L’uomo politico
3 Maggio 2014
0 comments
Share

L’uomo politico

Il 25 maggio siamo chiamati alle urne per il rinnovo del parlamento europeo che, forse, avvertiamo infinitamente lontano e dunque privo di interesse per la nostra vita quotidiana, e, in molte realtà, per il rinnovo dei consigli comunali verso i quali, all’ opposto, a causa delle persone candidate, conosciute fin troppo bene, siamo magari in serio imbarazzo. La tentazione dell’ indifferenza fino all’astensione può diventare forte, però non ci sottrarremo neppure questa volta all’impegno della scelta oculata, spesso attestatasi in passato purtroppo sul meno peggio. Coloro che nonostante tutto avvertono un rigetto viscerale per la politica possono utilmente leggersi l’analfabeta politico di Brecht.

È in atto uno strano paradosso: da una parte c’è la corsa all’ accaparramento di una candidatura più o meno sicura, non importa in quale formazione e per quale schieramento; dall’altra c’è disistima generalizzata fino al disprezzo per i professionisti della politica, la famigerata casta, complici i privilegi a cui non rinunciano neppure sotto tortura e l’uso facile del denaro per il proprio tornaconto. Sta per aprirsi anche nel Molise il vaso di Pandora dei rimborsi dei consiglieri regionali. Anche se siamo abituati a tutto, stando alle avvisaglie, riusciranno a stupirci almeno in questo, vista l’assenza concettuale e programmatica sul piano amministrativo.

Ai candidati che si accingono a chiedere la nostra fiducia per la prima volta, ma anche a quelli navigati e per questo forse meno ricettivi, vorrei ricordare, con una frase lapidaria di Rubem Alves che “di tutte le vocazioni la politica è la più nobile, di tutte le professioni è la più vile”. Vi ringrazio anzitutto per la disponibilità all’impegno a favore della comunità. Abbiamo bisogno di persone appassionate del sociale, che sappiano farsi carico dei problemi della gente. L’amore politico nonviolento, dice R. Mancini al quale sono debitore di diversi spunti, è non limitarsi a vedere il proprio interesse privato, informarsi con cura circa i fatti politici, orientarsi criticamente, ascoltare gli oppressi, prendere la parola per denunciare le iniquità, promuovere un pensiero dialogico, partecipare alla vita collettiva, agire per portare giustizia. Per coloro invece che a ogni tornata elettorale sono pronti a fare il salto della quaglia pur di garantirsi uno strapuntino è tale e tanta la disistima che non voglio sprecare neppure parole. E non mi si venga a blaterare di conversione perché chi salta sul carro del vincente è solo opportunista e dovrebbe avere la bontà di fare una cosa sacrosanta: mettersi da parte.

Tra le virtù che come candidati ostentate c’è anzitutto l’onestà, e, a guardare i rinvii a giudizio di parlamentari, di consiglieri regionali e di tanti amministratori, direi che non è poco; è però un presupposto non una dote. Occorrono competenze specifiche, perché se uno è onesto ma inetto è meglio che se ne stia a casa per non fare danni incalcolabili. I soggetti attivi in politica spesso non sono formati adeguatamente sul piano etico, umano, spirituale; prevalgono tipi narcisisti, prepotenti, ai limiti della patologia: personaggi più che persone. Benché apparentemente lontana, l’Europa deve essere il respiro di ogni persona che vuole servire la comunità, anche del più sperduto paese, naturalmente non per andare a comprare un appartamento a Bruxelles come ha fatto la regione Molise. I beceri localismi lasciamoli alla lega! Noi crediamo in una Europa solidale e perciò sosteniamo la proposta di Alexis Tsipras, candidato della sinistra alla presidenza della commissione europea. Tre scalpellini stavano sagomando una pietra; alla domanda sull’utilizzo finale del loro lavoro uno disse che serviva per un portale, un altro per una facciata, il terzo che stava lavorando alla costruzione della cattedrale. Stesso lavoro, prospettive abissalmente diverse.

“Se tutti accettano implicitamente che la politica sia ricerca e conquista di potere, va da sé che si adotterà qualsiasi metodo sia funzionale a questo scopo”. Nella logica di potenza chi si dà alla politica non può sottostare a limiti: di potere da accumulare per soggiogare; di tempo perché deve durare; di criteri morali perché avrebbe le mani legate. Qualunque limite è semplicemente subìto in attesa di poterlo aggirare e riaffermare la sua onnipotenza. Cetto La Qualunque esprime fin troppo bene la tracotanza che alberga in chi vive la politica come professione. È necessario non rimanere succubi dell’economia perché nel nome dell’economia si sacrificano persone e progetti, dimenticando che questa non è un assoluto ma può e deve essere al servizio della vita. Una politica seria, diceva Gandhi, parte dai bisogni degli ultimi perché governare è attenzione alle persone, soprattutto se in difficoltà. Chi vede l’ultimo vede tutti. Nelle nostre comunità l’attenzione prioritaria spesso non è data alle persone e ai loro bisogni, altrimenti non si agirebbe per campanilismi. È tempo di relazionarsi tra comuni, di consorziarsi, di fare fronte comune, di diminuire le spese e migliorare i servizi anche attraverso l’accorpamento. Quante opere pubbliche nascono morte, cioè inservibili anche quando vengono portate a termine. Si dilapida il patrimonio senza sortirne vantaggi collettivi, al massimo per tornaconti personali. Una politica asservita non sarà mai una politica di servizio.

Candidandovi vi assumete una bella responsabilità. Se perseguite il bene della polis non siete soli, c’è tanta gente comune come noi pronta ad impegnarsi al vostro fianco per costruire una società a misura d’uomo. Diversamente ci troveremo a lottare anche contro di voi! ☺

 

eoc

eoc