L’ultimo osso
31 Gennaio 2014
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L’ultimo osso

Si continua, senza ritegno, a predicare bene e razzolare male. Il provvedimento che modifica il nuovo statuto regionale non ancora promulgato, nonostante sia passato più di un anno dalla sua approvazione, è stato licenziato dalla commissione e trasmesso al consiglio regionale perché diventi legge. Non ci sono i soldi per la ricostruzione post sisma e neanche per pagare gli stipendi al personale della protezione civile che lavora lì da anni, eppure per risolvere i problemi della politica non si bada a spese. Si sono trovati per i poveri consiglieri regionali non rieletti, quando tutti gli impiegati dello Stato in pensione sono costretti ad aspettare anni per percepire la loro liquidazione; si trovano per pagare il quinto assessore, la sua segreteria, la sua autovettura di servizio. A proposito, nella sede della regione, in via XXIV Maggio a Campobasso, c’è una tabella con su scritto “Associazione degli ex Consiglieri Regionali” e, anche in questo caso, si  sono trovati i soldi per questa utilissima associazione di vecchi signori che avrebbero il compito di supportare i loro colleghi in servizio nella preparazione di proposte di legge e provvedimenti importanti per la vita del consiglio regionale. In realtà stanno lì a fare la guardia ai loro vitalizi.

Siamo il paese della “Grande Bellezza”, sciupata, e nessuno può chiamarsi fuori. Stiamo spolpando l’ultimo osso di quella grande vacca che si chiama Italia e lo facciamo imponendo lacrime e sangue a chi non ne ha più. Senza vergogna alcuna si camuffa l’interesse personale con l’impegno civile e politico verso i senza diritti ma non è vero; restano ancora lì, nel palazzo, soltanto per raschiare il barile. Per averne le prove basta osservare i parlamentari nostrani fare a gara, nelle inutili e insignificanti conferenze stampa che convocano con frequenza giornaliera allo scopo di attribuirsi il merito di operazioni che stanno solo nella loro fantasia o addirittura di annunciare imminenti finanziamenti che non arrivano mai. E così, tra una bufala e l’altra, al problema dei terremotati, che continuano a vivere nelle baracche di legno, oggi si aggiunge anche quello di un esercito di disoccupati, quelli della protezione civile, che hanno avuto solo la colpa di incontrare prima Iorio e poi Frattura. Il primo perché ha fatto credere a loro e ai molisani, con la complicità di qualche ministro, di avere in tasca centinaia di milioni di euro da spendere per terremoto, autostrade ed altro. Soldi che alla prova dei fatti si sono rivelati essere solo chiacchiere da campagna elettorale. Il secondo perché, incantato dalla genialità del suo predecessore, continua a dirci che quei soldi arriveranno a giorni nelle casse della regione, ottenendo, per queste improbabili dichiarazioni prive di riscontro, il plauso, un giorno dal presidente dell’ACEM e l’altro dal presidente degli industriali molisani, l’unico falco ad essersi accorto che l’amministrazione regionale ha cambiato passo.

Il presidente Natale, infatti, in un’intervista rilasciata alla mordace stampa molisana, oltre che a lodare l’attuale governatore per l’andatura, lo ha invitato a cedere definitivamente le quote dello Zuccherificio e a sostenere i progetti di ampliamento dello stabilimento molisano della multinazionale della chimica, insieme a quello proposto dall’azienda romagnola che ha deciso di portare le sue vacche in vacanza in quel di San Martino in Pensilis. Non saranno i tratturi e nemmeno i prodotti della gastronomia molisana, come dice il giovane presidente, a risolvere i problemi economici del Molise, ma il piscio di vacca e i prodotti chimici, caldeggiati da lui e da qualche politico senza scrupoli, contribuiranno, con assoluta certezza, a creare un paese di merda. Anche in questa occasione prendiamo atto che il presidente degli industriali molisani dimostra di non credere nella capacità imprenditoriale locale dei suoi colleghi che lo hanno voluto alla guida della loro associazione; quando si deciderà a farlo gli faremo volentieri un applauso.

Caro presidente, non vorremmo sostituirci al suo ufficio stampa ma, siccome le vogliamo bene, vorremmo informarla, visto che altri non lo hanno fatto fino ad oggi, che Garibaldi è morto, lo Zuccherificio del Molise è in coma irreversibile – vedi concordato preventivo del Tribunale di Larino – GAM e Ittierre sono inesorabilmente sulla via del tramonto. Se la notizia dovesse risultarle incredibile, chieda conferma direttamente al governatore, suo amico, che pare si stia appunto occupando della tumulazione delle tre aziende molisane.

È già da tanto tempo, troppo per la verità, che si chiede a chi non ha più nulla da offrire, di versare anche il sangue. Lo si è chiesto a chi scappa dalle guerre e lo si chiede a chi scappa dalla fame, nonostante questi disgraziati abbiano generosamente pagato il biglietto per morire nel mare nostro. Lo si è chiesto a chi, per portare il pane a casa, ha scambiato, con immenso senso del dovere, la propria vita con il lavoro; lo si chiede ogni giorno alle giovani generazioni, dopo aver distrutto loro futuro e speranza. Esimio presidente, questa gente non è più disponibili ad assecondare lei e il suo mondo. Non si limiti solo ad esprimere solidarietà verso chi perde il posto di lavoro ma faccia qualcosa perché anche lei, come e più degli altri, non è esente da responsabilità in questa valle di lacrime.☺

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