luce nella polvere
7 Maggio 2017
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luce nella polvere

Si son presi il nostro cuore, sotto una coperta scura. Sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura”. La terra ha tremato ancora, inesorabile. Ha inghiottito sogni e speranze, ha distrutto in pochi attimi fatiche di una vita intera e sepolto ricordi, implacabile. Davanti al terribile dramma della gente comune, che in pochi secondi ha visto la propria vita spezzarsi come un filo sottile, andava già in onda la litania del paese dal grande cuore e dal piccolo cervello. Ho riascoltato parole sentite già troppe volte, come un remake surreale di un film già visto in diverse occasioni: “non sarete lasciati soli, bisogna investire sulla prevenzione, la ricostruzione non sarà una farsa”. Eppure nulla è più reale del dolore di una madre che perde un figlio, del senso di vuoto di un ragazzo che perde i genitori, dello smarrimento di vedere i ricordi di una vita sbriciolarsi e venire inghiottiti nella polvere.

La verità amara è che non sappiamo proteggerci l’un l’altro. Le parole, prive di riscontri, sono vuote come case pericolanti. Sono trascorsi 14 anni dal terremoto del Molise e 7 anni dal terremoto dell’Aquila e nulla è cambiato. Ci ritroviamo a guardare scuole cadere giù come castelli di carta, ospedali ed alberghi inagibili e dietro tutto questo ci sono vite, storie di amore, amicizia, e tutto quanto fa parte del nostro quotidiano di uomini. Ci rendiamo conto di quanto sia fragile la nostra condizione e di quanto abbiamo bisogno di proteggerci gli uni con gli altri.

Abbiamo bisogno di restare umani. Restare umani, quando il mondo attorno a noi crolla. Così come le mani dei soccorritori scansano le pietre per cercare di restituire luce a chi è sepolto nel buio, così dobbiamo scansare tutto quello che minaccia i cittadini più fragili.

* * *

Nel silenzio pressoché generale, il 12 agosto ha chiuso i battenti a Termoli l’ex centro di riabilitazione Padre Pio, che per 41 anni si è occupato di restituire la luce alle persone con disabilità del circondario di Termoli ed alle loro famiglie. L’amministrazione comunale di Termoli, troppo impegnata a convincere i cittadini della necessità di trapanare il centro storico con un inutile tunnel, non si è neanche resa conto che la città ha perso un altro fondamentale servizio. Ora le persone con disabilità dovranno litigarsi gli spazi di terapia nell’unico centro di riabilitazione rimasto, oppure emigrare a Larino, Montenero di Bisaccia o Santa Croce. Per le famiglie termolesi è un disagio che si aggiunge alla scarsità di servizi che la città offre per i cittadini con disabilità. Sembra che a Termoli contino più le automobili delle persone!

Negli anni in cui ho frequentato il centro ho visto tanti bambini sbocciare come fiori, ognuno secondo le proprie capacità. Un processo di crescita che è costato lacrime e fatica, e costanti sacrifici. Non abbiamo saputo proteggere i nostri bambini. Il silenzio delle istituzioni che avrebbero dovuto proteggerci contro le logiche affariste dei privati, pesa come un macigno ed è a dir poco imbarazzante. Ho davvero paura per la mia città, che dimentica i bambini ed i più fragili. Non mi stancherò mai di ripetere che il grado di civiltà di una società si misura dal modo in cui si sa prendere cura dei cittadini più fragili. Non dobbiamo avere paura di affermare che le nostre istituzioni sono pressoché occupate da incivili.

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Incivile è chi dimentica, chi lucra sulle tragedie. Incivile è chi parla di Pil davanti ai morti, chi aizza una guerra tra terremotati e migranti. Il progresso si fonda sull’inclusione, sull’accoglienza, sulla protezione dei più fragili. L’Italia che scava, che cerca la salvezza nella polvere, è l’Italia che meritiamo. ☺

 

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