa.
Quando il governatore Crocetta gli ha proposto, dopo la richiesta di un incontro per risolvere la problematica, di incontrarsi nel pomeriggio, Pif gli ha urlato, in una telefonata pubblica che consiglio a tutti di vedere, “oggi pomeriggio è troppo tardi!”. Già anche poche ore sono troppe, per aspettare un diritto insopprimibile.
Perciò, cari cittadini, è giunta l’ora di incazzarsi.

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