Mare e colline del molise
6 Maggio 2021
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Mare e colline del molise

Un paio di mesi addietro, mi sono incontrato con l’amico Giovanni Di Stasi, il quale mi ha parlato di un’iniziativa che gli stava a cuore e alla quale mi ha chiesto di dare supporto. Vinto lo scetticismo iniziale, i suoi argomenti non solo mi hanno convinto, ma addirittura mi hanno affascinato, tanto più che poneva quella che ai nostri giorni è la questione delle questioni: il clima, la tutela dell’ambiente, la necessità di operare per la tutela di questo e per la sua sostenibilità.

Ha posto alla mia attenzione il dato che il mare non può vivere senza i pescatori e i pescatori non possono vivere senza il mare e senza il pescato, un intreccio di realtà che dalla tutela dell’ambiente toccano persone, quelle legate al mondo della pesca, e le difficoltà in cui questo versa.

Entrambi abbiamo stigmatizzato negativamente i contenuti del Recovery Plan predisposto dal governo italiano che non ha previsto nulla in questa direzione, come se da Noi il mare non ci fosse, come fossimo la Svizzera, nonostante quasi l’intera superficie della penisola sia avvolta dall’azzurro del mare. Abbiamo convenuto che uno sviluppo, che non ha il senso del limite, ma solo quello del profitto per il profitto, ci porterà a diventare predatori… senza prede. Dal mare si pesca ormai più plastica che pesce. È necessario far tornare il mare ad essere quello della nostra infanzia, ad essere “normale”, ad essere “naturale”.

Il pescato al pari degli altri prodotti dell’agroalimentare ha bisogno di una narrazione capace di coinvolgere il consumatore, come pure di una modernizzazione della sua vendita. Si impone la necessità di aprire ad una convivialità più ampia con il mare come tavola comune, inserendo anche i cibi prodotti dall’attività agricola, ormai pure essa abbandonata da anni dalla politica e dalla governance. Il mare starà bene fino a quando ci saranno i pescatori e i pescatori staranno bene con il mare pulito e i pesci, così come la terra starà bene fino a quando ci saranno i coltivatori e i coltivatori staranno bene fino a quando ci sarà suolo fertile e biodiversità. Se mare e terra staranno bene, ne beneficerà il clima, ne beneficerà l’ambiente.

È questa la ragione dei distretti biologici. Si pensi a quello di Valle Amerina e delle Forre nella Tuscia, presieduto dall’ultimo molisano, che ha avuto responsabilità di governo, Famiano Crucianelli, già sottosegretario agli Esteri nel secondo governo Prodi. Sabato mattina 17 aprile, si sono riuniti virtualmente in assemblea i 23 soci costituenti l’Associazione Biodistretto della Pesca, Mare e Colline del Molise, per dar corpo all’associazione.

Il Distretto, appena costituito, mette al centro dell’interesse due peculiarità della nostra terra: il mare e l’entroterra, l’azzurro e il verde, un unicum a livello nazionale, una sfida che parte dal basso Molise con uno strumento importante che ha tutto per fare belle e buone cose, per un territorio che ha bisogno di iniziative capaci di farne conoscere valori e risorse: il mare, con il suo pescato, e le dolci colline che lo accolgono e lo proteggono, con il cibo prodotto da un’agricoltura destinata ad essere sempre più biologica, e, come tale, in grado di evitare di continuare a consegnare al mare i disastri di un’agricoltura industriale che pensa solo alla quantità e non alla qualità.

Uno strumento che vuole essere premessa di sviluppo della sostenibilità ambientale, tutela della biodiversità, della conservazione dei fondali e del suolo agricolo, delle tradizioni legate alla tavola e all’ospitalità. Il pescato e i prodotti dell’agricoltura, con la qualità espressa dai rispettivi territori, renderanno il Distretto una vera e propria comunità del cibo: pescato dell’Adriatico, olio extravergine di oliva, vini, prodotti ortofrutticoli, peculiarità che valorizzate nel loro insieme possono costituire, per il basso Molise, un cambio di marcia e far fare alla natura e alla gente un salto di qualità.☺

 

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