mantidi    di Angela Damiano
30 Dicembre 2011
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mantidi di Angela Damiano

 

Mentre rileggevo uno dei primi capitoli di un vecchio libro, “I costumi degli insetti” di J. H. Fabre, alcune parole dell’autore, non so spiegarvi come e perché, mi hanno catapultato indietro nel tempo. La mia mente è ritornata ad un sabato di una fredda sera di dicembre di circa 16 anni fa quando, da un libro lasciato aperto su di uno scaffale di un supermercato, venni letteralmente ipnotizzata dalla bellezza di un’animale, evidenziata da una spettacolare foto scattata a pochi centimetri di distanza. Mi trovavo ancora così, immersa nei miei pensieri, quando dalle mie spalle sopraggiunse “u’ riavolucc”, così si chiama in dialetto”. Non fui molto sorpresa di sentire quella voce conosciuta lì, in quel momento. Devo infatti ammettere che non era la prima volta che, chi mi conosceva bene, mi “beccava” tra i libri poiché hanno da sempre avuto un’attrazione irresistibile. Ma fui davvero sorpresa da quelle parole e mi voltai incuriosita per saperne di più. L’imbarazzo di chi racconta i suoi ricordi a chi non è più un bambino spesso lega le parole, impedendogli di uscire ed essere udite, forse poiché crede che esse siano “da poco” oppure “sciocche”. In questo modo si chiudono le porte alla conoscenza di numerosi aneddoti, ricchezze culturali e tradizionali delle nostre terre e si impedisce così un modo semplice di tramandare alle generazioni future un vero patrimonio di vissuto che, troppo spesso, cade nel dimenticatoio. Accade però che piccoli racconti vengano custoditi nella mente e nel cuore di chi li ha ascoltati e che abbia voglia di raccontarli nel momento in cui ha la fortuna di ricordali. Quella sera mio nonno non riuscì a vincere il suo imbarazzo, forse credendo che le sue parole potessero venire in qualche modo giudicate o derise da qualcuno, così mi disse solo poche e brevi frasi a “giustificazione” dell’appellativo di “Diavolo/diavoletto” e concluse in un modo netto e chiaro, che lasciava intendere che non desiderava alcuna obiezione, esclamando “e poi perché è davvero brutto”. Chi quella sera ha ascoltato le sue parole poteva ritenerle semplici superstizioni o leggende di campagna ma io so,  invece, che erano intrise di una realtà dettata dall’osservazione anche se, ad un orecchio superficiale, poteva essere giunto solo il polveroso strato di anni e anni di interpretazioni e di trasformazioni dovute al passaggio da persona a persona. Posso dire con certezza che mio nonno mi aveva inconsapevolmente raccontato le strategie evolutive e il comportamento di ciò che accomuna tutte le specie appartenenti all’ordine delle Mantodea che vivono in Italia e soprattutto aveva fugato i miei dubbi sulla presenza, in Molise, di una specie che ben presto incontrai personalmente in diversi luoghi della nostra provincia. Ma quali sono queste “giustificazioni? Ebbene ve ne racconterò alcune:

– la diabolica capacità di “prendere vita”o “nascere” improvvisamente da un filo d’erba verde o da sterpi non è affatto frutto della fantasia e di poteri magici ma non è altro che la straordinaria abilità mimetica delle mantidi. Grazie ai loro colori, alla capacità di restare immobili per lungo tempo e ai loro movimenti, a volte oscillanti come erbe mosse dal vento, riescono a sembrare esseri viventi appartenenti al regno vegetale senza nessuna difficoltà. Ma l’inganno non è rivolto a noi ma bensì alle loro prede che restano così del tutto ignare sul pericolo che corrono nell’avvicinarsi troppo a questo abile predatore.

– chi viene guardato da lei si ammala o cade in disgrazia. Si tratta di una credenza antichissima. Il filosofo greco Aristarco (310 a.c.- 230 a.c) attribuiva al suo sguardo il potere di essere  fonte di sciagura e, a Roma, si usava dire “la mantide ti ha guardato” quando qualcuno si ammalava. Ma cosa potrebbe aver originato queste credenze negative? Il naturalista J. H. Fabre, nei primi del ‘900, scrisse “unica tra gli insetti, la mantide è capace di volgere lo sguardo; essa ferma l’occhio e osserva” poiché “la testolina può girare, quasi fosse su un perno, sporgersi, drizzarsi” e ancora “si direbbe addirittura che abbia una fisionomia”. Queste poche frasi raccontano l’unicità di questo insetto e ci illuminano su quali siano state le cause che hanno scatenato la fantasia e alimentato superstizioni e credenze. Il suo antropomorfismo è stato quindi la chiave che ha aperto alle interpretazioni più fantasiose sul suo comportamento e sulla sua origine.

Con le 2000 specie conosciute al mondo, le appartenenti all’ordine dei Mantodea, hanno assunto un ruolo simbolico, a volte positivo e a volte negativo, in molte e diverse culture. Tramandate oralmente, queste storie possono far sorridere o terrorizzare chi le ascolta ma non possono fare a meno di destare il fascino per le caratteristiche davvero uniche di questo straordinario insetto. ☺

crfs.casacalenda@lipu.it

 

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