Lotta ad oltranza
9 Novembre 2015
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Lotta ad oltranza

Servi. Questa è una delle parole più usate nel corso del presidio svoltosi a Roma sotto il Ministero dello sviluppo economico il 14 ottobre, guidato dai comitati No Ombrina e Trivelle zero. Diversi i manifestati partiti dall’Abruzzo, Campania, Marche e pochissimi dal Molise. È stato un viaggio verso una protesta chiara e inequivocabile che voleva quantomeno rinviare la decisione definitiva di autorizzazione all’impianto in Adriatico denominato Ombrina. Il megaimpianto è costituito soprattutto da una enorme raffineria galleggiante a circa 3 chilometri dalla costa teatina, con degli effetti ambientali, economici e paesaggistici incontrovertibili. Nel silenzio dei comitati referendari per il no alle trivelle, voluto da dieci regioni d’Italia, il popolo si è mosso di buon mattino ed ha espresso tutta la propria rabbia contro la commissione che non ha voluto ascoltarci e farci entrare. All’ingresso un discreto numero di forze di polizia, così come ai due lati della strada, muniti di blindati. Al centro della via quasi 300 manifestanti: giovani, adulti e anziani agricoltori bene informati e molto attivi. Gridavamo “servi” perché il potere delle multinazionali del petrolio usa la politica, i tecnici, i dirigenti, foraggiandoli a certificare che la petrolizzazione è possibile e che la svendita dei territori è democratica, nonostante l’incompatibilità ambientale, sociale ed economica di un simile stravolgimento del territorio.
All’interno dei pullman il clima è gioioso e festoso perché la fiducia riposta è stata soddisfatta da un rinvio obbligatorio e conveniente, vista l’imponente ribellione di popolo. “La lotta paga!” È questa la certezza che mi porto nel cuore durante un viaggio di ritorno, sotto una pioggia incessante che, per fortuna, ci ha risparmiato durante il presidio.
Tante le considerazioni che si affollano nella mia mente. Una riguarda la scarsa partecipazione dei molisani al presidio, forse meno abituati dei cugini abruzzesi ad ingaggiare uno scontro diretto e persistente con i poteri forti. Gli abruzzesi che ho conosciuto sono davvero impareggiabili nella lotta, al pari di quei molisani protagonisti delle vere lotte che negli ultimi tempi ho seguito direttamente in Molise: per l’acqua pubblica, contro la grande stalla della Granarolo, contro le centrali a biomasse, contro l’eolico selvaggio, e contro la deleteria e inutile Turbogas. Queste lotte hanno forgiato un popolo. Le lotte, quando costruiscono coesione sociale e “comunità” sono vere lotte!
Esse sono quelle in cui credo realmente ed è per quello che ho voluto, con la mia partecipazione diretta a Roma, fare questo bagno di energia pura, di sorrisi, di incoraggiamento reciproco. In questo “riprendersi la parola e lo spazio democratico” da parte del popolo ed in questa diretta partecipazione vedo le difese immunitarie più importanti contro la devastazione dell’ambiente e dei diritti sociali, per la ricostruzione di una comunità politica, base della democrazia ad alta intensità.
L’altra considerazione, che si è affacciata alla mia mente mentre lottavo con gli abruzzesi, riguardava il paventato progetto di riforma delle regioni. Ora si parlerà di frammentazione e di accorpamento con altre regioni e credo in tutta onestà che ce lo meritiamo, visto il basso livello di sistema politico, comune per la verità ad altre regioni, espresso da un sistema clientelare alimentato da molti. Certo, forse i politici locali si ergeranno a paladini del Molise e sicuramente sapranno conquistarsi la fiducia di un popolo stanco, ma eviteranno forse solo la frammentazione e non l’accorpamento ad altra regione, probabilmente proprio con l’Abruzzo. Non mi dispiacerebbe, anche se riconosco che Campobasso perderà molto e pagherà un prezzo altissimo perché nel tempo ha pensato a forgiarsi dentro lo spezzatino della politica piccola piccola che i nostri rappresentanti hanno saputo esprimere.
Ed allora, penso che a breve diventerà inutile parlare solo di Molise. Uscire, in ogni caso, dal nostro provincialismo campobassocentrico ci farà bene, il nostro territorio di riferimento sarà più ampio e non avrà lo stesso significato. Per la natura non è mai esistito un confine, che è solo amministrativo, ma non storico e culturale. Con questo voglio dire che difendere il Molise così com’è non ha molto significato e che qualunque spazio di riferimento democratico popolare vorremmo creare non potrà più basarsi solo sull’attuale regione. Dovremmo unirci ad altre regioni soprattutto per la lotta contro quelle dinamiche ambientali ed economiche che ci attraversano, ma che ci uniscono ad altri popoli apparentemente lontani, ma, in realtà, molto più vicini di quello che pensiamo.☺

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